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Meglio i trattori o le astronavi? meglio i trattori…

alle origini del vento

Se uno non legge niente pensa di sapere tutto, appena si mette a leggere qualcosa scopre di non sapere niente. A me è capitata l’ennesima conferma con il bel libro intitolato Wind Power, scritto di recente da un decano dell’energia eolica inglese, il prof. Peter Musgrove. Il testo è documentatissimo eppure di piacevole lettura e traccia la storia dell’energia eolica dalle origini medievali ai giorni nostri. Beh, ho scoperto che la più famosa azienda mondiale del settore, la danese Vestas, all’origine era una piccola fabbrica di macchinari agricoli e di gru mobili, con un centinaio di dipendenti. Verso la fine degli anni Settanta i proprietari acquistarono il brevetto di una turbina di nuova concezione realizzata artigianalmente da due ingegneri (Karl Erik Jorgensen, nella foto, e Henrik Stiesdal) e dal 1979 si misero a produrla in serie. Furono assai preveggenti perché di lì a poco esplose la domanda di turbine eoliche per il mercato californiano (favorita da agevolazioni introdotte negli Usa sulla spinta della crisi petrolifera del 1973). I governanti americani investirono somme colossali per lo sviluppo di un proprio settore eolico ma destinarono i fondi all’industria aerospaziale, e non certo a quella agricola, convinti che solo da lì sarebbero venute macchine potenti e innovative. Invece da quegli sforzi non scaturì niente di concreto, mentre prevalsero le sane e robuste macchine danesi, le cui gigantesche discendenti la fanno tutt’ora da padrone sui mercati europeo e globale dell’eolico. Mercati che continuano a crescere con ritmi da capogiro, con il prepotente ingresso sulla scena dei cinesi. Ma questa è un’altra storia.

Un supereroe per le rinnovabili?

Peter Parker salvaci tu...

E’ difficile capire che destino aspetta il settore italiano delle fonti rinnovabili. L’altro giorno il ministro Romani dava della “matta” alla ministra dell’ambiente Prestigiacomo, nel contesto della discussione sul nuovo conto energia (il quarto). La settimana prima la rinuncia (?) al nucleare dopo anni di bombardamento mediatico sulla sua inevitabilità e assoluta sicurezza (chiamiamolo effetto Fukushima, che in Svizzera ha portato persino alla censura dei Simpson). Quel che resta certo è l’impegno europeo che si ciamo presi per il 2020, 17% dell’energia nazionale (tutta l’energia, non solo l’elettrico) prodotta con le rinnovabili, e costi salatissimi se non ci arriviamo. Il settore eolico (fino al 2009) e solare (fino al 2010) sembravano lanciatissimi, le biomasse idem. Ci sono state forsennate campagne di stampa prima contro i mulini a vento della mafia poi contro i pannelli fv che danneggiano i siti archeologici. I politici ingenui si sono messi paura e quelli “furbi” ne hanno approfittato. E ora è tutto appeso a un filo, e in cima al filo il ragno governativo ammazza-rinnovabili. Per combattere il ragno ci vorrebbe Spiderman, ma dev’essere impegnato altrove. In effetti nel resto del mondo le cose continuano a procedere a gran velocità, per esempio l’eolico ha raggiunto e superato ad oggi i 240 GW installati (cifra paragonabile alla potenza nucleare della Francia, che ha 58 centrali) ma in Italia Anev (l’associazione industriale di settore) avverte che se non escono “i Decreti Ministeriali attesi in applicazione del D. Lgs. 28/2011” siamo fritti e le installazioni si bloccano. Per avere un’idea dello stato in cui versa il fotovoltaico dopo le mazzate governative basta guardare i commenti sul sito Gifi (rappresentanza di aziende del settore). Ne citiamo uno per tutti, di un certo Marco, redatto per colmo di ironia il primo maggio, festa del lavoro: “A fine maggio avrei dovuto firmare il contratto a tempo indeterminato, a oggi dal primo giugno sono a spasso”. Forza Spiderman, che abbiamo bisogno di te!

Al posto del nucleare

l'energia dei bravi ragazzi

Per sostituire un reattore nucleare da 1000 megawatt ci vogliono dai 5 ai 7mila megawatt solari o eolici. Il fattore cinque-sette è dovuto all’incostanza del sole e del vento, che riduce notevolmente l’efficienza degli impianti a rinnovabili rispetto alle centrali nucleari, le quali una volta accese vanno sempre al massimo (anche in caso di incidente, come si può notare a Fukùshima). Per installare 5000 megawatt eolici ci vogliono 2500 macchine da 2 megawatt, ovvero 250 parchi eolici da dieci torri ciascuna. Per fare 5000 MW fotovoltaici ci vorrebbero 5000 ettari di impianti o se preferite 50 parchi fv da un chilometro quadrato ciascuno. Si può fare? Certo che si può fare. Per esempio gli impianti eolici potrebbero essere messi in Sardegna e quelli fv in Sicilia, o un giudizioso misto, e avremmo sostituito due centrali nucleari (oltre ad aver creato un sostanzioso numero di posti di lavoro in regioni che ne hanno un disperato bisogno). Potremmo anche sostituire nelle case degli italiani venti milioni di lampadine da 60 watt con altrettante fluorescenti da 10, il che ridurrebbe di 365mila megawattora l’anno la domanda elettrica per ogni ora giornaliera di accensione delle luci. Ancor più elevato il risparmio se venti milioni di lavatrici venissero alimentate con acqua calda proveniente da collettori solari invece che con acqua fredda dell’acquedotto come avviene ora. Considerando 200 lavaggi l’anno e un risparmio di 1 kWh a lavaggio fanno 4 milioni di MWh in meno di elettricità. Insomma con interventi di risparmio energetico domestico generalizzati si potrebbe eliminare una terza centrale nucleare. Potrei andare avanti a lungo ma il senso è chiaro, se si investe massicciamente in risparmio, efficienza e rinnovabili si possono chiudere le prospettive per il nucleare e anche puntare al tutto rinnovabili come ripetono da tempo le grandi associazioni ambientaliste, basandosi su autorevoli analisi tecniche. Insomma è ora di cambiare il governo dell’energia. Ed è anche ora di cambiare governo,  come dimostrano le ultime elezioni tedesche, dove i verdi hanno cacciato via i democristiani che dirigevano il Baden Wuerttemberg dalla fine della guerra.

Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (6)

Energia senza carbonio, il vento

In una puntata precedente abbiamo parlato del motore a vapore, inventato nel Settecento e protagonista della Rivoluzione industriale. In verità l’ingegno umano diversi secoli prima aveva già inventato un’altra macchina geniale, il mulino a vento, che produce lavoro sfruttando non il fuoco bensì il moto dell’aria. Sembra che i primi mulini a vento moderni siano comparsi nella ventosa Inghilterra più o meno quando Dante scriveva la sua Commedia, nel Trecento, e che poi si siano diffusi verso il resto d’Europa fino all’Oriente, a seguito delle crociate.

In un mulino il vento mette in rotazione le pale, che a loro volta fanno girare un asse cui è collegata una macina usata per trasformare il grano in farina. In Africa si vedono ancora moltissime donne che ogni giorno passano ore a battere i granelli di cereali con dei bastoni per ottenere la farina: un solo mulino fa questo lavoro al posto di trenta o quaranta donne: l’unica fatica è quella di portare al mulino i sacchi di grano e ritirare quelli pieni di farina.

Pompa eolica in Maremma

Mulini a vento sono serviti anche ad azionare pompe, come in Olanda, un paese che in buona parte giace sotto il livello del mare e dove molto territorio veniva mantenuto asciutto con questo elegante sistema. Persino in tempi relativamente recenti, quando in Italia sotto il fascismo vennero fatte le bonifiche di zone paludose in Toscana e nel Lazio, ogni nuova fattoria costruita veniva dotata del suo snello mulino a vento, usato in questo caso per tirare su acqua da un pozzo.

Alla fine dell’Ottocento qualcuno pensò di sfruttare il meccanismo del mulino a vento per produrre elettricità e nacquero, dopo numerosi tentativi, le moderne pale eoliche, macchine che producono energia elettrica direttamente dal vento senza fare un filo di fumo e quindi senza contribuire al problema climatico, anzi alleviandolo decisamente.

In pratica le moderne pale eoliche sono delle enormi dinamo, simili a quelle che ci sono sulle biciclette per accendere le luci (se sulla bici non avete le luci compratele subito, sono molto importanti per la vostra sicurezza).

Al giorno d’oggi il settore eolico sta conoscendo un’espansione senza precedenti, con grandi impianti che vengono collocati un po’ in un tutto il mondo, dovunque soffi il vento in maniera più o meno costante, sulle alture e anche in mare, dove il vento è spesso forte e costante. I più grandi produttori al mondo di impianti stanno nella piccola ma ventosissima Danimarca, in Spagna e Germania e, da qualche tempo, anche in Cina, dove le autorità hanno compreso l’importanza sia ambientale che economica del settore eolico.

...non è il solo a caricare contro i mulini a vento...

In Italia da qualche anno, con mia grande soddisfazione, hanno cominciato a spuntare i parchi eolici, una regione dove ce ne sono molti è la Puglia ma in generale tutto il sud, molto più ventoso del nord, è adatto a questa forma di produzione elettrica pulita. L’impianto più grande del nord Italia si trova sulle colline vicino a Bologna.

Purtroppo in Italia insieme ai parchi eolici sono spuntati anche dei moderni Don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento come il protagonista del grande romanzo di Cervantes. Sono convinto che anche loro, come Don Chisciotte, alla fine rinsaviranno e comprenderanno il ruolo essenziale che hanno questi sistemi di produzione elettrica per combattere la gravissima minaccia del riscaldamento globale.

Numerosi studi hanno infatti dimostrato che il potenziale di sfruttamento dell’energia eolica è enorme, specialmente con la costruzione di grandi impianti in mare, e che, quando voi sarete adulti, l’energia elettrica di origine eolica potrebbe arrivare a coprire un quarto del fabbisogno mondiale. Il progresso tecnico in questo settore è comunque velocissimo e potranno esserci in serbo novità che aumentano ancora questa quota già molto rilevante.

Cala il vento?

...ma non poi così tanto...

La crescita delle installazioni eoliche in Italia continua, però più piano di quel che si poteva immaginare solo un anno fa. Le nuove installazioni del 2010 (950 megawatt) in effetti sono state inferiori del 16% rispetto a quelle dell’anno precedente (1100 MW) e quindi ora in Italia ci sono circa 5800 megawatt eolici, meno dei 6300 che si potevano immaginare basandosi sul tasso di crescita dell’anno scorso (come al solito, fare previsioni è facile, il difficile è che si avverino…). Per capire meglio questi numeri sappiate che in Spagna oggi ci sono ben 20mila megawatt eolici in funzione, che arrivano a produrre quote molto alte della corrente elettrica in quel paese, fino ad esportare energia pulita verso la Francia. L’associazione italiana degli industriali eolici, Anev, si allarma e attribuisce il risultato deludente del 2010 al drastico calo del valore dei Certificati verdi, i titoli che sono al centro del complesso sistema di incentivazione dell’eolico e di altre fonti rinnovabili (solare escluso) varato nel 1999 da Bersani (quand’era ministro), il cui costo, è bene ricordarlo, ricade sulle bollette elettriche e non sul bilancio dello stato. C’è da auspicare un interessamento del governo, che deve varare l’ennesima norma prevista dall’ennesimo atto europeo, anche considerando l’importanza non solo ambientale ma anche occupazionale del settore (in Germania, tanto per parlare di un altro primo della classe, l’eolico dà lavoro a ben 100mila persone). Ma il governo al momento si occupa d’altro, mi pare.

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale

Non mi portare centrali nukleari
Non mi portare centrali a carbone
Non mi portare auto a gasolio
Non mi portare gasdotti e gassificatori
Non mi portare altra anidride carbonica
Portami invece tanti parchi eolici
Tanta energia solare
Tanti tagli allo spreco energetico
Tanti mezzi elettrici
Un clima migliore
E un po’ di ossigeno nella testa di chi comanda
Grazie

Vittorio

Il gigante eolico che si vede dallo spazio

...e in cima ce n'è un'altra...

Non è un’immagine molto attraente, come tutte quelle ottenute col telerilevamento radar, però dimostra che la nuova gigantesca centrale eolica inglese aperta nel mare del Nord di fronte all’estuario del Tamigi si riesce persino a vedere dallo spazio (sono quei piccoli puntini tutti in fila sopra il nome). La Thanet offshore wind farm, come si chiama ufficialmente, è l’impianto marino più grande del mondo, quando sarà finita avrà cento turbine e 300 megawatt di potenza di picco. E’ stata inaugurata il 23 settembre scorso e secondo il Guardian è costata la bellezza di 900 milioni di sterline! Il giornale, attentissimo alle questioni ambientali ed energetiche, dichiara con disappunto che solo il 20% di questa enorme cifra è andata a beneficio del Pil inglese, la centrale infatti monta turbine Vestas costruite all’estero, dopo la recente chiusura della fabbrica sull’isola di Wight. Notare che nell’immagine, tratta dal sito dell’Agenzia spaziale europea,  se ne vede un’altra, denominata Gunfleet Sands, al largo dell’Essex. L’anno prossimo dovrebbe vedere la luce un impianto ancora più grande, il cosiddetto London Array.

Grazie ad Andrea S. per la segnalazione