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Insegnare il cambiamento climatico

 

caro Charles, se tu sapessi...

Secondo il Guardian negli Stati Uniti il negazionismo è talmente forte da insidiare i professori che a scuola vogliono parlare di cambiamenti climatici, tanto che un’organizzazione attiva da trent’anni per sostenere gli insegnanti di scienze che vogliono parlare di evoluzionismo darwiniano ha deciso di correre al loro soccorso. Il National Center for Science Education, il cui motto è per l’appunto “Difendere l’insegnamento dell’evoluzionismo nelle scuole pubbliche”, dopo aver saputo da una specifica indagine che circa un quarto degli insegnanti che parlano di cambiamenti climatici dovuti alle attività umane viene messo in discussione da studenti, genitori e anche dalle autorità scolastiche, e che in molti stati si pretenderebbe l’insegnamento di teorie alternative del tutto prive di fondamento, ha deciso di impegnare la propria esperienza sulla difesa dell’evoluzionismo anche in campo climatico. In Italia invece il negazionismo non è ancora così forte, c’è però il grande peso dell’indifferenza, non tanto degli insegnanti o degli studenti, quanto delle autorità e dell’università, che sul cambiamento climatico in questo paese stanno facendo davvero troppo poco.

Negazionismo all’italiana

...eppur si sciolgono...

Immaginate un dibattito su come si guida un’auto, con uno dei protagonisti che mette in dubbio l’esistenza del volante… Ieri mattina ho partecipato in diretta telefonica a una trasmissione di approfondimento della Radio Svizzera Italiana sui risultati del congresso climatico di Cancùn. Da parte svizzera c’erano personaggi rilevanti, addirittura il capo della delegazione di quel paese alla conferenza, Bruno Oberle. Da parte italiana oltre a me, che non sono certo rilevante, ma che almeno so di cosa parlo, c’era un professore di economia dell’università di Pavia, il quale ha esordito con una bordata di ovvietà negazioniste da far rabbrividire, di quelle che si leggono sul Foglio o sul Giornale (e che purtroppo sono persino finite in una mozione parlamentare approvata dal centrodestra qualche mese fa). Ovvietà ampiamente demolite da Stefano Caserini del Politecnico di Milano nel suo libro “A qualcuno piace caldo”, e poi riassunte nel più recente “Guida alle leggende sul clima che cambia“. Sono stato costretto a reagire con una certa veemenza e a ribadire cose che dovrebbero essere assodate, cioè che il cambiamento del clima è già in corso, che questo cambiamento è oltre ogni ragionevole dubbio dovuto all’alterazione umana dell’effetto serra, che è misurabile anche alla scala dell’Emilia-Romagna – dove l’anno scorso abbiamo pubblicato un Atlante idroclimatico con dovizia di dati e cartografie dei cambiamenti in corso, piuttosto allarmanti per entità e velocità – e che se nessuno fa niente di serio il riscaldamento potrebbe superare la soglia di non ritorno e provocare catastrofi. Mi sono sentito rispondere che in Inghilterra nevica, il che dimostra ancora una volta che confusione si fa tra tempo e clima, persino all’università. E mi domando, come mai la radio nazionale della Confederazione non ha trovato modo di far parlare i nostri migliori climatologi ed esperti di energia e politiche del clima? Perché l’opinione pubblica non conosce i vari (vado a casaccio) Navarra, Castellari, Ferrara, Artale, Pasini, Caserini, Giorgi, Gualdi, Miglietta, Carraro, Balzani? Perchè la questione climatica è relegata solo alla nicchia Luca Mercalli, che ne parla trenta secondi da Fazio o in piena notte, oppure a qualche accenno del geologo Mario Tozzi, invece che nelle seguitissime trasmissioni dei vari Angela, oppure nei salotti della Colò? Io penso sia arrivato il momento di agire, magari pubblicare un “paper” in meno e dedicare invece più tempo a comunicare, pretendendo dalla Rai uno spazio più ampio per la vera scienza del clima, e zero spazio per chi confonde gradi con percentuali, secoli con millenni, tempo e clima, come ho sentito fare ieri mattina. I cittadini italiani, almeno quelli che pagano le tasse, se lo meritano. E anche quelli del Canton Ticino.

Cancùn, non ne parla nisùn?

...lui ci va, e già ne parla da un po'...

Dopo il mezzo o totale fallimento di Copenaghen l’anno scorso, che ha comportato le dimissioni di Yvo de Groot dal Unfccc, organismo dell’Onu che presiede al trattato globale sul clima, e la sua sostituzione con la signora Figueres, si avvicina ora la nuova conferenza climatica internazionale Cop16, che dal 28 novembre al 10 dicembre terrà occupati in Messico migliaia di delegati e militanti ambientalisti, compreso il nostro amico Luca Lombroso (foto) che speriamo ci mandi qualche corrispondenza. Da Copenaghen in avanti questo 2010 è stato purtroppo un annus horribilis per chi come noi è fermamente convinto della realtà del cambiamento climatico di origine antropica e della necessità urgente ed assoluta di intervenire drasticamente sulle emissioni di gas serra prima che sia troppo tardi. La sequenza di fattacci ha incluso lo scandalo delle email trafugate dall’università di East Anglia, che i giornali anglosassoni hanno ribattezzato subito Climategate in assonanza al vero scandalo costituito dal Watergate di nixoniana memoria, la scoperta di un errore grossolano nel quarto rapporto Ipcc (dove a un certo punto si scrive che i ghiacciai himalayani potrebbero sciogliersi entro il 2035 mentre probabilmente l’anno corretto è 2350) e le polemiche sorte intorno alla figura di Rajendra Pachauri, l’ingegnere indiano che coordina da diversi anni lo stesso Ipcc. In sostanza nel giro di pochissimo tempo la questione climatica è passata dalle stelle del premio Nobel per la pace, concesso all’Ipcc e ad Al Gore, alle stalle delle commissioni d’inchiesta e al buio mediatico. Siccome le commissioni d’inchiesta hanno valutato che in sostanza il Climategate era una bufala, e che sì, è meglio che l’Ipcc stringa di più le reti attraverso cui passano le migliaia di articoli che vengono esaminati, ma che la sostanza scientifica dei suoi rapporti resta invariata, questo buio mediatico spaventa perché l’anno prossimo scade il protocollo di Kyoto ed un nuovo accordo per tagliare le emissioni è indispensabile. O forse proprio a causa dell’assenza di un’attenzione mediatica ossessiva ci potremmo aspettare qualche risultato di rilievo? Speriamo che sia così e che comunque per cercare notizie sull’imminente conferenza non ci tocchi di continuare a leggere i siti svizzeri.

Il capro espiatorio

...ragazzi, lasciatelo lavorare...

L’affare si sgonfia, mi riferisco alla questione delle email trafugate l’anno scorso dal server dell’università inglese di East Anglia, dalle quali molti “scettici” avevano tratto la conclusione affrettata che dietro il lavoro dei climatologi inglesi non ci fossero altro che truffe e inganni. Oggi si è conclusa la terza indagine ufficiale sulla questione, considerata di estrema importanza e dunque condotta nel Regno Unito persino da un comitato parlamentare. Le conclusioni sono che Phil Jones (foto), lo scienziato inglese responsabile del CRU, l’unità di ricerca climatica più famosa del mondo e autore chiave dei rapporti Ipcc,  non ha fatto nulla di scientificamente reprensibile, anzi viene indicato come un capro espiatorio per colpe immaginarie, una sorta di Monsieur Malaussène della climatologia. Quel che invece non è piaciuto ai membri della commissione è l’eccessiva segretezza o mancanza di trasparenza mostrata dal CRU dopo lo scoppio del caso. E’ vero, gli scienziati spesso non sanno o non vogliono comunicare al di fuori della ristretta cerchia dei loro pari e considerano una perdita di tempo discutere con la gente comune, specie quando sospettano che i loro contendenti non siano in perfetta buona fede. Ed è questo il caso di molti negazionisti climatici, come dimostrano le scoperte sui considerevoli fondi spesi dalle multinazionali petrolifere per sostenere tesi contrarie a quelle scientifiche sul cambiamento del clima.

Basta con le gentilezze

C'è poco da ridere...

E’ ora di piantarla con i colpi di fioretto e con l’eccesso di cortesia. I climatologi vengono attaccati brutalmente con calunnie e menzogne, persino i loro dati vengono deformati ad arte per costringerli a dire ciò che non dicono affatto e quindi è necessario che rispondano “pane al pane”. Cosi riassumiamo il pensiero di Sylvestre Huet, quotato giornalista scientifico francese di Libération, che nel suo libro “L’impostore è lui” demolisce il ben più famoso (in Francia) libro di Claude Allègre “La frode climatica”, che tanto successo sta avendo oltralpe e che, sono sicuro, qualche editore italiano farà presto comparire anche da noi. Con il permesso di Huet pubblichiamo di seguito la traduzione di un suo recente intervento pubblico che, oltre ad elencare i misfatti di Allègre, si pone importanti domande sulla qualità e la correttezza dei media quando parlano di clima. Continua a leggere Basta con le gentilezze

L’impostore climatico

Et maintenant, Claude?

In Francia impazza la polemica, da una parte Claude Allègre, geochimico ed ex ministro socialista, sostenuto dalla stampa di destra, dall’altra tutti i climatologi francesi, con un chiaro sostegno della stampa progressista. Dopo l’uscita in febbraio del suo libro “L’imposture climatique” (l’imbroglio climatico), infarcito di manipolazioni ed errori denunciati da diversi scienziati e riportati sistematicamente nel blog scientifico di Liberation, è comparso il mese scorso in libreria il testo “L’imposteur, c’est lui” (l’imbroglione  è lui) dove Sylvestre Huet, giornalista scientifico e animatore del blog passa in rassegna tutte le malefatte di Allègre. Perché la stampa di destra sostenga un negazionista così facilmente contestabile si spiega piuttosto linearmente: la questione climatica implica la messa in stato di accusa del sistema energetico attuale, sostanzialmente basato sulle fonti fossili, intorno alle quali ruotano interessi economici giganteschi, non solo in Francia ma in tutto il pianeta. Il capitalismo delle multinazionali petrolifere teme che il progresso delle rinnovabili e del risparmio energetico, unito all’imposizione di tasse sul carbonio e altre limitazioni alle emissioni possa determinare la rapida diminuzione e persino scomparsa dei propri enormi profitti. Questione di pecunia, come al solito.

Negazionismo alla francese

In rosso l'originale, in nero la falsificazione

Scoppia in Francia il caso Allègre, negazionista climatico e primo autore del recente libro “L’imposture climatique”, che è stato beccato a falsificare ad arte un grafico prodotto dal climatologo svedese Hakan Grudd, il quale lo ha pubblicamente denunciato per condotta disonesta. Il grafico in questione serviva a Claude Allègre per sostenere la tesi che mentre l’anidride carbonica aumenta le temperature invece no. La modifica non solo consiste nell’abbassare la crescita finale della temperatura ma si spinge fino a introdurre una “previsione” di ulteriore riduzione, del tutto assente nei dati originali dello scienziato svedese. Oltretutto Grudd nella sua denuncia ci tiene a chiarire che i suoi dati si riferiscono alla sola Scandinavia e non sono rappresentativi dell’intero pianeta, come invece cerca di insinuare Allègre nel suo libro.