Archivi tag: Conferenza sul clima

Adattamento, in italiano non funziona

Ministro, ci faccia il piano, che è tardi!

Le emissioni di gas serra continuano ad aumentare, dato che ormai l’economia mondiale la tirano non più i vecchi paesi occidentali bensi i nuovi e dinamici Bric (il Brasile per esempio qualche settimana fa è diventato la sesta potenza economica mondiale scavalcando gli inglesi…), che per questo fanno uso crescente di energia fossile (interessante notare che secondo alcune analisi i cinesi ormai hanno emissioni procapite uguali a quelle italiane… solo che loro sono 1300 milioni e noi 60!). Nel 2010 in effetti sono stati battuti tutti i record della CO2 con oltre 30 miliardi di tonnellate, e così il clima mondiale (e locale) continua a scaldarsi e a peggiorare.

In questa situazione responsabilità vorrebbe che si preparassero complessi piani di adattamento alle nuove condizioni climatiche, non solo a quelle già presenti ma a quelle indubbiamente peggiori che arriveranno presto. Secondo Ipcc, che all’adattamento dedica il ponderoso secondo volume del suo rapporto periodico, questi piani e attività sono comunque indispensabili perché anche nel caso in cui davvero tutti i paesi a partire dal 2020, come promesso a Durban, si impegnassero strenuamente a tagliare le emissioni serra, i gas già emessi in passato continuerebbero comunque a riscaldare il clima per un bel pezzo. E allora?

Allora l’Agenzia europea per l’ambiente ha messo a disposizione di tutti noi nel proprio sito una bella pagina dove si legge che per esempio la Svezia e l’Olanda hanno provveduto a pianificare, così come Spagna e Portogallo. L’elenco dei “paesi buoni” è in effetti piuttosto lungo ma purtroppo non include l’Italia, che in quella pagina fa una figura assai meschina, con un paio di inutili link ministeriali.

Si vede che in italiano adattamento fa rima con improvvisazione, ma non mi pare…

Che razza d’annata

l'anno che verrà

Il 2011 che sta per finire è stato un anno piuttosto memorabile. Impressionanti rivolte di popolo nei paesi arabi nordafricani hanno portato al crollo di ben tre regimi dispotici se non dittatoriali, c’è stata una guerra in Libia, l’uccisione di Bin Laden e di Gheddafi, lo scandalo Strauss-Kahn, la terribile strage di giovani in Norvegia, siamo in piena megacrisi economico-finanziaria europea, e infine oggi gli Usa tornano a casa dopo dieci anni in Iraq.

Per noi di Pianetaserra però questo è stato soprattutto l’anno del grande terremoto e dello tsunami in Giappone: l’esplosione della centrale di Fukùshima si è irradiata fino in Italia, spingendo verso un esito inatteso il secondo e speriamo definitivo referendum antinucleare.

Il 2011 è stato anche l’anno del boom fotovoltaico, che ha portato il nostro paese a quota 12mila megawatt allacciati in rete, un salto da record mondiale. Due esplosioni, quella nucleare e quella fotovoltaica, che hanno mandato a monte le intenzioni del governo Berlusconi quater, che per anni ha tentato senza successo la politica energetica assurda e cialtrona di riavviare le centrali atomiche e di bloccare le rinnovabili.

Ora da poche settimane c’è un governo diverso, il vecchio e scandaloso esecutivo è stato spazzato via, come i territori colpiti dalle alluvioni d’autunno, dalla Liguria alla Sicilia. Il clima del pianeta peggiora visibilmente (gran siccità e sofferenze in Somalia, tempesta Irene con 45 morti negli Usa), ma le nazioni del mondo riunite a Durban hanno deciso di stare a guardare ancora un po’, un bel po’, si parla addirittura di altri dieci anni, prima di fare qualcosa per impedire l’irreparabile.

Il 2012 sarà però l’anno internazionale Onu dell’energia sostenibile per tutti, quindi non disperiamo e diamoci da fare come suggerisce il Worldwatch Institute. Buon 2012.

Telefona tra vent’anni

il deserto delle buone intenzioni...

Magari proprio vent’anni no ma quasi dieci. A leggere i resoconti dalla conferenza di Durban è questo il tempo che dovremo aspettare per vedere tutti i paesi del mondo impegnati nel taglio delle emissioni serra. Si tratta di un ritardo forse fatale, il clima non aspetta il 2020, sta già ammattendo adesso, entro i prossimi anni la situazione potrebbe diventare del tutto incontrollabile. Ricordo che lo “spread del clima”, cioè la concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera, ha superato livello 390 mentre secondo molti studiosi sarebbe molto meglio per tutti se tornasse a livello 350, dov’eravamo circa vent’anni fa. Oltre alla CO2 sono rampanti anche il metano e il protossido di azoto, entrambi in buon parte di origine agricola, un’agricoltura sempre più concimata e orientata alla produzione di carne bovina. In cambio di questa abbondanza di inquinanti il sistema climatico sta rispondendo con lo scioglimento dei ghiacci artici e alpini, l’aumento delle temperature e della frequenza di alluvioni e siccità. Sale il livello del mare, procede l’acidificazione degli oceani, e la scomparsa di barriere coralline e piccole isole diventa sempre più probabile. Che la conferenza fosse destinata a questo esito era comunque abbastanza chiaro fin dal mese scorso, come si legge in questo articolo del Guardian datato 2o novembre.  C’è comunque qualcuno che considera l’accordo di sabato in Sudafrica un mezzo successo,  io non sono tra quelli, e sono molto preoccupato, soprattutto per i miei figli,  che mi chiedono come mai non sia ancora arrivata la neve. Temo dovranno abituarsi a vederla tornare sempre più di rado.

Europa e India in contrasto sul clima

...date retta alla gente, non agli inquinatori...

Sopraffatti dalle lacrime governative i giornalisti nostrani non trovano il tempo di occuparsi del futuro del trattato climatico globale, di cui migliaia di delegati discutono a Durban in Sudafrica alla conferenza COP17. Il Guardian ci informa invece che domenica a sorpresa è apparsa una “Durban roadmap” cioè un piano per sbloccare la trattativa. Si tratta di una proposta avanzata dall’Unione europea, accolta con interesse da molti stati ma contrastata fieramente dall’India, che prevede la proroga di Kyoto, e al contempo il varo di un trattato parallelo per il coinvolgimento graduale degli stati in via di sviluppo (come l’India appunto), che dai tempi del protocollo (1997) hanno fatto passi da gigante nell’economia (e nelle emissioni). Il contrasto dell’India trova fondamento sul mancato impegno di grossi emettitori come gli Usa, che al protocollo di Kyoto finora non si sono piegati. Teniamo gli occhi aperti sulla seconda settimana di trattativa, chissà che non ne esca qualcosa di buono.

Ben detto Benedetto

...stavolta l'ha detta giusta...

Ieri Benedetto XVI ha ricordato, parlandone lungamente durante la consueta omelia della domenica dalla finestra di San Pietro, l’avvio della conferenza climatica di Durban che da oggi e per due settimane terrà impegnati migliaia di delegati di tutti i paesi e di numerosissime organizzazioni non governative, nel tentativo di dare un seguito al protocollo di Kyoto che scade l’anno prossimo. Nessun leader politico italiano ha speso negli ultimi giorni o settimane una sola sillaba sull’argomento: tutti parlano solo di crisi politica, economica e finanziaria e non vedono la macroscopica crisi planetaria nella quale ci stanno avvitando consumi energetici senza senso e conseguenti emissioni di gas serra. Il papa ha giustamente ricollegato la questione climatica a quella della povertà (sono proprio i paesi più poveri delle zone tropicali a sopportare il maggior peso degli sconvolgimenti del clima) e del destino delle future generazioni, che dovranno quasi certamente adattarsi a condizioni climatiche ben diverse da quelle cui eravamo abituati nel Novecento. Cito: “Auspico che tutti i membri della comunità internazionale concordino una risposta responsabile, credibile e solidale a questo preoccupante e complesso fenomeno, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni più povere e delle generazioni future”. Come non essere d’accordo?

Negazionismo all’italiana

...eppur si sciolgono...

Immaginate un dibattito su come si guida un’auto, con uno dei protagonisti che mette in dubbio l’esistenza del volante… Ieri mattina ho partecipato in diretta telefonica a una trasmissione di approfondimento della Radio Svizzera Italiana sui risultati del congresso climatico di Cancùn. Da parte svizzera c’erano personaggi rilevanti, addirittura il capo della delegazione di quel paese alla conferenza, Bruno Oberle. Da parte italiana oltre a me, che non sono certo rilevante, ma che almeno so di cosa parlo, c’era un professore di economia dell’università di Pavia, il quale ha esordito con una bordata di ovvietà negazioniste da far rabbrividire, di quelle che si leggono sul Foglio o sul Giornale (e che purtroppo sono persino finite in una mozione parlamentare approvata dal centrodestra qualche mese fa). Ovvietà ampiamente demolite da Stefano Caserini del Politecnico di Milano nel suo libro “A qualcuno piace caldo”, e poi riassunte nel più recente “Guida alle leggende sul clima che cambia“. Sono stato costretto a reagire con una certa veemenza e a ribadire cose che dovrebbero essere assodate, cioè che il cambiamento del clima è già in corso, che questo cambiamento è oltre ogni ragionevole dubbio dovuto all’alterazione umana dell’effetto serra, che è misurabile anche alla scala dell’Emilia-Romagna – dove l’anno scorso abbiamo pubblicato un Atlante idroclimatico con dovizia di dati e cartografie dei cambiamenti in corso, piuttosto allarmanti per entità e velocità – e che se nessuno fa niente di serio il riscaldamento potrebbe superare la soglia di non ritorno e provocare catastrofi. Mi sono sentito rispondere che in Inghilterra nevica, il che dimostra ancora una volta che confusione si fa tra tempo e clima, persino all’università. E mi domando, come mai la radio nazionale della Confederazione non ha trovato modo di far parlare i nostri migliori climatologi ed esperti di energia e politiche del clima? Perché l’opinione pubblica non conosce i vari (vado a casaccio) Navarra, Castellari, Ferrara, Artale, Pasini, Caserini, Giorgi, Gualdi, Miglietta, Carraro, Balzani? Perchè la questione climatica è relegata solo alla nicchia Luca Mercalli, che ne parla trenta secondi da Fazio o in piena notte, oppure a qualche accenno del geologo Mario Tozzi, invece che nelle seguitissime trasmissioni dei vari Angela, oppure nei salotti della Colò? Io penso sia arrivato il momento di agire, magari pubblicare un “paper” in meno e dedicare invece più tempo a comunicare, pretendendo dalla Rai uno spazio più ampio per la vera scienza del clima, e zero spazio per chi confonde gradi con percentuali, secoli con millenni, tempo e clima, come ho sentito fare ieri mattina. I cittadini italiani, almeno quelli che pagano le tasse, se lo meritano. E anche quelli del Canton Ticino.

Le signore del clima

felicitazioni!

Si chiamano Patricia Espinosa e Christiana Figueres, la prima messicana e la seconda costaricana, e sono loro ad avere il merito di questo inatteso successo diplomatico: la rinascita della trattativa globale sul clima a Cancùn, dopo la tremenda batosta di Copenaghen l’anno scorso. Della Figueres abbiamo già parlato, ha preso il posto all’Unfccc di Yvo de Boer, sconfitto nel 2009 dalle recalcitranze dei grandi paesi emettitori di gas serra. Ma è Patricia Espinosa, la rappresentante governativa del Messico e presidente della conferenza Cop16, ad aver dominato i febbrili negoziati finali e ad aver indotto anche i paesi emergenti (forse è il caso di chiamarli ormai emersi del tutto) ad accettare l’idea di limiti alle emissioni e di controlli da parte di terzi, anche se in un futuro ancora non ben definito. Con questo tipo di concessione, per ora ancora astratta ma solenne, da parte di India e Cina, anche il rappresentante Usa ha potuto portare a casa un successo e ha aderito al documento finale. Che prevede molte cose importanti, un meccanismo di compensazione per i paesi che evitano di tagliare le proprie foreste tropicali, un fondo internazionale per gestire l’adattamento ai cambiamenti inevitabili, e soprattutto una bozza di accordo che dovrà sostituire l’anno prossimo a Durban (Sud Africa) il protocollo di Kyoto in scadenza, con nuovi tagli alle emissioni per il 2020. Come avevamo immaginato, l’assenza di attenzione da parte dell’opinione pubblica mondiale, presa da altro in queste settimane ha consentito un successo inatteso. Quando si hanno troppe aspettative ogni compromesso è un delusione, quando non se hanno affatto ogni piccolo risultato è un bel regalo. Grazie dunque a Christiana e Patricia.