All’ambiente il grand commis del ministero


...forse era meglio prima...

Corrado Clini fino all’altro giorno era un nome conosciuto solo agli addetti ai lavori. Oggi è ministro dell’ambiente, dopo la figlia bionda degli industriali chimici Prestigiacomo, e soprattutto dopo ben altri personaggi come l’indimenticato Edo Ronchi o il professor Giorgio Ruffolo (non menziono Pecoraro Scanio perché nonostante alcuni indubbi meriti politici è stato travolto forse immeritatamente dai rifiuti di Napoli e da alcuni comportamenti non molto consoni al suo ruolo). Corrado Clini non è un uomo politico, ma è comunque abbastanza difficile definirlo un tecnico, dato che la sua formazione di medico non è proprio la più adatta a trattare di questioni come il clima, dove in effetti l’Italia ha fatto spesso in questi anni la figura della bimba riottosa trascinata da mamma Europa. Quello che invece Clini ha saputo fare bene negli ultimi vent’anni è stato galleggiare nei più alti ranghi funzionali del ministero, qualunque fosse il colore del governo in carica, assumendo posizioni flessibili in base all’aria che tirava e concentrando incarichi sulla sua persona. E che non sia proprio un ambientalista si è capito subito ieri, quando è riuscito a suscitare le ire degli ecologisti tirando fuori di nuovo pubblicamente il nucleare, sepolto dalla valanga di voti dell’ultimo referendum. Chi ben comincia…

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