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Adattamento, in italiano non funziona

Ministro, ci faccia il piano, che è tardi!

Le emissioni di gas serra continuano ad aumentare, dato che ormai l’economia mondiale la tirano non più i vecchi paesi occidentali bensi i nuovi e dinamici Bric (il Brasile per esempio qualche settimana fa è diventato la sesta potenza economica mondiale scavalcando gli inglesi…), che per questo fanno uso crescente di energia fossile (interessante notare che secondo alcune analisi i cinesi ormai hanno emissioni procapite uguali a quelle italiane… solo che loro sono 1300 milioni e noi 60!). Nel 2010 in effetti sono stati battuti tutti i record della CO2 con oltre 30 miliardi di tonnellate, e così il clima mondiale (e locale) continua a scaldarsi e a peggiorare.

In questa situazione responsabilità vorrebbe che si preparassero complessi piani di adattamento alle nuove condizioni climatiche, non solo a quelle già presenti ma a quelle indubbiamente peggiori che arriveranno presto. Secondo Ipcc, che all’adattamento dedica il ponderoso secondo volume del suo rapporto periodico, questi piani e attività sono comunque indispensabili perché anche nel caso in cui davvero tutti i paesi a partire dal 2020, come promesso a Durban, si impegnassero strenuamente a tagliare le emissioni serra, i gas già emessi in passato continuerebbero comunque a riscaldare il clima per un bel pezzo. E allora?

Allora l’Agenzia europea per l’ambiente ha messo a disposizione di tutti noi nel proprio sito una bella pagina dove si legge che per esempio la Svezia e l’Olanda hanno provveduto a pianificare, così come Spagna e Portogallo. L’elenco dei “paesi buoni” è in effetti piuttosto lungo ma purtroppo non include l’Italia, che in quella pagina fa una figura assai meschina, con un paio di inutili link ministeriali.

Si vede che in italiano adattamento fa rima con improvvisazione, ma non mi pare…

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Telefona tra vent’anni

il deserto delle buone intenzioni...

Magari proprio vent’anni no ma quasi dieci. A leggere i resoconti dalla conferenza di Durban è questo il tempo che dovremo aspettare per vedere tutti i paesi del mondo impegnati nel taglio delle emissioni serra. Si tratta di un ritardo forse fatale, il clima non aspetta il 2020, sta già ammattendo adesso, entro i prossimi anni la situazione potrebbe diventare del tutto incontrollabile. Ricordo che lo “spread del clima”, cioè la concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera, ha superato livello 390 mentre secondo molti studiosi sarebbe molto meglio per tutti se tornasse a livello 350, dov’eravamo circa vent’anni fa. Oltre alla CO2 sono rampanti anche il metano e il protossido di azoto, entrambi in buon parte di origine agricola, un’agricoltura sempre più concimata e orientata alla produzione di carne bovina. In cambio di questa abbondanza di inquinanti il sistema climatico sta rispondendo con lo scioglimento dei ghiacci artici e alpini, l’aumento delle temperature e della frequenza di alluvioni e siccità. Sale il livello del mare, procede l’acidificazione degli oceani, e la scomparsa di barriere coralline e piccole isole diventa sempre più probabile. Che la conferenza fosse destinata a questo esito era comunque abbastanza chiaro fin dal mese scorso, come si legge in questo articolo del Guardian datato 2o novembre.  C’è comunque qualcuno che considera l’accordo di sabato in Sudafrica un mezzo successo,  io non sono tra quelli, e sono molto preoccupato, soprattutto per i miei figli,  che mi chiedono come mai non sia ancora arrivata la neve. Temo dovranno abituarsi a vederla tornare sempre più di rado.

L’amico del carbonio

...è non è certo un bel vedere...

Si chiama Ruperto, e già ci sarebbe da ridere, come in un vecchio film con Jerry Lewis (di cui ahimé non ricordo il titolo), senonché questo Ruperto è Murdoch, il genio del male che prima ha creato poi affondato il giornale News of the World, travolto dallo scandalo delle intercettazioni in Inghilterra.

Da noi Murdoch lo conoscono quelli che si abbonano a Sky tv, in Australia invece lo conoscono tutti come il più accanito avversario del governo laburista, che attacca costantemente grazie al suo immenso potere mediatico, che alcuni chiamano Murdocracy, una parola che in inglese suona un po’ come “assassinare la democrazia”.

Ora il casus belli è la nuova legge di tassazione del carbonio proposta da Julia Gillard, l’energica leader dei laburisti nonché primo ministro della federazione australiana. La proposta Gillard, ora all’esame del parlamento, prevede di tassare le grosse aziende energivore australiane per indurle a diminuire drasticamente le emissioni di anidride carbonica, e naturalmente Rupert dà man forte ai suoi amici industriali.

Protestano contro le sabbie bituminose e li arrestano

...erano tutti boschi...

Ben 1252 americani sono stati arrestati nei giorni scorsi durante un campagna di protesta organizzata da 350.org e altri gruppi di attivisti ambientali contro la realizzazione di un nuovo oleodotto che porterà negli Usa il petrolio estratto in maniera ambientalmente catastrofica dalle sabbie bituminose del Canada. Per estrarre il petrolio da queste particolari sabbie (che in inglese si chiamano tar sands) si usa moltissima energia, circa un terzo di quella contenuta nel greggio così prodotto (il petrolio tradizionale contiene 30 o 40 volte l’energia usata per produrlo). Ciononostante, dati gli alti prezzi del petrolio sul mercato mondiale, questo prodotto resta commerciabile con profitto e la domanda è tale che si prevede la realizzazione di un’apposita tubazione per trasferire verso le raffinerie del sud un milione di barili al giorno. La protesta contro Keystone XL (così si chiama il futuro oleodotto, lungo 2700 km) ha raccolto oltre 600mila firme (tra cui la mia, per quel che può contare) e si può ancora firmare sul sito di Avaaz. In sostanza, questo nuovo prodotto petrolifero devasta irreversibilmente il territorio dove viene estratto, usa enormi quantità di energia per l’estrazione e se non verrà vietato provocherà un aumento spropositato delle emissioni serra. L’approvazione dell’oleodotto darebbe un colpo finale alle sbandierate propensioni ambientaliste di Obama. E forse anche un colpo finale alla lotta contro il riscaldamento climatico globale. Altro che crisi delle borse…

Un pallone gonfiato contro la CO2

e questo è solo l'inizio...

Secondo il Guardian, ben informato quotidiano inglese, sta per partire in Gran Bretagna un esperimento scientifico che consisterà nel sollevare con un pallone frenato fino a un km di quota un tubo dal quale verrà spruzzata dell’acqua, in sostanza un colossale esperimento di irrigazione atmosferica. Si tratta di una prova di fattibilità per un esperimento ben più ambizioso, che secondo il suo ideatore, lo scienziato Matthew Watson, dovrebbe portare l’estremità di un tubo dal suolo fino alla quota di venti km, cioè in piena stratosfera, per mezzo di un pallone che probabilmente avrà il diametro di uno stadio di calcio, circa 200 metri. Da questo secondo tubo gli scienziati vorrebbero spruzzare non più acqua ma alcune sostanze chimiche analoghe a quelle sparate in cielo dai vulcani, sostanze che hanno la proprietà di raffreddare il clima terrestre finché restano sospese in aria. In effetti ogni volta che sul nostro pianeta si verifica un’eruzione di grandi proporzioni, per qualche tempo il clima globale ne risente raffreddandosi a causa dell’effetto riflettente che il materiale eruttato ha sulla luce in arrivo dal sole. L’ultimo caso del genere fu quello del vulcano filippino Pinatubo che eruttando nel 1991 contribuì a una temporanea stasi del riscaldamento globale per un paio d’anni. Qual è il ragionamento dietro un esperimento così costoso e complicato? In pratica si parte dalla constatazione che non c’è verso di ridurre le emissioni umane di anidride carbonica e altri gas serra, che l’anno scorso nonostante la crisi hanno toccato il massimo assoluto e che non accennano minimamente a rallentare. Con il megatubo stratosferico si potrebbero pompare artificialmente in cielo le sostanze “rinfrescanti” opportunamente dosate, in maniera da contrastare gli effetti riscaldanti dei gas serra antropici. La neonata disciplina della “geoingegneria” in pratica si propone di intervenire sulla Terra nel suo complesso per regolarne il clima. Naturalmente da molte parti c’è un notevole scetticismo sia sulla concreta realizzabilità del “vulcano artificiale” sia sulla effettiva efficacia di questo metodo e soprattutto su eventuali effetti collaterali imprevisti che un simile intervento chimico potrebbe avere sulla stratosfera e sul pianeta in generale. Per il momento comunque la prova in miniatura si farà, quindi avremo modo di tornare sull’argomento commentandone i primi risultati.

Dov’è andato il caldo?

...caldazz...

Se lo domandano tutti da qualche giorno, siamo in luglio e l’estate è già finita? Ma non ci dovevano essere estati sempre più torride? In effetti qui in Emilia-Romagna l’ondata di caldo ce l’abbiamo avuta eccome, con punte di 40 gradi e oltre in Romagna il 13 luglio scorso, poi il vento è cambiato e l’alta pressione si è spostata altrove. Le temperature registrate durante la breve ma intensa ondata di calore di inizio mese sono state allarmanti nella loro anomalia, livelli termici così alti nella nostra zona sono apparsi solo in anni recentissimi. In ogni caso esaminando la situazione globale il caldo non manca affatto, per esempio gli Stati Uniti del centro-sud  e della costa atlantica solo oggi cominciano a uscire da una morsa di calore eccezionale (record di oltre 42 °C registrato tre giorni fa a Newark, vicino a New York), che naturalmente ha fatto diversi morti. Tutte queste stranezze non dovrebbero più sorprendere, da molti anni ormai i climatologi ci assicurano che se non interrompiamo la tendenza ad inquinare l’aria con la nostra anidride carbonica non solo le temperature continueranno ad aumentare ma il tempo diventarà semprè più variabile e le vecchie regole stagionali saranno sempre meno attendibili. Tanto per tornare all’Emilia nei primi giorni di  aprile quest’anno si sono viste temperature decisamente estive, fino a 33 gradi! Dopodichè è iniziato un bimestre talmente secco che l’allarme siccità si è spento solo con le piogge di inizio giugno. Comunque l’estate non è finita, in particolare nel centro sud il caldo tornerà in agosto. E quindi buone vacanze.

Fulvio Conti: più lo pagano più le spare grosse

"...finché ci sono io stai tranquillo, dopo non lo so..."

Chi è Fulvio Conti dovrebbero saperlo tutti, è il capo dell’Enel, l’ex ente elettrico che ormai da molti anni è una società per azioni il cui più grosso azionista è lo stato italiano, cioè tutti noi. Secondo i dati diffusi in internet i suoi introiti annuali come amministratore delegato vanno verso i tre milioni di euro (per la precisione 2.620.794€), tutti estratti dalle bollette. Ebbene questo ricco ed elegante signore ha recentemente e pubblicamente fatto chiaramente capire in un’intervista che a lui del referendum non gliene può fregare di meno. Lui resta un fervente sostenitore del nucleare e lo va a fare all’estero. Lui resta un fervente sostenitore del carbone e lo vuole usare a Porto Tolle, in pieno delta del Po, con fantomatiche procedure di cattura e stoccaggio della CO2. Lui vuole un altro bel rigassificatore a Porto Empedocle. In sostanza è l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Sarebbe altamente auspicabile per il bene di noi tutti che al più presto venga cacciato via, con un’ottima liquidazione naturalmente. E che a dirigere l’Enel ci vada finalmente qualcuno che ci capisce di energie rinnovabili.