Quel che resta di una pineta


…il buco nero…

Anche in Emilia-Romagna sta facendo da settimane un caldo insensato, e le previsioni per fine agosto dicono che la probabilità che continui così sono altissime. Non piove seriamente dal 20 maggio o giù di lì, i terreni sono talmente secchi che muoiono anche le piante di alto fusto, in particolare le conifere. Chi si guarda un po’ attorno vede che a prosperare in queste condizioni sono solo le specie invadenti di provenienza tropicale, come il temibile ailanto. In una situazione del genere ci si attenderebbe una grande attenzione alla tutela della vegetazione che cerca di resistere allo stress e invece… invece il mese scorso è andata in fumo tutta la parte centrale della bellissima pineta di Dante a Ravenna, che si trova(va) alle spalle della spiaggia, quindi in luogo frequentatissimo e non certo su un remoto crinale appenninico. Ora al centro della pineta c’è un orribile buco nero carbonizzato, come se ci fosse esplosa una bomba al napalm. Ora si piange la scomparsa di questo biotopo meraviglioso con una sorta di funerale pubblico organizzato per il trigesimo del rogo. Ma dico io, non era il caso di svegliarsi prima e mettere su dei turni di sorveglianza volontaria, approntare delle riserve d’acqua strategiche per lo spegnimento immediato dei focolai, tenere fissa un’autopompa dei vigili del fuoco nei paraggi?  Con questo clima sempre più torrido conservare la vegetazione di pregio deve diventare una priorità per tutti, e più in generale bisogna uscire dalla cultura delle emergenze e approntare finalmente un piano regionale di adattamento al cambiamento climatico che è già tra noi.

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