L’esperimento Coronavirus

Tranquilli non è un pezzo dietrologico sulle origini del malefico virus che in questo bisestile anno 2020 sta gettando in crisi tutto il pianeta. Il coronavirus Cov19 non è opera di qualche scienziato pazzo, è solo l’ennesimo tentativo riuscito di un virus degli animali di saltare dentro un’ospite molto interessante, il mobilissimo e ubiquitario Homo sapiens.

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Aria pura in Emilia-Romagna lo scorso venerdì 28 febbraio 2020 (www.arpae,it)

Da alcune settimane in Cina e da otto giorni qui in Italia sono in corso misure straordinarie per arginare la diffusione del virus, che come tutti ormai sappiamo a memoria ha mortalità bassa ma non nulla, quasi non tocca i bambini ma può fare ammalare tutti gli altri e colpire mortalmente un segmento della popolazione che comunque conta nel mondo decine di milioni di persone, i molto vecchi e i molto malati (in particolare gli immunodepressi).

In Italia i vecchi sono moltissimi, le statistiche Istat dicono che nel 2017 nel nostro paese c’erano 13,5 milioni di residenti con più di 65 anni, di cui 700mila con più di novanta, e persino 17mila ultracentenari. Se tutte o quasi queste persone si ammalassero di coronavirus verremmo gettati in una vera e propria catastrofe umanitaria al cui confronto anche il peggiore terremoto farebbe sorridere. Ed è per questo motivo che prima in Cina e ora in Italia e in altri paesi sono state adottate misure drastiche di contenimento dei focolai, misure che purtroppo sono solo in grado di rallentare ma non impedire completamente la diffusione della particella virale cinese.

Le misure di contenimento virale stanno però producendo un effetto per i più inatteso, ovvero un gigantesco rallentamento delle attività e della mobilità nei paesi dove vengono attuate. In Cina il lavoro in molte fabbriche si è fermato, sono state spente per questo molte centrali termoelettriche (a carbone) e gli aerei non volano quasi più.

Qui a Bologna da dove scrivo assistiamo a un impressionante calma stradale, dato che da sette giorni le scuole sono chiuse e in moltissimi uffici il lavoro si è trasferito a casa con l’aiuto della rete informatica in cui tutti siamo ormai da anni avvolti. E di conseguenza sono quasi scomparse le automobili, con sostanziale beneficio di noi ciclisti urbani (salvo che le poche in circolazione costituiscono comunque un forte pericolo, come testimonia il recente tragico episodio della morte del giovanissimo Matteo Prodi in bicicletta, ad opera purtroppo di un’auto condotta da un amico di famiglia).

La scomparsa o quasi delle auto in circolazione, complice un forte aumento della ventilazione, ha favorito un netto miglioramento della qualità dell’aria in Val Padana, mentre lo spegnimento delle centrali a carbone cinesi ha fatto crollare le emissioni inquinanti a tal punto che le mappe da satellite che prima erano gialle o rosse mostrano adesso un rassicurante colore azzurro.

Le analisi indipendenti pubblicate da Lauri Myllyvirta sul sito Carbon Brief, poi riprese dal New York Times, mostrano che anche le invisibili emissioni di anidride carbonica cinesi hanno subito una potente battuta di arresto.

Ed ecco quindi l’esperimento del titolo. A causa delle misure di prevenzione epidemiologica stiamo sperimentando (e penso continueremo a farlo per mesi ancora) un anno del futuro. Quel futuro non lontano che i climatologi e gli ambientalisti invocano da decenni, nel quale il pianeta si sarà liberato dalle emissioni tossiche e climalteranti dovute alle attività umane.

Uno scenario descritto con dovizia di particolari in un libro recente (The Future We Choose: Surviving the Climate Crisis) e ripreso dal Guardian in un eccellente pezzo degli autori Christiana Figueres and Tom Rivett-Carnac. Dove a migliorare la qualità dell’aria e rallentare la corsa al riscaldamento globale non è il coronavirus ma la coscienza di cittadini imprenditori e governanti impegnati nelle sforzo enorme ma indispensabile di farla finita con le fonti energetiche fossili sostituite da fonti naturali e rinnovabili come il sole e il vento, in un mondo senza più ciminiere e scappamenti.

Un mondo di nuovo pulito.

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