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L’amico del carbonio

...è non è certo un bel vedere...

Si chiama Ruperto, e già ci sarebbe da ridere, come in un vecchio film con Jerry Lewis (di cui ahimé non ricordo il titolo), senonché questo Ruperto è Murdoch, il genio del male che prima ha creato poi affondato il giornale News of the World, travolto dallo scandalo delle intercettazioni in Inghilterra.

Da noi Murdoch lo conoscono quelli che si abbonano a Sky tv, in Australia invece lo conoscono tutti come il più accanito avversario del governo laburista, che attacca costantemente grazie al suo immenso potere mediatico, che alcuni chiamano Murdocracy, una parola che in inglese suona un po’ come “assassinare la democrazia”.

Ora il casus belli è la nuova legge di tassazione del carbonio proposta da Julia Gillard, l’energica leader dei laburisti nonché primo ministro della federazione australiana. La proposta Gillard, ora all’esame del parlamento, prevede di tassare le grosse aziende energivore australiane per indurle a diminuire drasticamente le emissioni di anidride carbonica, e naturalmente Rupert dà man forte ai suoi amici industriali.

Africa del sud, Europa del Nord

troppa acqua, poco pane

Danni gravissimi e oltre cento morti in Sud Africa, con sette province su nove interessate da inondazioni. Tutta la zona meridionale del continente più povero del mondo è sotto tiro, Mozambico, Madagascar, Botswana, Namibia, Zimbabwe e Zambia i paesi più a rischio. E’ la Niña che continua a imperversare nel pieno dell’estate australe dopo aver colpito duramente in Australia, Filippine, Tailandia, Sri Lanka e Brasile. Ne parla il Guardian, che presenta anche un’impressionante galleria fotografica di eventi calamitosi avvenuti di recente, inclusi quelli in nord Europa, a seguito del brusco rialzo termico con scioglimento delle nevi e forti piogge.

La bambina cattiva

...abbiamo perso l'autobus...

Non c’è solo Brisbane tra le vittime della Niña, la bambina cattiva che sta seminando piogge torrenziali e allagamenti tra Oceano Pacifico e Indiano. I nostri cari media oggi parlano solo di Australia, ma anche a Ceylon (foto) non si scherza. La Bbc riferisce di almeno 21 morti e di estesi allagamenti che hanno obbligato 350mila persone a lasciare le proprie case e cercare rifugio in zone più asciutte. Magari lo sapete già, comunque è bene ricordare che in sud America Gesù bambino si chiama El Niño, e questo nome è stato adottato per indicare uno strano fenomeno meteorologico che ogni tanto genera, appunto verso Natale, piogge torrenziali e diffusi allagamenti sulle coste del Perù, dove di solito c’è il deserto. I meteorologi hanno scoperto diversi anni fa che esiste anche un fenomeno inverso, che colpisce le coste occidentali dell’Oceano e che scherzosamente è stato chiamato La Niña, come dire la sorellina dispettosa del Bambinello. Quest’anno la bambina è particolarmente virulenta e ha deciso di interrompere con estese alluvioni la gravissima siccità che affliggeva da anni l’Australia del nord est, sequenza peraltro verificatasi già cinque anni fa. Quanto a Ceylon, le piogge straordinarie hanno messo in ginocchio la costa orientale, che ancora deve riprendersi dagli effetti dello tsunami di fine 2004, e dalla guerra civile che l’ha devastata per decenni. Come dire, piove sul bagnato…

E’ finita l’estate record in Western Australia

Bella grande e calda calda...

Hanno sfiorato i 30 gradi le temperature medie dell’ultimo trimestre in Australia Occidentale (29,6 per la precisione), superando di 0,2 gradi il record precedente, del 1997-98. Nella capitale Perth nello stesso trimestre non è caduta una goccia d’acqua (o meglio ne sono caduti 0,2 mm corrispondenti a un bicchiere per metro quadrato), mai così poco dal 1897, quando sono cominciate le registrazioni. Sono dati ufficiali ripresi dal sito Weather Online. La questione climatica in Australia, colpita da eccezionale siccità nell’ultimo decennio, ha provocato nel 2007 fa la caduta del governo di destra, il ritorno al potere dei laburisti e la ratifica del protocollo di Kyoto.

Il deserto invade Sidney

Questa volta è durato otto ore...
Questa volta è durato solo otto ore...

La città australiana di Sidney ha subito ieri gli effetti di una violenta tempesta di sabbia rossa proveniente dal deserto interno. Ne riferisce l’agenzia Associated Press mentre per le foto (inquietanti ma spettacolari) consiglio il sito di Le Monde. L’Australia ha sofferto negli anni scorsi (e continua a soffrire) di una lunghissima siccità che ha esasperato talmente gli abitanti da indurli un paio d’anni fa a cambiare governo, affidandosi al laburista Kevin Rudd, che si è subito impegnato sul fronte del cambiamento climatico ratificando il protocollo di Kyoto. Speriamo che serva…

Fa caldo in Australia, ma non abbastanza…

Quandè che apriamo gli idranti?
Quand'è che apriamo gli idranti?

Temperature oltre i 46 gradi come quelle registrate nei giorni scorsi a Melbourne (una città che di solito in febbraio dovrebbe stare sui 28) a me fanno venire i brividi. Oltre al dispiacere per la distruzione e per le vittime innocenti provocate dagli enormi incendi questo dato e le sue conseguenze tragiche mi confermano quel che presagisco: corriamo il rischio di fare tutti una brutta fine, perché non ragioniamo fino in fondo sui segnali che arrivano dalla natura. I governi, anche quello laburista di Kevin Rudd che da qualche tempo ha sostituito in Australia il precedente conservatore e ha subito sottoscritto il protocollo di Kyoto, non si impegnano a sufficienza, come scrive il climatologo Tim Flannery in un recente pezzo sul Guardian, e il carbonio continua a sfuggire a miliardi di tonnellate dai continui roghi di combustibili fossili (oltre che dalle foreste australiane in fiamme). Quanti altri incendi servono per farci reagire?