350, e non una di più

James Hansen
James Hansen

James Hansen è uno scienziato famoso, dirige il centro di ricerche Goddard della Nasa da molti anni, pubblica regolarmente su Science e Nature, e le sue opinioni hanno un peso molto grande, tanto che di frequente viene ascoltato al Congresso Usa. Bene, da qualche mese Hansen sta diffondendo un messaggio urgente. Il messaggio dice che la concentrazione dei gas serra sul nostro pianeta ha già superato il livello di allarme e che non solo bisogna interrompere la tendenza all’aumento che in due secoli ci ha portato da 280 a 385 parti per milione di CO2, ma che bisogna tornare indietro, verso il livello di 350 ppm, che lui considera abbastanza sicuro da evitare cambiamenti climatici catastrofici. Bisogna cioè riportare al più presto le emissioni di anidride carbonica sotto controllo, in particolare mettendo “fuori legge” il carbone, la fonte fossile più sporca, ma anche quella più utilizzata per la produzione elettrica, non solo in Cina ma anche in Germania e negli Stati Uniti. Per saperne di più e anche per ascoltare un intervento pubblico di Hansen cliccare qui. Nella stessa pagina si può anche scaricare l’articolo tecnico alla base delle preoccupazioni qui esposte: in sostanza il lavoro dice che se si superano certi livelli di gas serra in atmosfera, sul pianeta si innescano dei fenomeni incontrollabili (ad esempio l’emissione di metano dalle tundre siberiane) che provocano un ulteriore riscaldamento, e che possono portare rapidamente allo scioglimento di vaste masse di ghiaccio sia in Antartide che sulla Groenlandia. Hansen e colleghi hanno riesaminato tutte le evidenze paleoclimatiche disponibili e hanno tratto da esse motivo per proporre l’obiettivo delle 350 ppm di anidride carbonica.

La nobile arte del “cap and share”

Emissioni di gas serra (tonnellate/anno pro capite)
Emissioni di gas serra (tonnellate/anno pro capite)

Ammettiamolo, abbattere le nostre emissioni di gas serra non è facile, specie in un paese come l’Italia dove l’argomento, al di là di pochissimi specialisti, è virtualmente sconosciuto. Gli italiani non sanno quanti gas serra emettono, nessuno gliene parla al telegiornale o a Striscia la notizia quindi la questione non è neanche argomento di conversazione a cena. Secondo le stime ufficiali trasmesse dal nostro Paese all’Unione europea le emissioni italiane sono dell’ordine di 10 tonnellate l’anno pro capite (neonati e vecchietti compresi). Questo vuol dire che in media ciascuno di noi emette 27 kg di gas serra (in unità di CO2 equivalente) al giorno, più di un kg all’ora! Se fosse pattume saremmo fritti, altro che Napoli!

Secondo il famoso protocollo di Kyoto per la salvaguardia del clima noi italiani dovremmo ridurre queste emissioni serra di circa il 20% entro il 2012, pena il pagamento in bolletta di salate ritorsioni economiche. Come fare? Il sistema italiano prevede l’assegnazione di tetti di emissione alle grandi imprese energetiche ed energivore. Queste imprese, se superano i tetti assegnati, possono comprare i diritti di emissione per esempio da altre imprese che installano centrali eoliche. I normali cittadini per entrare in questo giro possono provare a installare con costi considerevoli un impianto fotovoltaico sul tetto e “godere” così dei benefici economici del conto energia. La faccenda richiede capitali e competenze non trascurabili, morale non lo fa quasi nessuno.

In Irlanda invece il governo si è inventato un sistema che prevede il coinvolgimento di tutti i cittadini, i quali una volta l’anno ricevono dei titoli di emissione (shares) che possono a loro scelta incassare o distruggere. I titoli derivano dal conteggio delle emissioni permesse (cap) a tutte le imprese, suddivise per il numero di abitanti. Le imprese devono ricomprare i titoli di emissione dai cittadini i quali così recuperano un po’ dei soldi che spendono per le bollette, però possono anche decidere di distruggere i propri titoli per partecipare direttamente all’abbattimento delle emissioni. Naturalmente in Irlanda la questione climatica è all’ordine del giorno, se ne parla molto sia in tv che sui giornali, la gente quindi è sensibilizzata. Il sistema irlandese, denominato “cap and share”, è descritto con molti dettagli in inglese qui e, un po’ più confusamente ma in italiano, qui.

Nucleare: i conti non tornano

Molti pensano, al di là di ogni considerazione ambientale sulle scorie radioattive, che le centrali nucleari siano un buon affare perché producono elettricità a basso costo. I conti non sembrano però indicare che questa sia effettivamente la verità. A fare un po’ di chiarezza ci prova per esempio l’ultimo numero in edicola di “FV fotovoltaici“, una rivista che somiglia un po’ a un catalogo commerciale di impiantistica fotovoltaica ma che contiene comunque del materiale originale interessante. Nell’articolo, a firma del coordinatore editoriale della rivista Roberto Rizzo, giornalista scientifico esperto di ambiente, autore anche di un libro, si parla infatti di costi di investimento stimati da Moody’s pari a 6-7mila $/kW, circa il doppio di quanto dichiarato per esempio da Conti, l’ad di Enel. I costi veri devono infatti comprendere sia la costruzione che lo smantellamento, come dimostrano i 4,3 miliardi di euro che costano allo stato le attività di Sogin Spa, impegnata nello smantellamento delle vecchie centrali atomiche Enel e Enea e nel mantenimento in sicurezza del combustibile irraggiato. Costi che vengono trasferiti nelle bollette elettriche di noi tutti in misura dell’1% circa. L’articolo cita recenti analisi fornite dal coordinatore delle campagne di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, e riportate anche nel sito QualEnergia.

Molise contro vento

Centrale eolica di Middelgrunden, Copenhagen

Mentre in America l’eolico esplode, in Italia lo si ostacola per legge. In Molise in particolare, dopo le polemiche contro il progetto di centrale eolica costiera dello scorso anno, la nuova legge energetica regionale (25 maggio 2008, n. 15) rende praticamente impossibile costruire nuovi impianti eolici. Al punto che Anev (Associazione nazionale energia del vento) con Aper e Legambiente hanno chiesto al governo di impugnarla per incostituzionalità. Leggere il testo della lettera al governo qui e cercare la legge qui.

dal vento, solo dal vento

centrale eolica marina
Samso: centrale eolica marina

In Danimarca c’è un’isola di 4300 abitanti, Samso, che si è resa del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico in pochi anni. Ora non solo le emissioni di gas serra dell’isola sono scese a zero ma gli impianti eolici esportano energia elettrica al resto del paese. Naturalmente questo è avvenuto con il coinvolgimento dell’intera comunità, anche nella proprietà delle turbine, uno stile che qui da noi proprio non passa… Per saperne di più (in inglese) leggere qui (breve) e qui (molto più lungo).

Fonte: Cleantechnica

dal petrolio al vento, in Texas

T Boone Pickens, fare affari col vento a 80 anni suonati
T Boone Pickens, fare affari col vento a 80 anni suonati

Ha ordinato 677 nuove pale eoliche che dal 2011 pomperanno corrente elettrica nella rete americana. Prima tranche di un progetto da 4mila megawatt che costerà circa 10 miliardi di dollari. La parabola dell’ottantenne miliardario texano T Boone Pickens, “convertitosi” al vento e prossimo proprietario della più grande “wind farm” del mondo, è raccontata qui (in inglese). Qualche cenno anche qui (in italiano!).

Fonte: The Independent

anche gli aerei, ma dal 2012

Joshua Davis
Foto: Joshua Davis

Il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 8 luglio 2008 a grande maggioranza (640/690) di includere dal 2012 le emissioni serra degli aerei nel sistema di scambio europeo delle emissioni ETS dal 2012. Dettagli (in inglese) qui. I passeggeri dovrebbero vedere aumenti dei biglietti compresi tra 4 e 36 euro a volo.

Fonte: The Letter, Fondation Robert-Schumann

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