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Fiat lux?

Questa la vendono già... in Svezia!

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia entro il 2011 non farà più auto e forse chiuderà, lo dicono giornali e tv. Oltre al dispiacere per le molte famiglie che si troveranno coinvolte in questo dramma economico e occupazionale, molte domande si affollano nella nostra testa. Fiat, questo gigante dell’automobile, amministrato da qualche anno con piglio da capitano d’industria d’antan dall’italo-canadese-svizzero Marchionne, che prospettive si dà, oltre a quelle di massimizzare gli utili decentrando le produzioni nei giganteschi stabilimenti brasiliano e polacco (ma anche Melfi non scherza, dato che fa dieci volte più auto di Termini)? Per esempio quali sono i suoi piani in merito all’auto elettrica? Lo stato italiano, in particolare gli esecutivi nazionale e siciliano, quali piani hanno predisposto per evitare che la paventata chiusura si trasformi in un tracollo economico e sociale? Non c’è altro, oltre ai soliti incentivi per chi cambia macchina (cioè finanziamenti pubblici a pioggia alla Fiat, che in cambio scappa dalla Sicilia)? Oggi si parla di un possibile interessamento da parte di un finanziere siciliano, Simone Cimino, parente di un assessore regionale…

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Messina non c’entra col clima, o no?

Abituarsi a questo clima?
Abituarsi a questo clima?

Su Messina e i suoi poveri morti si è già scatenata la polemica. Senza entrare nel merito dell’abusivismo, delle mancate demolizioni, del dirottamento dei  fondi per il dissesto ad altri usi meno urgenti, mi interessa comprendere se quel che è capitato venerdì scorso è un segnale di cambiamento climatico oppure no. Secondo il sito del meteorologo militare Guido Guidi la faccenda è tutta meteorologica, secondo le dichiarazioni di Giampiero Maracchi che ho avuto modo di sentire anche in tv la questione ha invece forti connessioni col riscaldamento abnorme del Mediterraneo. I colleghi del Sias Sicilia sentiti a voce propendono per l’anomalia climatica e parlano di troppi recenti eventi piovosi molto forti e molto ravvicinati fra loro, dopo i quali i 240 mm registrati localmente in un’ora (!) non potevano che fare i danni che hanno fatto. Come al solito in Italia manca una voce chiara ed autorevole che commenti ufficialmente la situazione meteoclimatica, o forse manca una voce chiara ed autorevole tous court… A margine di questo articolo sono di nuovo costretto a segnalare l’assenza dai media ufficiali dell’enorme alluvione in India con milioni di sfollati di cui ci riferisce di nuovo la solita Asia News.

Eolico assassino

Ci difende dalle pale...
Ci difende dalle pale...

Ieri sera in orario quasi notturno mi è capitato di assistere a un breve dibattito televisivo organizzato da Rai2. L’argomento era introdotto da una scheda su Volterra, bellissimo centro toscano che ha deciso di bandire l’eolico e persino il fotovoltaico dal suo territorio per motivi paesaggistici. In studio c’erano due signori piuttosto attempati ai quali un giornalista col pizzetto da moschettiere rivolgeva domande tutt’altro che aggressive. Il tutto è durato forse dieci minuti, al termine dei quali immagino che un telespettatore mediamente assonnato abbia tratto le seguenti conclusioni: meno male che in Italia ci sono delle brave persone che sanno discutere in tv senza litigare, meno male che quelle stesse brave persone ci proteggono dall’invasione dei mostri eolici. Una delle brave persone era Carlo Ripa di Meana (foto), ex verde ed ex ministro dell’ambiente, ora animatore del comitato che contrasta la diffusione dell’eolico in Italia, in connessione con Giscard d’Estaing, ex presidente francese, che lo fa a scala europea, e con Vittorio Sgarbi, ex condannato per truffa allo Stato, che lo fa a scala siciliana. Ripa ha eloquentemente ed elegantemente sostenuto le sue tesi, che si possono riassumere nella frase “le torri eoliche assassinano il nostro paesaggio, fermiamole”, punto. Dall’altra parte c’era il presidente dell’Enea, l’economista prof. Paganetto, che a mio modesto parere avrebbe potuto anche non esserci, dato che quel che ha detto è stato così poco efficace e rilevante che quasi non lo ricordo. Il bello è che l’Enea ha appena pubblicato un numero della sua rivista in gran parte dedicato all’eolico dal quale il professore avrebbe potuto trarre abbondanti argomenti per rintuzzare le tesi di Ripa e almeno dire che sull’eolico il suo ente fa ricerca da molti anni anche per ridurne l’impatto (tutto da dimostrare) sull’ambiente. Nessuno dei tre ha minimamente accennato alla questione dei cambiamenti climatici, o all’importanza strategica per il nostro paese di sviluppare la fonte eolica per affrancarsi almeno in parte dalla quasi totale dipendenza dalle fonti fossili d’importazione e per tentare di raggiungere almeno gli obiettivi di Kyoto, per non parlare di quelli europei proposti due anni fa dalla Merkel. Si vede che nessuno dei presenti ha letto e meditato il libro di Lester Brown, Plan B, che, oltre a spiegare con dovizia di particolari in che catastrofe ci stiamo infilando se nessuno fa niente di serio per ridurre le emissioni di anidride carbonica (piano A), propone l’eolico come elemento indispensabile di una complessa ricetta (il piano B, appunto) per salvare la civilizzazione industriale che tanto ci piace e che ci ha dato per esempio la televisione, il frigorifero e la lavatrice, tutta robina che si fabbrica e funziona solo producendo tanta corrente elettrica. Comunque, per tornare alla trasmissione, mi è venuta in mente la vecchia canzoncina di Renzo Arbore “No, non è la Bbc, questa è la Rai, la Rai tv!”.

Benedetta dal vento, maledetta dalla mafia

Vento alla siciliana
Vento alla siciliana

L’eolico siciliano è oggetto di attenzione da parte del Financial Times, che dedica un pezzo alle indagini in corso nella procura antimafia di Palermo su turbine finanziate, installate e mai attivate in quella bellissima regione. Le indagini nei mesi scorsi portarono all’arresto di otto persone, come si legge sulla Repubblica. Secondo le fonti ufficiali (GSE) la ventosa Sicilia al 31/12/2007 era sede di 630 megawatt di impianti eolici riconosciuti, una frazione non trascurabile dei circa 2700 disponibili in tutta Italia alla stessa data. Per completare il quadro diciamo che, con 850 gigawattora, la Sicilia faceva il 21% della produzione elettrica eolica nazionale, tutte cifre in sostanziale crescita secondo le stime più recenti. Ora, fatte salve le doverose pulizie giudiziarie, sarebbe davvero un peccato interrompere questa crescita, come sembra volere il presidente Lombardo, dando ascolto a sirene assai discutibili.