Archivi tag: Deforestazione

Carta canta

tutta colpa degli americani, come al solito...

Ieri ho fatto un paio di lezioni sul clima in una scuola superiore della “bassa”, tra Bologna e Ferrara. A parte lo sconcerto per il livello di maleducazione che hanno raggiunto i ragazzi e per il totale calamento di braghe degli insegnanti, che sembravano figure spente e senza alcuna autorevolezza, quel che mi ha colpito in verità è la difficoltà a far comprendere ai giovani che la vita cosiddetta “normale” in realtà di normale non ha più niente. Un gesto banale di un ragazzo, che tirava fuori dalla tasca un fazzolettino di carta per soffiarsi il naso e poi buttarlo via, mi è servito da pretesto.

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Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (4)

Brucia, petrolio, brucia

Nonostante l’enorme quantità di plastica che viene prodotta, la stragrande maggioranza del petrolio estratto dal sottosuolo è trasformata in carburanti (benzina, gasolio, cherosene ecc.) e bruciata in motori o caldaie. Pensate che ogni giorno nel mondo si consumano 85 milioni di barili di petrolio, ogni barile sono 150 litri circa e quindi facendo due conti si scopre che ogni abitante del pianeta Terra brucia in media quasi due litri al giorno di petrolio!

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La destra inglese e l’ambiente

Cameron e Clegg a Downing street

Per fare il nuovo governo inglese i conservatori e i liberaldemocratici hanno steso un accordo programmatico, qui di seguito la parte ambientale.

Verrà costruita una rete elettrica intelligente e distribuiti contatori intelligenti. Verrà istituito il ritiro a pagamento della corrente autoprodotta e verranno riemessi i certificati verdi per le rinnovabili. Verrà promosso un grande recupero di energia dai rifiuti (digestione anaerobia). Verrà creata una banca per gli investimenti verdi. I risparmi nelle importazioni energetiche verranno destinati al miglioramento della produzione interna. Mantenimento dei certificati di efficienza energetica per gli immobili e abolizione degli altri documenti di compravendita. Misure di sostegno all’energia marina. Imposizione della cattura e stoccaggio della CO2 alle nuove centrali termelettriche a carbone. Costruzione di una rete ferroviaria ad alta velocità. Cancellazione della terza pista programmata per l’aeroporto di Heathrow. Rifiuto di fare nuove piste a Gatwick e Stansted (gli altri due aeroporti londinesi). Sostituzione della tassa per passeggero con quella per volo (scoraggia i voli semivuoti). Fissazione di un prezzo minimo per il carbonio e impegno per convincere la Ue ad attivare pienamente il mercato degli scambi di emissione ETS. Importazione e possesso di legname illegale diventeranno crimini. Promozione degli spazi e corridoi verdi per contrastare la perdita di habitat e di biodiversità. Rete nazionale per la ricarica di veicoli elettrici e ibridi. Investimenti per la cattura e stoccaggio del carbonio in quattro centrali termoelettriche a carbone, e impegno a ridurre del 10% le emissioni del settore pubblico entro 12 mesi. Ampliare lo spazio per le rinnovabili in base alle indicazioni del comitato nazionale sui cambiamenti climatici. Sul nucleare le posizioni sono diverse: i libdem sono contro qualunque nuova centrale mentre i conservatori sono favorevoli alla sostituzione delle vecchie attraverso un nuovo processo di autorizzazione e senza sovvenzioni pubbliche. La discussione sul punto è demandata al parlamento previa presentazione di un piano governativo, con l’accordo che i Libdem si asterranno e che sulla questione non si potrà porre la fiducia.

REDD, un acronimo per salvare le foreste

REDD like a forest

Significa Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale ed è diventato uno dei punti chiave per la riuscita della conferenza di Copenaghen. Se ne parla su Nature, la più importante rivista scientifica del mondo, che gli dedica un editoriale. In italiano su questo argomento c’è anche un bel po’ di materiale sul sito Salvaleforeste. In poche parole comunque si tratta della strategia elaborata per ridurre e possibilmente azzerare la distruzione delle foreste tropicali, che procede talmente in fretta da provocare un quarto delle emissioni di anidride carbonica e un quinto di quelle totali di gas serra. Alle foreste salvate  o recuperate verrebbe assegnato un valore monetario che potrebbe essere ottenuto sul mercato globale delle emissioni. In sostanza soldi dai paesi danarosi ed emettitori, verso i paesi ricchi di foreste, per compensarli della mancata deforestazione. Semplice in teoria ma molto complesso nell’attuazione pratica. Un solo problema su tutti: chi controlla che la deforestazione stia davvero rallentando? La soluzione potrebbe essere tecnologica, con l’uso dei satelliti artificiali per controlli dallo spazio.

Flopenaghen, per evitarla servono 100 miliardi di euro

Money for climate, not for guns

Sono queste le dimensioni del cumquibus necessario per firmare a Copenaghen un nuovo patto tra nord e sud del mondo, per fronteggiare gli adattamenti necessari a sopportare nel sud le conseguenze del cambiamento climatico generato dal nord, per rendere più virtuoso il sistema obsoleto e inquinante di produzione energetica dei paesi emergenti, e anche per interrompere la deforestazione tropicale, che procede a ritmi galoppanti aggravando gli effetti climatici dei combustibili fossili. Se questi soldi saltassero fuori la conferenza di dicembre sarebbe un trionfo della diplomazia globale e potrebbe varare un nuovo patto per il clima, per rimpiazzare Kyoto dal 2013 in avanti. Purtroppo al momento i paesi ricchi questi soldi non li vogliono tirare fuori, e allora i paesi più poveri il patto sul clima non lo firmano. Ricordiamo che se ci troviamo in questa impasse ciò è dovuto anche alla crisi economica, che ha interrotto la crescita forsennata dell’economia globale (con un calo delle emissioni globali di gas serra, per la prima volta da decenni) e che ha deviato immensi fondi pubblici verso banche e case automobilistiche per salvarle dal fallimento (forse). E ricordiamo che nei decenni passati sono stati i paesi ricchi del mondo, tra cui l’Italia, a pompare in atmosfera tanta anidride carbonica da aumentarne la concentrazione dai 280 ppm preindustriali ai quasi 390 attuali ed innescare il cambiamento climatico. Diciamo anche però che in un solo anno lo stato italiano trasferisce alle regioni, per la sola sanità, più di cento miliardi di euro, cioè più della cifra del titolo. Possibile che tanti paesi ricchi non riescano a tirar fuori tutti insieme questi soldi, per salvare la salute del pianeta e la pelle di moltissimi nostri simili? La miopia che acceca pericolosamente i nostri governanti va curata, conoscete qualche valido oculista? Aggiungo che secondo la Fao, nel mondo si spendono ogni anno 1340 miliardi di dollari per le armi…

Benvenuto CliMario

Unaltro dizionario...
Un altro dizionario...

Un po’ per noia e un po’ per passione ho aggiunto a Pianetaserra una nuova pagina, un dizionario climatico che speriamo risulti utile ai miei (pochi) lettori. Si chiama CliMario e per ora contiene qualche decina di voci, tutte interconnesse, secondo la logica dell’ipertesto. La cosa è nata dalla constatazione che opere simili in circolazione sul web contengono diversi svarioni, che per carità di patria non cito. E visto che nessuno è senza peccato a questo punto dichiaro aperto anche CliMario per la caccia all’errore. Buona consultazione!

750 chilometri quadrati al mese

Foresta e colture in Brasile. Foto Rodrigo Baleia/Greenpeace
Foresta e colture in Brasile. Foto Rodrigo Baleia/Greenpeace

E’ questo il tasso di deforestazione dell’Amazzonia brasiliana in agosto, doppio rispetto a quello di luglio, triplo rispetto a quello dell’agosto 2007, e talmente alto che forse indurrà il governo brasiliano, in particolare il ministro per l’ambiente, a trascinare davanti a un tribunale pezzi della sua stessa amministrazione, in particolare l’Incra (Agenzia della riforma agraria), che è accusata di aver contribuito alla deforestazione di 220mila ettari di foresta negli ultimi tre anni, oltre a grossi proprietari terrieri e allevatori di bestiame. I dati sulla deforestazione amazzonica sono aggiornati continuamente grazie al telerilevamento, attività che in Brasile compete allo specifico istituto di ricerca spaziale. La deforestazione è particolarmente dannosa per il clima perché ad essa segue il rilascio in atmosfera di immense quantità di carbonio contenuto nelle piante che vengono bruciate ma soprattutto nei terreni che vengono dissodati per essere avviati a coltura (soia, palma da olio, canna da zucchero) o destinati a pascolo. Stime recenti parlano di ben 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno a causa della deforestazione tropicale, una quota che rappresenta il 5% emissioni complessive. Per fermare questo disastro sono in corso negoziati internazionali per dare un valore alla protezione delle foreste tropicali e far confluire in questo modo su paesi come Brasile e Indonesia i fondi necessari per attuare le necessarie e costose politiche di protezione del patrimonio forestale tropicale. Anche campagne mirate come quella recente di Greenpeace contro Unilever si sono rivelate efficaci.