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Le buone notizie, le cattive notizie

Professò, quand'è che si comincia a governare davvero?

L’Italia sembra finalmente avviata sul cammino giusto. Già dal 2010 più di un terzo dell’energia elettrica consumata proveniva da fonti rinnovabili. Le centrali fotovoltaiche allacciate alla rete hanno recentemente superato la potenza di 13 gigawatt. Anche per questo, oltre che per la crisi economica, da qualche anno le emissioni di gas serra sono in drastico calo, tanto che l’obiettivo di Kyoto (tagliare del 6,5% rispetto al livello del 1990) sembra a portata di mano, e forse anche quello europeo (entro il 2020 tagliare del 17% rispetto al 1990). Sono tutte buone notizie, che purtroppo non hanno la dovuta circolazione tra gli italiani, preoccupati quasi solo per l’aumento della benzina e la disoccupazione galoppante.
Le cattive notizie sono invece che circolano strane bozze del quinto conto energia (che stabilisce i prossimi incentivi) forse prodotte in ambito Enel (che intanto si ostina a bruciare carbone nelle sue centrali), che continuano campagne pubblicitarie come quella Sorgenia (“l’energia sensibile”) che illudono i consumatori sulle effettive caratteristiche rinnovabili di quell’azienda (in realtà inferiori alla media nazionale, come si legge sul loro stesso sito alla voce mix energetico).
Più in generale le cattive notizie sono che il governo non si occupa di clima, ambiente ed energia ma soprattutto di soldi, tagli e articoli 18 vari, con effetti complessivamente deprimenti, oltre che recessivi. Sarà mica ora di cambiare?

Cosa c’è in ballo a Durban

...smile!

La conferenza mondiale sul clima, uno stanco rito inutile. La conferenza mondiale sul clima, un passaggio fondamentale per il nostro futuro. Cosa votereste tra queste due alternative? Io la seconda. Infatti a Durban, in Sudafrica, sono in ballo questioni veramente importanti, e i giornali hanno cominciato a parlarne, forse anche per effetto del discorsetto del papa di domenica scorsa.

Ignoranza climatica, di chi è la colpa?

mah...

Mi capita ogni tanto di andare all’università, invitato a tenere un seminario sui cambiamenti climatici. Che si tratti di agraria, o ingegneria o, come l’ultima volta, medicina, la reazione è la stessa, i ragazzi sono sbalorditi e io sbalordisco con loro.

I motivi sono diversi ovviamente: loro restano a bocca aperta sentendomi parlare della gravità e complessità del problema climatico, e io a bocca aperta nel (ri)scoprire ogni volta quale censura e quale ignoranza vi sia in Italia su queste faccende, anche tra i giovani che frequentano gli scranni universitari.

In sostanza il fumo negazionista, se non fa poi così tanti proseliti, almeno oscura la visione della questione e impedisce ai nostri giovani più acculturati (destinati a diventare classe dirigente) di avere un’informazione completa su temi che avranno sempre maggiore importanza, man mano che il riscaldamento globale peggiora.

A me pare che alla base di questa ignoranza diffusa vi sia un motivo abbastanza ovvio: in Italia non c’è un’istituzione centrale autorevole che dirami regolarmente notizie sulla questione climatica, ovvero non c’è un Servizio MeteoClimatico simile a quelli degli altri paesi europei.

Ci sono decine di strutture di servizio e di ricerca che però non fanno “massa critica”, i vari Enea, Cnr, Cra, Ispra, Istat, Cmcc e chi più ne ha più ne metta fanno ognuno qualcosa, ma tutti troppo poco.

I dati climatici ad esempio vengono raccolti da miriadi di reti e stazioni ma poi non confluiscono in un deposito comune accessibile a tutti e che li tratti tutti insieme in modo intelligente, per produrre rapporti e comunicati stampa che “buchino” sui media, in particolare in tv.

Stessa cosa per le proiezioni climatiche, qualche centinaio di ricercatori se ne occupano in Italia, con decine di progetti, ciascuno troppo piccolo per dare segnali rilevanti alla popolazione.

Ecco quindi un bel punto da mettere in agenda per un prossimo auspicabile governo “normale”: dare a questo paese un Servizio MeteoClimatico centrale civile, con le risorse necessarie per mettere in rete e far fruttare quello che si fa in Italia.

Che non è poco, ma evidentemente non è abbastanza.

Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (5)

mai più acqua in bottiglia, per il bene del clima

L’economia dello spreco

L’assurda distruzione di foreste tropicali per fare tovaglioli di carta ci riporta al Problema con la p maiuscola: in fondo il clima sta cambiando solo perché viviamo immersi in una cultura dello spreco, alimentata dalla pubblicità e dall’avidità di denaro. Facciamo un esempio: ogni giorno o quasi in casa nostra appaiono nuove carte Pokemon, nuovi pupazzetti di plastica, sorpresine Kinder, sorpresone delle uova di Pasqua, confezioni di Lego, apparecchietti vari che vengono usati poche volte e poi finiscono prima in qualche angolo e poi tristemente buttati via, dato che proprio non sappiamo cosa farcene di questi oggetti mezzi rotti.

Chi è che produce tutta questa roba e perché lo fa, soprattutto come mai noi ce la troviamo in casa? A spiegarlo sembra una pazzia: quasi tutti questi oggetti sono prodotti in Cina, in fabbriche orribili e inquinanti, su ordinazione di commercianti o industriali italiani, che vi convincono a comprarli con le pubblicità in televisione e sui giornalini. Ogni settimana un’enorme nave arriva in Italia dalla Cina, dopo aver navigato per mezzo mondo inquinando l’aria e gli oceani, solo per portare tutta questa robaccia, che voi userete pochi giorni e poi finirà nei rifiuti.

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Clima e spaghetti

...un numero da imparare a memoria...

Il prossimo 10 ottobre 2010 (10/10/10!) si celebra una giornata internazionale di festa e di azione climatica organizzata da 350.org, il sito che lo scrittore ambientalista Bill MacKibben ha messo in piedi per ricordarci quale dovrebbe essere, secondo un importante gruppo di scienziati del clima, il livello atmosferico dell’anidride carbonica: non più di trecentocinquanta parti per milione, e non le attuali 390 (che oltretutto aumentano ogni anno di quasi due punti). L’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera è dovuto come ben sapete alla continua e crescente combustione di carbone, petrolio, gas naturale e altre sostanze organiche da parte dell’umanità, almeno di quella parte di umanità che definiamo industrializzata. La capacità di assorbimento della natura è stata ampiamente superata e il gas si accumula in aria, con le conseguenze che stiamo osservando da anni: aumento delle temperature, scioglimento dei ghiacci, disastri climatici. L’unica strada possibile per impedire che le tendenze attuali dell’effetto serra ci portino alla catastrofe finale della civiltà consiste nel diminuire drasticamente i consumi di energia fossile. Cosa fare allora il 10 ottobre (una domenica)? Siccome la disponibilità di cibo è minacciata dal cambiamento climatico, gli incendi della Russia e le alluvioni del Pakistan stanno lì a dimostrarlo drammaticamente, e siccome siamo in Italia, mi viene in mente di organizzare una spaghettata, cioè discutere di clima e di anidride carbonica davanti a un buon piatto di pasta con tutti gli amici che vorranno farlo.  Volete aiutarmi?

Un voto di pancia

Ve lo dico perchè non si abbiano dubbi, sono iscritto ai Verdi e voto Verde anche a queste elezioni regionali. Ho anche deciso il candidato che sostengo, si chiama Marco Mascagni, non lo conosco personalmente ma è senz’altro un tipo in gamba, ha fondato giovanissimo la catena di negozi NaturaSì, che a Bologna e Firenze vendono solo prodotti biologici. Un esempio di economia verde che funziona, un modo di pensare positivo per l’unico futuro possibile, quello pulito e sostenibile dove dovranno vivere i nostri figli e i loro figli. E dove vorrei riuscire anch’io a vivere per gli anni che verranno.