Archivi tag: Impatti climatici

Progresso o regresso?

si chiama Xingu, ma non è cinese

Il Brasile è una delle cosiddette potenze emergenti, ma sta pagando il suo sviluppo economico a due cifre al prezzo di grandi distruzioni. Un esempio è la diga di Belo Monte, in costruzione sul fiume Xingu, uno dei più importanti nel bacino del Rio delle Amazzoni. Il sito del Guardian pubblica un’impressionante galleria di immagini riprese dall’aereo che dimostrano le devastazioni in corso. Nel caso vi sorga l’obiezione che in fondo si tratta di idroelettrico, quindi un modo rinnovabile e pulito di produrre energia, migliore delle energie fossili, ricordate che numerosi studi indicano come in ambienti tropicali i bacini artificiali costituiti sbarrando il corso dei fiumi siano fonte di grosse emissioni di metano, un gas serra 25 volte più potente della CO2. La principale fonte di metano è la vegetazione sommersa e in putrefazione all’interno del bacino artificiale. Le quantità emesse sono piuttosto impressionanti, pari a circa un quarto di tutto il metano emesso in atmosfera ad opera dell’uomo (le altre fonti sono risaie, bovini e altri ruminanti allevati, fughe di gas dalle miniere e dai gasdotti). Non è proprio una buona pubblicità per i brasiliani, ora che siamo prossimi alla conferenza mondiale Rio+20.

 

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Africa del sud, Europa del Nord

troppa acqua, poco pane

Danni gravissimi e oltre cento morti in Sud Africa, con sette province su nove interessate da inondazioni. Tutta la zona meridionale del continente più povero del mondo è sotto tiro, Mozambico, Madagascar, Botswana, Namibia, Zimbabwe e Zambia i paesi più a rischio. E’ la Niña che continua a imperversare nel pieno dell’estate australe dopo aver colpito duramente in Australia, Filippine, Tailandia, Sri Lanka e Brasile. Ne parla il Guardian, che presenta anche un’impressionante galleria fotografica di eventi calamitosi avvenuti di recente, inclusi quelli in nord Europa, a seguito del brusco rialzo termico con scioglimento delle nevi e forti piogge.

Temperatura di bulbo bagnato

...meglio fresco...

Per procurarsi un cocomero o un melone fresco senza disporre di un frigo basta coprirlo con un panno bagnato e lasciarlo riposare all’ombra per un po’: nel giro di un’oretta il frutto si porta qualche grado sotto la temperatura ambiente, abbastanza da farne apprezzare la freschezza, specie se fa molto caldo. Attenzione però a non lasciare asciugare il panno, che altrimenti il cocomero torna caldo come prima. Come funziona questo trucchetto da boy scout? Tutto dipende dall’evaporazione dell’acqua dal panno, ogni grammo evaporato sottrae calore al frutto, che si raffredda fino a raggiungere una temperatura un po’ più bassa di quella ambiente, che i meteorologi chiamano temperatura di bulbo bagnato (Tbb). Il trucco funziona tanto meglio quanto più è secca l’aria. Se l’aria è satura (umidità al 100%) invece non funziona per niente, perchè il panno non evapora. Cosa ci azzecca tutta questa storiella con il clima? Ci azzecca e come, direbbe Di Pietro, perché anche la nostra capacità di sopportare il caldo dipende dalla possibilità di traspirare, e in ultima analisi dal valore della Tbb. I biometeorologi hanno appurato che un essere umano sano e adulto, se lasciato per qualche ora in condizioni di Tbb pari o maggiori di 35 gradi ci lascia la penne. Se il personaggio in questione poi è un bambino, un malato o un anziano il decesso sopravviene anche a Tbb più bassa. Ora il nostro pianeta praticamente non supera mai la Tbb di 31 gradi, nei pochi casi in cui questo valore viene oltrepassato le persone muoiono in massa, ne abbiamo parlato con riferimento ai recenti casi russo e indiano, ma successe anche in Europa occidentale nell’estate del 2003. Perchè non si supera quasi mai questa soglia? Perchè quando fa molto caldo e umido si innescano dei temporali di dimensioni più o meno grandi a seconda delle zone dove si scatenano. Questi temporali agiscono un po’ da termostato e provvedono a rinfrescare l’aria, trascinando al suolo aria fredda dagli strati più alti dell’atmosfera. Studi recenti hanno però evidenziato che, se il riscaldamento del pianeta dovesse proseguire al ritmo attuale, anche l’umidità salirebbe, l’innesco dei temporali diventerebbe di conseguenza più difficile e la Tbb potrebbe portarsi oltre i fatidici 35 gradi sempre più di frequente, con le conseguenze che potete immaginare. Una di quelle più temute dagli analisti è che zone sempre più ampie della Terra diventino inabitabili, con i flussi migratori che ne deriverebbero. Una mamma che vede il suo bimbo avvicinare la mano al fuoco lo ferma prima che sia troppo tardi, l’umanità è come quel bimbo, scherza col fuoco, quella che non si vede in giro però è la mamma…

La strage russa

...caldo da morire...

Sembra incredibile ma io l’ho letto sull’autorevole Le Monde il quale ha ripreso fonti statistiche ufficiali: il caldo anomalo dell’estate scorsa ha fatto fuori 55mila persone in Russia, di cui quasi undicimila nella capitale Mosca. Come dire tutti gli abitanti di Siena spazzati via in due mesi. Questo dato risulta dalla differenza tra i decessi di luglio-agosto 2009 e quelli dello stesso periodo di quest’anno. Torna alla memoria l’estate del 2003, quando i morti di caldo furono 50mila in Europa occidentale, di cui oltre 20mila solo in Italia. Questo disastro umano si somma ai danni diretti e indiretti provocati dal caldo e dalla siccità: incendi boschivi, distruzione di case e villaggi, perdita di raccolti, costi economici ingentissimi. E si somma al grave spopolamento di cui soffre in generale il grande paese, che dal 1989, quando si è liberato dal regime sovietico, ha perduto cinque milioni di abitanti.

Clima e spaghetti

...un numero da imparare a memoria...

Il prossimo 10 ottobre 2010 (10/10/10!) si celebra una giornata internazionale di festa e di azione climatica organizzata da 350.org, il sito che lo scrittore ambientalista Bill MacKibben ha messo in piedi per ricordarci quale dovrebbe essere, secondo un importante gruppo di scienziati del clima, il livello atmosferico dell’anidride carbonica: non più di trecentocinquanta parti per milione, e non le attuali 390 (che oltretutto aumentano ogni anno di quasi due punti). L’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera è dovuto come ben sapete alla continua e crescente combustione di carbone, petrolio, gas naturale e altre sostanze organiche da parte dell’umanità, almeno di quella parte di umanità che definiamo industrializzata. La capacità di assorbimento della natura è stata ampiamente superata e il gas si accumula in aria, con le conseguenze che stiamo osservando da anni: aumento delle temperature, scioglimento dei ghiacci, disastri climatici. L’unica strada possibile per impedire che le tendenze attuali dell’effetto serra ci portino alla catastrofe finale della civiltà consiste nel diminuire drasticamente i consumi di energia fossile. Cosa fare allora il 10 ottobre (una domenica)? Siccome la disponibilità di cibo è minacciata dal cambiamento climatico, gli incendi della Russia e le alluvioni del Pakistan stanno lì a dimostrarlo drammaticamente, e siccome siamo in Italia, mi viene in mente di organizzare una spaghettata, cioè discutere di clima e di anidride carbonica davanti a un buon piatto di pasta con tutti gli amici che vorranno farlo.  Volete aiutarmi?

Il clima sotto l’ombrellone

...e l'anno prossimo? e tra dieci?

La sbalorditiva sequenza di catastrofi climatiche (Russia, Pakistan, Cina, India Europa Centrale e più di recente Portogallo) che hanno avuto luogo in questo terribile agosto 2010 non ha eco sufficiente sui media nostrani, e gli italiani sotto l’ombrellone probabilmente discutono più di beghe politiche nazionali che di questi immensi disastri. Con l’eccezione di Giampiero Maracchi, intervistato brevemente e un po’ confusamente dal Corriere, e di Luca Mercalli, intervistato sul Sole24ore, meraviglia in particolare l’assenza di attribuzione almeno possibile di queste situazioni estreme al riscaldamento globale indotto dalla nostre emissioni di gas serra, e l’assenza di riflessioni giornalistiche sulle possibili prospettive a breve-medio termine. Diversa la situazione in Francia, dove almeno il quotidiano Liberation ha titolato con grande evidenza in questo senso la settimana scorsa. Sul blog Science2 gestito dal giornalista scientifico Sylvestre Huet vengono anche presentati in dettaglio i nuovi dati statistici globali relativi al luglio scorso e ai primi sette mesi del 2010, che lo pongono al momento come l’anno più caldo mai registrato dai termometri. Come si vede dal grafico che riproduciamo, da almeno trent’anni il pianeta si trova in una fase di preoccupante riscaldamento globale, le cui conseguenze non si limitano solo a regioni remote: come avevamo prospettato qualche giorno fa  l’annuncio di forti danni ai raccolti russi e pakistani sta già avendo degli effetti negativi sui prezzi del grano, già rapidamente saliti sui mercati globali. Lester Brown, direttore del Earth Policy Institute annuncia che le riserve mondiali di granaglie sono in calo, prossime ai minimi registrati nel 2007 prima del boom dei prezzi iniziato nel 2008. Clima e cibo, questioni vitali ma senz’altro meno appassionanti di un appartamento a Montecarlo…

Chi brucia, chi affoga

Questa estate 2010 in Italia la ricorderemo forse per la rottura tra il Pdl e Fini, in Russia di certo la ricorderanno a lungo per gli oltre 40 50 morti causati dagli estesissimi incendi di torbiere, foreste e campi coltivati intorno a Mosca (650mila ettari bruciati), seguiti ai record termici di luglio, mese che ha visto le temperature più alte mai registrate da quelle parti (fino a 38 gradi).

In Pakistan invece oltre mille persone hanno perso la vita (e oltre un milione i propri beni) a causa del più intenso monsone mai registrato a memoria d’uomo. Cosiderando che sia la Russia che il Pakistan sono due importanti granai mondiali e che moltissimi raccolti sono andati perduti non è difficile prevedere un impatto globale di queste tragedie sui prezzi e sulla disponibilità delle derrate alimentari, in un pianeta che si avvia a toccare i sette miliardi di abitanti entro la fine del prossimo anno. Caldo estremo e precipitazioni eccessive sono esattamente quanto prevedono i modelli climatici usati dall’Ipcc per avvertirci di piantarla di affumicare l’atmosfera. Sarà mica il caso di darci peso?