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Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (8)

butta il suv e monta in sella!

Energia senza carbonio: consumarne meno

Una cosa grave che capita con l’energia è che moltissima di quella prodotta bruciando combustibili fossili viene sprecata senza alcuna utilità. Un esempio clamoroso è quello dei motori a scoppio, che hanno un rendimento talmente basso da buttare via  tre quarti dell’energia contenuta nel carburante. Continua a leggere Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (8)

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Basta polveri in Val Padana

...è ora di fare un po' di pulizia...

Le voci polemiche che hanno accompagnato la chiusura di molte città del nord al traffico lo scorso 28 febbraio hanno parlato di inutilità o di azioni sporadiche e hanno invocato “provvedimenti strutturali“, senza peraltro spiegarli molto bene. Ma cosa c’è davvero da fare per combattere l’inquinamento da polveri nell’area padano-veneta e le migliaia di morti di tumore che provoca ogni anno ? Quelle che seguono sono le mie personali opinioni sulla questione espresse in modo schematico, per non tediare.

1) di polveri si muore, molto più che di incidenti stradali

Bisogna anzitutto comunicare chiaramente e con continuità alla popolazione quali sono le conseguenze sanitarie (ed economiche) dell’inquinamento atmosferico da polveri (almeno settemila morti l’anno nelle 13 principali aree urbane d’Italia secondo l’Oms, 200 morti l’anno nella sola provincia di Bologna secondo la locale Ausl) e quali sono le fonti che lo generano (essenzialmente i motori diesel, e solo in seconda battuta altri motori a scoppio, riscaldamenti, industrie e fuochi di legna).

2) fermare i motori diesel

Tutta l’area padano-veneta, per la sua conformazione geografica e per la pressione antropica dovuta all’alto numero di residenti, alle attività produttive e ai numerosi assi stradali e autostradali, e altre infrastrutture di trasporto persone e merci, soffre di un enorme emissione e ristagno di polveri da motori diesel, in particolare dovuti ai camion e furgoni, alle auto e da ultimo anche ad altri mezzi di trasporto quali le navi in Adriatico, autobus e treni a nafta (incredibile qui a Bologna l’uso continuato di simili mezzi da parte delle ferrovie regionali). L’intera area padana andrebbe in sostanza considerata come una vasta ZTL (zona a traffico limitato) nella quale provvedere alla rapida proibizione e sostituzione dei diesel con altri motori molto meno inquinanti.

3) incentivare l’elettrico (su ferro e strada) e in subordine il metano e gpl

I motori da utilizzare in Val Padana esistono già, sono quelli elettrici, caratterizzati dalla mancanza di emissioni di fumo (e bassissimi livelli di rumore, oltre che costi di gestione alla lunga vincenti). La diffusione dell’elettrico dovrebbe avvenire soprattutto nelle zone urbane, in primis ad opera di enti pubblici (ottimo l’esempio di Reggio Emilia che ha sostituito negli anni scorsi il parco veicoli comunale con mezzi elettrici a noleggio, peraltro con notevoli risparmi economici, dell’ordine di mille euro al giorno). Notevoli per tassisti e privati i vantaggi delle auto ibride (elettrico e benzina) che fanno pochissime polveri e battono quasi tutte le altre anche in termini di consumi.

3) incentivare sul serio la mobilità pedonale, ciclabile e pubblica (anche questa elettrica)

4) disincentivare il trasporto merci su gomma incentivando quello su ferro (e quello in bici nelle città)

5) diffondere la generazione fotovoltaica di massa su capannoni e posteggi, e soprattutto quella eolica sui monti e in mare (dove il vento non manca) e chiudere progressivamente le mostruose centrali termoelettriche che appestano l’aria dell’Italia del nord (e non solo quella).

Naturalmente tutti questi provvedimenti strutturali condurrebbero anche a una riduzione delle emissioni serra, non immediata ma nel giro di qualche anno, una volta ammortizzati gli effetti iniziali dovuti ai nuovi veicoli e sistemi. Si potrebbe andare avanti ancora ma mi fermo qui, in attesa di reazioni.

The Candidate

verdibo

Ebbene sì, è ora di passare dalle parole ai fatti. Mi hanno chiesto di farlo e io ho accettato. Mi candido, a Bologna, alle elezioni comunali (e di quartiere) con i Verdi per Bologna, che sono in squadra con il candidato sindaco Flavio Delbono (in quartiere con Andrea Forlani). Ho un programma per chi va in bicicletta, chi va a piedi e chi si muove con i mezzi pubblici, in sostanza un programma per la riduzione delle emissioni serra dovute ai trasporti urbani, che sono una grossa fetta del totale e soprattutto continuano a crescere. Se la cosa vi interessa ecco il mio volantino con tanto di programma elettorale. Incrociamo le dita…

Il pane e la bici

La bici del pane...

Secondo New Scientist (n. 2682 del 15 novembre 2008, p. 38) se un ciclista fa tutti i giorni una dozzina di km per andare e tornare da scuola o dal lavoro, in un anno consuma l’equivalente di 22 chili di pane integrale (50mila calorie). Secondo i redattori del settimanale scientifico inglese, per produrre ogni kg di pane vengono emessi circa 1,1 kg di carbonio, quindi le emissioni annuali del ciclista sono di soli 24 kg di carbonio, molto meno di qualunque mezzo pubblico, che di carbonio per lo stesso percorso ne fa almeno 164 kg l’anno per passeggero (in Inghilterra moltissimi treni sono a nafta, per l’Italia presumibilmente il conto scende un po’ dato che i motori elettrici sono più efficienti di quelli diesel e una piccola parte dell’elettricità usata dai treni è prodotta da fonti rinnovabili).
Incentivare il pendolarismo ciclabile è quindi molto importante purché le aziende di trasporto pubblico riducano progressivamente il numero di corse e/o le dimensioni dei mezzi che usano mentre il ciclismo cresce. Se invece le aziende di trasporto locale o le ferrovie non adeguano prontamente il servizio al calo della domanda flessibilizzando opportunamente l’offerta, il ciclismo urbano (sostitutivo del mezzo pubblico) non riesce ad avere alcun effetto climatico positivo. Naturalmente se il ciclista invece del mezzo pubblico abbandona la moto o addirittura l’auto, il beneficio è enorme. Sul percorso del nostro ciclista una moto media emette infatti 192 kg l’anno (80 g/km, 200 viaggi a/r di 12 km) mentre l’auto media almeno il doppio (e stiamo trascurando del tutto le emissioni causate dalla produzione dei mezzi di trasporto stessi, un bici pesa intorno a 15 kg, una moto almeno 200 e un’auto almeno 1000).
Se però l’auto viaggia piena (per esempio con 4 car poolers), batte il mezzo pubblico… ecco perché di ogni politica mirata alla mitigazione bisogna sempre fare un’accurata valutazione quantitativa sia durante la fase progettuale che durante la sua attuazione. Le politiche devono anche essere dotate di opportuni meccanismi di aggiustamento che consentano di tener conto delle valutazioni in corso d’opera, per massimizzarne gli effetti benefici.
Ad esempio se si investe sulla ciclabilità urbana e periurbana (o interurbana) senza incentivare l’uso delle nuove infrastrutture, e senza disincentivare al contempo l’uso del mezzo privato sui medesimi percorsi, si corre il rischio di aumentare le emissioni invece di ridurle, a causa dei lavori di costruzione e delle emissioni dei materiali utilizzati per costruire le piste e attrezzarle.
Insomma, la protezione del clima non si improvvisa, e non si vive di solo pane e bici…