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La val Susa e il clima

alta velocità, alte emissioni

Ieri sera a Bologna gli studiosi Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani presentavano in un’affollata libreria la nuova edizione del loro “Energia per l’astronave Terra“, un testo benemerito che spiega moltissime cose sull’energia e sul clima, e che tutti dovrebbero leggere, in particolare chi si occupa di politica e pretende di amministrarci. Mentre si discuteva pacatamente di risparmio energetico, pannelli fotovoltaici e centrali atomiche, in un ospedale piemontese giaceva in coma un uomo folgorato. La corrente ad alto voltaggio lo aveva colpito mentre in cima a un traliccio protestava contro l’esproprio della sua terra da parte dello stato, che vuole costruire a tutti i costi una nuova galleria ferroviaria sotto le Alpi. Nessuno è in grado di dimostrare che questa galleria serva davvero, in una valle che di gallerie internazionali ne ha già altre due, una ferroviaria recentemente potenziata e sottoutilizzata, e una autostradale. Però la galleria s’ha da fare e se la popolazione si ribella, convinta di non voler sopportare altre opere faraoniche e assurde, giù botte. Ah, ma direte voi, allora ti contraddici, prima pretendi che si riduca drasticamente il trasporto su gomma a favore del ferro e poi solidarizzi con i ribelli? Non hai letto sui biglietti ferroviari che ogni viaggio in treno riduce le emissioni di gas serra rispetto allo stesso viaggio fatto con altri mezzi? Vero a metà. Per fare un viaggio in treno sulle nuove linee ad alta velocità prima le linee abbiamo dovuto costruirle, il che ha comportato enormi dispendi di materiali e di energia fossile. Alcune analisi scientifiche che tengono conto di queste emissioni dimostrano che viaggiare ad alta velocità fra Roma e Milano fa le stesse emissioni di un viaggio aereo, tenuto conto che le infrastrutture per gli aerei si riducono ai due aeroporti di decollo ed atterraggio, mentre il treno ha bisogno dei suoi 600 chilometri di massicciata, binari, traversine e linea elettrica. E di un’infinità di cemento nelle migliaia di ponti e viadotti generati dagli attraversamenti. Questo significa che non dobbiamo costruire più treni e passare tutti al volo? Naturalmente no, però dobbiamo considerare attentamente tutti i fattori prima di intraprendere qualsiasi opera di grandi dimensioni, non solo il parere delle lobby edilizie. In val Susa gli abitanti queste analisi le hanno fatte e la loro non è una lotta egoistica, ammesso che si possa così definire la lotta per non farsi portare via la terra. La questione val Susa ha a che fare con la protezione più generale dell’ambiente, del territorio e del clima e ci chiede una riflessione più profonda di quelle che sentiamo ripetere da giornalisti poco informati e magari a libro paga dei grossi interessi che si muovono dietro le “grandi opere”.

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Oui, je suis electrique!

ah, le francesi!

(Angelo Salsi, da Bruxelles)

Oggi ho provato per la prima volta una vettura elettrica, una Renault Fluence. Non si tratta dell’ennesima “concept car” che vediamo al salone di turno da decine di anni e che poi non arriva mai sul mercato. Si tratta di una vettura completamente elettrica regolarmente commercializzata. Ce ne sono altre sul mercato: Peugeot, Citroen, Nissan Leaf, e altre ancora sono annunciate.  La grande differenza è che Renault ti vende il guscio della Fluence ad un prezzo simile alla sua sorella diesel, mentre le batterie le noleggi per circa 80€ al mese. Le prestazioni sono perfette per una city car: 150 km di autonomia, 6 ore la ricarica a casa o 30 minuti con una stazione di ricarica rapida. Emissione durante l’uso zero e assenza d’inquinamento sonoro.
La prova: meglio di quanto avevo letto! Una ripresa da fare invidia a molte macchine sportive, a basse velocità non senti nulla, mentre oltre i 70 incominci a sentire un poco il rumore causato dal rotolamento delle ruote ed il fruscio dell’aria. In ogni condizione puoi comunque ascoltare Mozart a volume basso come a casa tua. Un comfort perfetto con tutti i gadget di qualsiasi altra vettura, ma niente tubo di scappamento! Una guida “zen”! Ti senti molto più rilassato e ti comporti di conseguenza per la strada: senza marce, senza rumore.
Perché questa descrizione quasi da Quattroruote? Perché quello che sembra ancora oggi un “esperimento” sta invece diventando realtà. Io, tu e tutti noi quando acquisteremo la prossima vettura sarà meglio che ci facciamo un pensierino a buttare nel cestino il nostro caro vecchio motore a combustione. Pensate alla vostra città in cui circolano solo vetture elettriche. Chiudete gli occhi e immaginatevi l’incrocio che vedete (o meglio sentite) tutti i giorni dalla finestra. Immaginate di essere il sindaco di Milano o Bologna e potervi permettere il lusso di non dover pensare alle polveri sospese ed alla chiusura al traffico.
Fate poi ancora un esercizio di fantasia ed immaginate il tetto del vostro condominio coperto da pannelli fotovoltaici e le colonnine di ricarica rapida a disposizione dei condomini che circolerebbero così “carbon free”.
Bene riaprite gli occhi e ditevi che tutto questo sarebbe possibile persino in Italia.
Dal canto mio vi posso garantire che a settembre di quest’anno appena uscirà la piccola city car elettrica di questa serie sarò tra i primi ad ordinarla, mandando in pensione la mia vecchia 4 cilindri, e subito dopo scatterà il piano B, con i pannelli fotovoltaici sul tetto.
E per quelli che pensano che questa soluzione sia buona solo per andare a fare la spesa la risposta è già stata pensata: in un primo tempo la casa automobilistica fornirà ad un prezzo stracciato una vettura tradizionale a noleggio per quei (generalmente pochi) lunghi viaggi e poi ci saranno dei sistemi di scambio delle batterie per strada che in tre minuti  rimpiazzano la batteria scarica con quella carica. Lo stesso tempo e fatica che per fare il pieno.
Spero di avervi incuriosito o almeno di avervi fatto sognare per un attimo.

Il bus più lento di Bologna

...i fisici questo lo chiamano moto browniano...

Prendiamo il caso di una facoltà di agraria di una famosa università, quella di Bologna, e mettiamoci nei panni di chi la frequenta, professori, ricercatori, studenti, visitatori.

Questa facoltà sta in periferia, una zona di recente e ancora incompleta cementificazione, di fianco al Caab (centro agroalimentare, quello che una volta si chiamava mercato generale), di fronte al centro commerciale Meraville (Decathlon, Leroy Merlin ecc.), a nord dell’ormai antico quartiere Pilastro (che tra l’altro è molto vivibile, verdissimo e ben servito).

Proviamo a raggiungere questa facoltà perché vogliamo partecipare a un convegno scientifico, magari veniamo da Milano. Con il nuovo treno veloce ci abbiamo messo si e no un’ora a raggiungere la stazione ferroviaria e ci avviamo fiduciosi a prendere il bus, numero 35 (foto).

Dopo aver faticosamente raggiunto la zona fiera ecco che il 35 riparte in direzione della facoltà ma ahimè ogni volta che il grande edificio appare all’orizzonte ecco che il malefico mezzo pubblico si allontana dalla retta via e si fa un giretto in qualche quartiere residenziale.

Risultato, arrivare da Milano a Bologna un’ora, e da Bologna stazione ad agraria… quasi un’altra ora! Chiaro che fatta una volta un’esperienza simile il frequentatore regolare cosa fa? Ovvio, si mette in macchina! Infatti il posteggio della facoltà è strapieno di automobili, moltissimi sono gli studenti, e non solo fuori sede, che in facoltà ci vanno solo guidando il proprio mezzo.

Fino a qualche anno fa la facoltà se ne stava in centro in via Irnerio, posti macchina pochissimi e quasi tutti arrivavano chi in bici chi a piedi chi in bus. Con questa nuova sistemazione, ma soprattutto con questo pessimo servizio di trasporto, l’effetto ambientale è tremendo.

Il nuovo sindaco della città di Bologna Merola pare abbia dichiarato che vorrebbe vedere tutti in giro o a piedi o in bici o in bus, allora se questo è vero deve prendere per il bavero qualcuno all’Atc e imporre che almeno una volta su due il 35 faccia il giro diretto come fanno le auto e arrivi in facoltà dalla stazione in non più di 15 minuti, cioè diventi concorrenziale col mezzo privato.

Fare un’autostrada, disfare la Maremma

...che croce 'sto ministro, pardon, sindaco...

Da molti anni il sindaco di Orbetello, e incidentalmente ministro della Repubblica, Altero Matteoli combatte l’aspra battaglia per la realizzazione dell’autostrada tirrenica. Un nastro d’asfalto parallelo all’antica consolare romana, all’Aurelia tradizionale e alla super Aurelia a quattro corsie che già esistono tra Grosseto e il Lazio, in piena Maremma. Non combatte da solo però. Ha il completo sostegno della “rossa” regione Toscana, che evidentemente intravede buone possibilità di affari per le cooperative cementiere. C’è un solo ostacolo agli amorosi sensi autostradali tra destra e sinistra, e si chiama Tremonti, il quale ha bloccato il piano per motivi meramente finanziari: in pratica l’autostrada dovrebbe essere costruita dalla società SAT di Benetton, che avrebbe la gestione e gli incassi fino al 2046, anno nel quale la restituirebbe allo Stato per la modica cifra di 3,7 miliardi di euro cioè esattamente quanto dovrebbe costare la costruzione, anzi forse qualcosina in più. Questo rimborso finale ha fatto scattare il veto del Tesoro. Ora però, a parte le questioni finanziarie, a chi serve questa autostrada? Non è sufficiente sistemare l’Aurelia, allargandola e mettendola in sicurezza là dove serve, preservando gli splendidi paesaggi maremmani dalla cementificazione? Tirrenica maiala!

La destra inglese e l’ambiente

Cameron e Clegg a Downing street

Per fare il nuovo governo inglese i conservatori e i liberaldemocratici hanno steso un accordo programmatico, qui di seguito la parte ambientale.

Verrà costruita una rete elettrica intelligente e distribuiti contatori intelligenti. Verrà istituito il ritiro a pagamento della corrente autoprodotta e verranno riemessi i certificati verdi per le rinnovabili. Verrà promosso un grande recupero di energia dai rifiuti (digestione anaerobia). Verrà creata una banca per gli investimenti verdi. I risparmi nelle importazioni energetiche verranno destinati al miglioramento della produzione interna. Mantenimento dei certificati di efficienza energetica per gli immobili e abolizione degli altri documenti di compravendita. Misure di sostegno all’energia marina. Imposizione della cattura e stoccaggio della CO2 alle nuove centrali termelettriche a carbone. Costruzione di una rete ferroviaria ad alta velocità. Cancellazione della terza pista programmata per l’aeroporto di Heathrow. Rifiuto di fare nuove piste a Gatwick e Stansted (gli altri due aeroporti londinesi). Sostituzione della tassa per passeggero con quella per volo (scoraggia i voli semivuoti). Fissazione di un prezzo minimo per il carbonio e impegno per convincere la Ue ad attivare pienamente il mercato degli scambi di emissione ETS. Importazione e possesso di legname illegale diventeranno crimini. Promozione degli spazi e corridoi verdi per contrastare la perdita di habitat e di biodiversità. Rete nazionale per la ricarica di veicoli elettrici e ibridi. Investimenti per la cattura e stoccaggio del carbonio in quattro centrali termoelettriche a carbone, e impegno a ridurre del 10% le emissioni del settore pubblico entro 12 mesi. Ampliare lo spazio per le rinnovabili in base alle indicazioni del comitato nazionale sui cambiamenti climatici. Sul nucleare le posizioni sono diverse: i libdem sono contro qualunque nuova centrale mentre i conservatori sono favorevoli alla sostituzione delle vecchie attraverso un nuovo processo di autorizzazione e senza sovvenzioni pubbliche. La discussione sul punto è demandata al parlamento previa presentazione di un piano governativo, con l’accordo che i Libdem si asterranno e che sulla questione non si potrà porre la fiducia.

Treni e clima

Trattiamoli meglio...

Ha messo un piede sul binario e ce l’ha tenuto per un’ora, impedendo così al treno stracarico di pendolari di muoversi dalla stazione di Santa Margherita Ligure. Con questo gesto Maurizio Carnevali avrà senz’altro dei guai giudiziari (il reato si chiama interruzione di pubblico servizio) ma si è meritato la medaglia di eroe dei pendolari ferroviari. Bistrattati dal sistema morettiano, che punta tutto sulle Frecce Rosse dell’alta velocità e che li trascura colpevolmente, i pendolari ferroviari sono una categoria importante per la salvaguardia dell’ambiente e del clima. Assoggettandosi ogni giorno a ritardi e sovraffollamento prendono il treno, spesso in combinazione con la bicicletta, evitando così di usare l’auto privata e di inquinare l’aria per andare al lavoro. Dovrebbero quindi godere di un trattamento in guanti bianchi e  invece sono costretti dall’esasperazione a proteste clamorose come quella di giovedì scorso in Liguria. C’è qualcosa da cambiare al vertice FS.

Basta polveri in Val Padana

...è ora di fare un po' di pulizia...

Le voci polemiche che hanno accompagnato la chiusura di molte città del nord al traffico lo scorso 28 febbraio hanno parlato di inutilità o di azioni sporadiche e hanno invocato “provvedimenti strutturali“, senza peraltro spiegarli molto bene. Ma cosa c’è davvero da fare per combattere l’inquinamento da polveri nell’area padano-veneta e le migliaia di morti di tumore che provoca ogni anno ? Quelle che seguono sono le mie personali opinioni sulla questione espresse in modo schematico, per non tediare.

1) di polveri si muore, molto più che di incidenti stradali

Bisogna anzitutto comunicare chiaramente e con continuità alla popolazione quali sono le conseguenze sanitarie (ed economiche) dell’inquinamento atmosferico da polveri (almeno settemila morti l’anno nelle 13 principali aree urbane d’Italia secondo l’Oms, 200 morti l’anno nella sola provincia di Bologna secondo la locale Ausl) e quali sono le fonti che lo generano (essenzialmente i motori diesel, e solo in seconda battuta altri motori a scoppio, riscaldamenti, industrie e fuochi di legna).

2) fermare i motori diesel

Tutta l’area padano-veneta, per la sua conformazione geografica e per la pressione antropica dovuta all’alto numero di residenti, alle attività produttive e ai numerosi assi stradali e autostradali, e altre infrastrutture di trasporto persone e merci, soffre di un enorme emissione e ristagno di polveri da motori diesel, in particolare dovuti ai camion e furgoni, alle auto e da ultimo anche ad altri mezzi di trasporto quali le navi in Adriatico, autobus e treni a nafta (incredibile qui a Bologna l’uso continuato di simili mezzi da parte delle ferrovie regionali). L’intera area padana andrebbe in sostanza considerata come una vasta ZTL (zona a traffico limitato) nella quale provvedere alla rapida proibizione e sostituzione dei diesel con altri motori molto meno inquinanti.

3) incentivare l’elettrico (su ferro e strada) e in subordine il metano e gpl

I motori da utilizzare in Val Padana esistono già, sono quelli elettrici, caratterizzati dalla mancanza di emissioni di fumo (e bassissimi livelli di rumore, oltre che costi di gestione alla lunga vincenti). La diffusione dell’elettrico dovrebbe avvenire soprattutto nelle zone urbane, in primis ad opera di enti pubblici (ottimo l’esempio di Reggio Emilia che ha sostituito negli anni scorsi il parco veicoli comunale con mezzi elettrici a noleggio, peraltro con notevoli risparmi economici, dell’ordine di mille euro al giorno). Notevoli per tassisti e privati i vantaggi delle auto ibride (elettrico e benzina) che fanno pochissime polveri e battono quasi tutte le altre anche in termini di consumi.

3) incentivare sul serio la mobilità pedonale, ciclabile e pubblica (anche questa elettrica)

4) disincentivare il trasporto merci su gomma incentivando quello su ferro (e quello in bici nelle città)

5) diffondere la generazione fotovoltaica di massa su capannoni e posteggi, e soprattutto quella eolica sui monti e in mare (dove il vento non manca) e chiudere progressivamente le mostruose centrali termoelettriche che appestano l’aria dell’Italia del nord (e non solo quella).

Naturalmente tutti questi provvedimenti strutturali condurrebbero anche a una riduzione delle emissioni serra, non immediata ma nel giro di qualche anno, una volta ammortizzati gli effetti iniziali dovuti ai nuovi veicoli e sistemi. Si potrebbe andare avanti ancora ma mi fermo qui, in attesa di reazioni.