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Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (8)

butta il suv e monta in sella!

Energia senza carbonio: consumarne meno

Una cosa grave che capita con l’energia è che moltissima di quella prodotta bruciando combustibili fossili viene sprecata senza alcuna utilità. Un esempio clamoroso è quello dei motori a scoppio, che hanno un rendimento talmente basso da buttare via  tre quarti dell’energia contenuta nel carburante. Continua a leggere Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (8)

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Incandescenti da buttare

...fluorescente è meglio...

E’ un discorso già fatto ma repetita iuvant. Una vecchia lampadina a incandescenza da 60 watt si sostituisce con una fluorescente da 10 W, fa la stessa luce e un bel taglio al consumo. Infatti nelle sue mille ore di vita incandescente la lampadina consuma 60 chilowattora, che con l’attuale sistema italiano di produzione elettrica corrispondono a 30 kg di CO2 (è una stima benevola, potrebbero essere di più). In ogni casa d’Italia di lampadine ce n’è una decina, fanno circa 200 milioni di pezzi che se fossero tutti sostituiti darebbero un taglio di almeno 5 milioni di tonnellate alle nostre emissioni annuali, un bell’aiuto al clima e anche un considerevole risparmio in bolletta. E nel caso vi scocci pagarle quei 4 o 5 euro che costano, rispetto a un euro di quelle tradizionali, tenete conto che durano cinque o sei volte di più quindi l’aumento è solo apparente. In ogni caso l’Onu preme perché le vecchie lampadine vengano messe al bando, quindi diventeranno presto un articolo per collezionisti, un po’ come i dischi in vinile.  Ricordate comunque che le lampadine fluorescenti quando si rompono vanno smaltite correttamente perché contengono mercurio, una sostanza tossica che non deve disperdersi nell’ambiente, quindi non si buttano nel pattume ma vanno consegnate ai centri di smaltimento comunali. E nel caso qualcuno sostenga che fanno male alla salute ecco i risultati degli studi più recenti (che in sostanza dicono che solo persone con particolari problemi potrebbero risentirne).

Europa 2.0

tutt'altro che un sogno

L’Europa potrebbe portare virtualmente a zero (-95%) le proprie emissioni di gas serra entro metà secolo se solo volesse. Le spese per farlo sarebbero enormi (duemila miliardi di euro) ma comunque inferiori al valore del carburante fossile risparmiato (2650 miliardi) . E’ questo il succo del nuovo rapporto Energy (R)evolution preparato da Greenpeace insieme al Consiglio europeo per l’energia rinnovabile. Lo scenario disegnato dal rapporto, analogamente a quanto già proposto da Scientific American lo scorso novembre, propone una transizione quasi totale del trasporto verso l’elettrico e un enorme aumento della produzione elettrica da fonti quali sole vento e biomasse, insieme a un drastico miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (che condurrebbe comunque a un calo della domanda complessiva di energia). Il piano richiede anche la realizzazione di una rete elettrica europea completamente interconnessa, che consentirebbe di compensare le variazioni locali di domanda ed offerta di elettricità. I benefici, oltre che economici e climatici, sarebbero enormi anche in termini di indipendenza, sicurezza e salute, aspetto quest’ultimo molto collegato alle modalità di produzione e consumo di energia (l’energia solare non fa venire il cancro mentre quella fossile sì). Da leggere e meditare (speriamo qualcuno lo traduca in italiano per i nostri politici, una sintesi si può scaricare da qui).

Il sole che raffredda

Il misterioso ciclo del raffreddamento solare

Avete molto sole e molto caldo? Allora è il momento di usare tutto quel sole per rinfrescare, anzi addirittura per refrigerare. La tecnologia del raffreddamento solare fa passi da gigante grazie agli sforzi di Mario Motta, del Politecnico di Milano e degli altri partecipanti al progetto Medisco finanziato dall’Unione europea. Ne riferisce il sito di Qualenergia, la bella rivista specializzata diretta da Gianni Silvestrini e edita da Legambiente. Il calore del sole opportunamento concentrato su dei tubi in cui scorre una mistura di acqua e antigelo ne innalza la temperature fino a 200 gradi. Il liquido così riscaldato diventa la fonte di energia per i grossi frigoriferi che servono un caseificio in Marocco e un impianto vinicolo in Tunisia.

In Israele ce l’hanno tutti

In Italia ce n'è ancora pochi, però li facciamo più belli...

Riscaldare l’acqua sul tetto è una faccenda semplice e poco costosa, basta un serbatoio e un pannello scuro esposto al sole dove passa il tubo dell’acqua. In Israele praticamente ogni caseggiato è dotato di collettori solari, circa il 90% dell’acqua calda si fa quindi gratis… Secondo quanto si legge sul sito MetaEfficient la prima diffusione di questo sistema in Israele risale a più di cinquant’anni fa, in seguito a una crisi energetica. Da allora gli scaldacqua solari hanno raggiunto quasi ogni casa del paese. In altri paesi questi sistemi si stanno diffondendo velocemente in attuazione di normative che ne richiedono l’installazione obbligatoria in tutte la case nuove, per risparmiare energia. Da noi invece l’installazione non è obbligatoria ma sovvenzionata fortemente, con il rimborso del 55% della spesa in tre anni. Peccato che gli installatori facciano prezzi assurdamente alti, che si mangiano tutta la sovvenzione e più… Volete provare il fai-da-te?

Basta polveri in Val Padana

...è ora di fare un po' di pulizia...

Le voci polemiche che hanno accompagnato la chiusura di molte città del nord al traffico lo scorso 28 febbraio hanno parlato di inutilità o di azioni sporadiche e hanno invocato “provvedimenti strutturali“, senza peraltro spiegarli molto bene. Ma cosa c’è davvero da fare per combattere l’inquinamento da polveri nell’area padano-veneta e le migliaia di morti di tumore che provoca ogni anno ? Quelle che seguono sono le mie personali opinioni sulla questione espresse in modo schematico, per non tediare.

1) di polveri si muore, molto più che di incidenti stradali

Bisogna anzitutto comunicare chiaramente e con continuità alla popolazione quali sono le conseguenze sanitarie (ed economiche) dell’inquinamento atmosferico da polveri (almeno settemila morti l’anno nelle 13 principali aree urbane d’Italia secondo l’Oms, 200 morti l’anno nella sola provincia di Bologna secondo la locale Ausl) e quali sono le fonti che lo generano (essenzialmente i motori diesel, e solo in seconda battuta altri motori a scoppio, riscaldamenti, industrie e fuochi di legna).

2) fermare i motori diesel

Tutta l’area padano-veneta, per la sua conformazione geografica e per la pressione antropica dovuta all’alto numero di residenti, alle attività produttive e ai numerosi assi stradali e autostradali, e altre infrastrutture di trasporto persone e merci, soffre di un enorme emissione e ristagno di polveri da motori diesel, in particolare dovuti ai camion e furgoni, alle auto e da ultimo anche ad altri mezzi di trasporto quali le navi in Adriatico, autobus e treni a nafta (incredibile qui a Bologna l’uso continuato di simili mezzi da parte delle ferrovie regionali). L’intera area padana andrebbe in sostanza considerata come una vasta ZTL (zona a traffico limitato) nella quale provvedere alla rapida proibizione e sostituzione dei diesel con altri motori molto meno inquinanti.

3) incentivare l’elettrico (su ferro e strada) e in subordine il metano e gpl

I motori da utilizzare in Val Padana esistono già, sono quelli elettrici, caratterizzati dalla mancanza di emissioni di fumo (e bassissimi livelli di rumore, oltre che costi di gestione alla lunga vincenti). La diffusione dell’elettrico dovrebbe avvenire soprattutto nelle zone urbane, in primis ad opera di enti pubblici (ottimo l’esempio di Reggio Emilia che ha sostituito negli anni scorsi il parco veicoli comunale con mezzi elettrici a noleggio, peraltro con notevoli risparmi economici, dell’ordine di mille euro al giorno). Notevoli per tassisti e privati i vantaggi delle auto ibride (elettrico e benzina) che fanno pochissime polveri e battono quasi tutte le altre anche in termini di consumi.

3) incentivare sul serio la mobilità pedonale, ciclabile e pubblica (anche questa elettrica)

4) disincentivare il trasporto merci su gomma incentivando quello su ferro (e quello in bici nelle città)

5) diffondere la generazione fotovoltaica di massa su capannoni e posteggi, e soprattutto quella eolica sui monti e in mare (dove il vento non manca) e chiudere progressivamente le mostruose centrali termoelettriche che appestano l’aria dell’Italia del nord (e non solo quella).

Naturalmente tutti questi provvedimenti strutturali condurrebbero anche a una riduzione delle emissioni serra, non immediata ma nel giro di qualche anno, una volta ammortizzati gli effetti iniziali dovuti ai nuovi veicoli e sistemi. Si potrebbe andare avanti ancora ma mi fermo qui, in attesa di reazioni.

Clima: l’impegno privato non basta

Ci vogliono anche le proteste, e forti...
Ci vuole anche l'impegno pubblico...

Sul sito del Corriere della Sera il bravo giornalista Franco Foresta Martin riferisce di un articolo pubblicato su Pnas (gli atti dell’accademia delle scienze americana) secondo cui le famiglie, attuando strategie di risparmio energetico, possono ridurre le emissioni fino a raggiungere l’obiettivo di Kyoto anche se i governi non dovessero cooperare. Mi sono permesso di commentare sul forum come segue: “Pur condividendo lo spirito del suo pezzo temo che gli impegni personali (per carità, io mi ci applico con ogni mezzo) siano ben lungi dal servire a ridurre l’impatto umano sul clima. Intanto gli obiettivi di Kyoto sono ben piccola cosa rispetto alla bisogna, come dimostrano i tentativi di tagliare le emissioni del 50 o addirittura dell’80% di cui si dovrebbe discutere a Copenaghen in dicembre. Le emissioni di gas serra sono dovute inoltre molto più alle scelte degli stati e delle aziende che a quelle delle famiglie: es. costruire un nuovo aeroporto, portare a quattro corsie un’autostrada, autorizzare la costruzione dell’ennesimo centro d’acquisto, oppure importare sempre nuove merci dalla Cina sono scelte su cui le famiglie possono poco. In questi casi paga molto di più la protesta, se coronata da successo, come quella dei ragazzi inglesi contro l’ampliamento dell’aeroporto di Heathrow o contro l’apertura di nuove centrali a carbone in Inghilterra.”