Cuocere a fuoco lento


...un caso esemplare?

Se uno fissa la lancetta dei minuti, è praticamente impossibile vederla muoversi, ma basta distrarsi un momento per scoprire che si è spostata, e magari si è fatto tardi. Una cosa simile accade con i figli, i genitori che li hanno intorno tutti i giorni non se ne accorgono, ma chi li vede ogni tanto appena entra in casa esclama “Dio, come sono cresciuti!”. È così anche col clima, giorno per giorno ci cuoce a fuoco lento e nessuno se ne accorge, distratti come siamo dalle oscillazioni quotidiane tra maltempo e bel sole, ma basta ripercorrere i dati degli ultimi decenni, come fanno i climatologi, per scoprire che la temperatura è cresciuta a velocità allarmante, per esempio un grado in vent’anni, come si può leggere nel recente atlante climatico della regione Emilia-Romagna. Cosa vuoi che sia un grado, direte voi, quando si può passare da zero a venti gradi nell’arco di un mattino primaverile… Invece se questo grado nel giro di altri vent’anni diventano due, è come se l’Emilia fosse climaticamente “scesa” a Roma (senza i vantaggi del ponentino), e se a fine secolo diventano cinque, ecco che l’Emilia è arrivata in Africa, e i nostri nipotini con lei. In sostanza la lancetta continua impercettibilmente a scivolare verso il caldo insopportabile, anche se noi terrestri parliamo d’altro, anzi proprio perché noi parliamo d’altro, invece di pensare a come staccare la spina all’orologio del cambiamento climatico che abbiamo inavvertitamente acceso, dando fuoco ogni giorno, come facciamo, a ben 85 milioni di barili di petrolio, a non so più quante navi di carbone e chilometri cubi di gas. Tutta colpa dei cinesi, si dice in giro, e nessuno riflette che ormai ogni cosa che compriamo qui da noi (dalle sorpresine Kinder fino ai computer come quello che uso per scrivere queste note) è fatta in Cina, su ordinazione occidentale. I cinesi non sono certo responsabili delle oltre 500 miliardi di tonnellate di CO2 scaricati in aria da noialtri prima che cominciasse il loro recente sviluppo industriale. Ma da sei mesi in Cina c’è una spaventosa siccità nelle zone normalmente più piovose del sud, e in Brasile sono cadute in qualche giorno sulle favelas di Rio piogge mai viste prima per quantità e periodo. Ma non tocca solo ai poveri: solo poche settimane fa, mentre eravamo distratti del terremoto cileno, i francesi hanno avuto oltre cinquanta morti e danni enormi sulla costa atlantica quando la tempesta Cinzia ha disfatto le dighe litoranee (foto) e portato l’Atlantico in casa alla gente che ci dormiva tranquilla. L’ondata di calore dell’estate 2003 ha fatto oltre 50mila morti in Europa, di cui 18mila da noi, nel ricco nord Italia, ricordate? Allora, è la fine del mondo? Non ancora, credo, ma se non ci svegliamo potrebbe diventarlo presto. Le soluzioni ci sono ma bisogna costringere la politica a mettere subito il problema in agenda, e questo possiamo farlo solo noi, se da cittadini isolati diventiamo opinione pubblica.

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