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Il Pakistan, dove rimane?

i bimbi in fondo si divertono, la mamma molto meno...

Non buca, la notizia delle terribili alluvioni monsoniche del Pakistan non buca i media. Ci ha provato Marinella Correggia sul Manifesto di qualche giorno fa con un pezzo davvero molto documentato, ci riprova la Repubblica delle Donne. Se ne meraviglia un blogger del quotidiano inglese Independent che qualche giorno fa descriveva la gravissima situazione della provincia meridionale di Sindh, dove sono caduti fino a 1300 mm di pioggia in due mesi, tre quarti dei contadini sono stati colpiti dalle alluvioni e i raccolti sono compromessi. In Italia i pakistani sono tanti e di sicuro qualcuno di loro ha parenti nelle zone colpite, ma per i giornalisti evidentemente le notizie non esistono più se non vengono da qualche agenzia. Per fortuna il governo per una volta si è mosso e la Farnesina ha destinato quasi un milione di aiuti attraverso la Fao. E ora passiamo alla Thailandia

Sveglia!

...prima che sia troppo tardi!

A quale tipo di catastrofe dobbiamo assistere per reagire a quello che si prepara come il secolo del fuoco e dell’acqua? Non basta la Russia in fiamme, il Pakistan che affoga, l’India sotto il fango, l’Europa centrale idem? Non sarà che a forza di stare confortevolmente seduti in ambienti condizionati davanti al computer abbiamo perso la sensibilità termica ed emotiva? I record climatici vengono battuti continuamente, il pianeta si scalda e si scioglie a ritmi più veloci di quelli previsti persino dai modelli più pessimisti e noi? Nulla. I politici italiani? Nulla, e ovviamente non siamo sorpresi. Obama? Zero, e questo è davvero un colpo basso a tutti quelli che speravano nella sua sensibilità al tema. Si è appena conclusa un’altra tornata di colloqui climatici internazionali, nessuno ne ha parlato in Italia perché non c’era nulla da dire, oltre che ripetere la solita frase “ennesimo nulla di fatto”, i paesi occidentali non vogliono impegnarsi a tirare fuori un po’ di soldi per il resto del mondo, che deve subire le conseguenze dei nostri gas serra, e anche attrezzarsi per non tagliare foreste ed emettere meno a propria volta. Notare che le cifre di cui si parla (30 miliardi di dollari in dieci anni, da tutti i paesi ricchi verso tutti quelli poveri) sono di poco superiori alla nostra ultima finanziaria (24 miliardi di euro) e di molto inferiori a quel che costa all’Italia un solo anno scolastico (39 miliardi di euro!). Aspettative per la conferenza di Cancùn, dopo il fallimento di Copenaghen? Nessuna. Tutti sono al mare, chi può, oppure a casa a contare i debiti, chi non può. Ogni italiano spara in media ogni anno in atmosfera quasi dieci tonnellate di anidride carbonica, dovremmo scendere a due, e con noi tutti gli abitanti del mondo, entro una ventina d’anni. Se nessuno comincia non ce la faremo mai e la Terra entrerà presto in agonia, e noi con essa. È questo che vogliamo?

Chi brucia, chi affoga

Questa estate 2010 in Italia la ricorderemo forse per la rottura tra il Pdl e Fini, in Russia di certo la ricorderanno a lungo per gli oltre 40 50 morti causati dagli estesissimi incendi di torbiere, foreste e campi coltivati intorno a Mosca (650mila ettari bruciati), seguiti ai record termici di luglio, mese che ha visto le temperature più alte mai registrate da quelle parti (fino a 38 gradi).

In Pakistan invece oltre mille persone hanno perso la vita (e oltre un milione i propri beni) a causa del più intenso monsone mai registrato a memoria d’uomo. Cosiderando che sia la Russia che il Pakistan sono due importanti granai mondiali e che moltissimi raccolti sono andati perduti non è difficile prevedere un impatto globale di queste tragedie sui prezzi e sulla disponibilità delle derrate alimentari, in un pianeta che si avvia a toccare i sette miliardi di abitanti entro la fine del prossimo anno. Caldo estremo e precipitazioni eccessive sono esattamente quanto prevedono i modelli climatici usati dall’Ipcc per avvertirci di piantarla di affumicare l’atmosfera. Sarà mica il caso di darci peso?

L’estate assassina

...colpiti dal calore...

L’estate più calda mai registrata in India da due secoli sta uccidendo centinaia di persone nelle regioni centrali del subcontinente, ne riferisce il Guardian di ieri. Le temperature hanno superato i 48 gradi e si prevede possano toccare i 50. Il calore ha seccato laghi e fiumi distruggendo grandi quantità di fauna allevata e naturale. A Dehli, dove le temperature hanno raggiunto i 45 gradi, la gente cerca rifugio nella metropolitana e abbandona i mezzi di trasporto di superficie. L’immenso paese è in ansiosa attesa del monsone.

Qualcuno ha del ghiaccio?

Ghiaccio bollente...
Ghiaccio bollente...

Volete vedere con i vostri occhi quanto ghiaccio c’era nell’Artico alla fine della scorsa estate e confrontarlo con quanto ce n’era nello stesso giorno di vent’anni prima? C’è una pagina web che ve lo consente. Fa parte di un eccellente sito (intitolato, a mo’ di giornale quotidiano, The Cryosphere Today) dell’università dell’Illinois, basato su migliaia di immagini da satellite che l’università ha collezionato e continua ad accumulare, allo scopo di permettere a chiunque di seguire quel che accade al polo nord e nel resto della criosfera. Sono rimasto a bocca aperta quando ho confrontato il 30 settembre del 2007 e del 2008 con lo stesso giorno del 1980. Un conto è sentirlo dire, un altro è vedere con i propri occhi quanto poco ghiaccio restava sull’oceano artico alla fine delle scorse estati. La storia degli orsi polari in pericolo, dirà qualche cinico, non ci scuote più di tanto. Beh, allora lasciatevi scuotere da questo: se il polo nord continua a scaldarsi così tanto siamo nei guai grossi tutti, e non solo gli orsi. Avete presente la Siberia? Anche il suo permafrost si scioglie, e dai suoli scongelati si liberano quantità sempre crescenti di metano, un gas serra ventitrè volte più efficiente dell’anidride carbonica e che non abbiamo alcuna idea di come recuperare dall’atmosfera una volta che ci finisce. Katey Walter, la giovane scienziata americana che nel 2006 aveva pubblicato su Nature il primo rapporto sperimentale sull’argomento, è tornata di recente sui siti siberiani dove aveva fatto le sue misure e dice che i laghi che eruttano metano sono quattro volte più grandi di quattro anni fa… Le connessioni tra lo scioglimento dei ghiacci artici e il resto del pianeta appaiono del tutto sorprendenti. Qualcuno ha pubblicato un serio studio modellistico dal quale si deduce che, grazie alle enormi masse d’acqua dolce che continuano a riversarsi nell’Oceano artico a causa delle crescenti temperature, si è indebolita la corrente marina conosciuta come il Grande Nastro Trasportatore, che si origina vicino alla Groenlandia e che gira per mezzo mondo: gli effetti di questo cambiamento si ripercuotono fino all’Oceano Indiano, perturbando o addirittura interrompendo il ciclo dei monsoni, assolutamente vitali per l’India e per le zone limitrofe. Per dirla con Fred Pearce, di New Scientist “A warmer Arctic will change the entire planet, and some of the potential consequences are nothing short of catastrophic”.