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L’amico del carbonio

...è non è certo un bel vedere...

Si chiama Ruperto, e già ci sarebbe da ridere, come in un vecchio film con Jerry Lewis (di cui ahimé non ricordo il titolo), senonché questo Ruperto è Murdoch, il genio del male che prima ha creato poi affondato il giornale News of the World, travolto dallo scandalo delle intercettazioni in Inghilterra.

Da noi Murdoch lo conoscono quelli che si abbonano a Sky tv, in Australia invece lo conoscono tutti come il più accanito avversario del governo laburista, che attacca costantemente grazie al suo immenso potere mediatico, che alcuni chiamano Murdocracy, una parola che in inglese suona un po’ come “assassinare la democrazia”.

Ora il casus belli è la nuova legge di tassazione del carbonio proposta da Julia Gillard, l’energica leader dei laburisti nonché primo ministro della federazione australiana. La proposta Gillard, ora all’esame del parlamento, prevede di tassare le grosse aziende energivore australiane per indurle a diminuire drasticamente le emissioni di anidride carbonica, e naturalmente Rupert dà man forte ai suoi amici industriali.

Annullata la mezza tassa sul carbonio di Sarkozy

Caro Silvio, 'sti giudici quanto rompono...

La corte costituzionale francese ha annullato ieri la normativa per la tassazione delle emissioni atmosferiche di anidride carbonica voluta dal presidente Sarkozy, sulla base della sua inefficacia e iniquità. La legge avrebbe dovuto prendere avvio dal primo gennaio prossimo ma secondo la sentenza della corte si sarebbe risolta solo in un aggravio sulle famiglie (in particolare sui consumi di combustibili e carburanti), dato che il 93% delle imprese più inquinanti (dal trasporto aereo ai cementifici) sarebbero state esonerate. Ne scrive con dovizia di particolari il quotidiano parigino Le Monde, che riporta anche il sollievo dell’opposizione socialista (che aveva presentato il ricorso alla corte) e reazioni diverse nell’arcipelago verde.

Il mito della sovrappopolazione

Siamo in troppi?

Molto spesso si leggono o si sentono commenti sconfortanti di persone anche colte che accusano la sovrappopolazione di tutti i mali ambientali del pianeta, ivi incluso ovviamente il surriscaldamento climatico cui stiamo assistendo. Sappiamo dalle statistiche demografiche che la popolazione mondiale aumenta ogni anno di 50-60 milioni di persone, e che nel giro di qualche anno arriveremo a sette miliardi. Ciononostante appare sempre più chiaro che i moltissimi nuovi poveri fanno assai meno danni dei pochi ricchissimi, ad esempio un recente articolo scientifico dimostra che l’Africa nera o sub sahariana, che negli ultimi venticinque anni ha generato più di un sesto dell’aumento della popolazione mondiale,  ha provocato un aumento delle emissioni serra globali di appena il 2,4%. Al contrario il 4% in più di nordamericani nati nello stesso periodo ha indotto un aumento del 14% delle emissioni, un palese caso di ingiustizia e disparità climatica. In effetti le emissioni di gas serra africane pro capite sono dell’ordine di 0,1 -0,5 tonnellate l’anno, da confrontarsi per esempio con quelle italiane, che si aggirano intorno alle 8 (anche se in Emilia-Romagna siamo oltre le 12, a causa sia del generale benessere che di un’elevata concentrazione di impianti termoelettrici). Mentre l’umanità nel suo insieme deve tagliare le emissioni serra (in realtà soprattutto i paesi ricchi), gli africani hanno bisogno di aumentarle, per uscire dalle condizioni miserabili in cui versa la stragrande maggioranza di essi. Questo è in sintesi il concetto di contrazione e convergenza ideato dal musicista inglese Aubrey Meyer e di cui si dà qualche dettaglio nel mio testo GoingGreen. Un concetto che andrebbe applicato anche all’interno dei singoli paesi, visto che in Europa c’è chi spregevolmente compra panfili che bruciano fino a 3000 litri di carburante l’ora mentre ci sono milioni di poveri che fanno la fila per un pasto alle mense caritatevoli. Il sistema per arrivarci c’è e si chiama tassa sul carbonio, ne parleremo prossimamente.

Mentre da noi si parla d’altro…

Si danno da fare, e fanno bene...
Si danno da fare, e fanno bene...

Si avvicina la conferenza di Copenaghen e gli ambientalisti si agitano (non parlo dell’Italia, dove la specie pare in estinzione, o forse ancora in ferie). A Londra è in corso un campo di protesta climatica che sta contestando la borsa del carbonio, sostenendo che il Climate Exchange è il dito dietro il quale si nascondono i paesi sviluppati per evitare di tagliare davvero le proprie emissioni. In Francia invece si discute aspramente sul valore da assegnare alla tassa sul carbonio, che potrebbe alzare di 6-8 centesimi il prezzo dei carburanti alla pompa. Intanto l’organizzazione Avaaz (una parola che significa voce in molte lingue orientali), famosa per le sue petizioni online, rilancia un forte appello che vi riproponiamo per inviare ai grandi della Terra un segnale inequivocabile: vogliamo un nuovo trattato climatico che sia ad un tempo ambizioso, equo ed efficace. O no?

Se non ci credono loro…

Le tasse sono bellissime...
Le tasse sono bellissime...

Secondo il Guardian di oggi un’indagine demoscopica condotta tra scienziati ed esperti di clima che hanno partecipato al recente congresso climatico di Copenhagen ha concluso che nove su dieci tra loro pensano che le politiche climatiche attuali non riusciranno a contenere il riscaldamento globale al di sotto di due gradi a fine secolo e che probabilmente nel 2100 il livello delle temperature globali si attesterà su +4 o anche +5 gradi rispetto all’era preindustriale. Non è una buona notizia, significa che l’occhio critico degli esperti guarda con scetticismo alle politiche messe in campo finora dai governi e implicitamente domanda di fare di più, molto di più di quel che stiamo facendo. Cos’è che si dovrebbe fare allora? Qui usciamo dal campo strettamente scientifico per passare a quello politico-economico. Secondo Jeffrey Sachs (foto), direttore dell’influente Earth Institute, Columbia University, la soluzione europea delle quote e del mercato di emissioni ETS non funziona, ci vuole invece un sistema di tassazione diretta delle emissioni (la cosiddetta carbon tax) a carico degli emettitori. Il dibattito è formidabile, se volete averne una vaga idea date un’occhiata qui. C’è da perderci la testa (o la Terra?).