Carta canta


tutta colpa degli americani, come al solito...

Ieri ho fatto un paio di lezioni sul clima in una scuola superiore della “bassa”, tra Bologna e Ferrara. A parte lo sconcerto per il livello di maleducazione che hanno raggiunto i ragazzi e per il totale calamento di braghe degli insegnanti, che sembravano figure spente e senza alcuna autorevolezza, quel che mi ha colpito in verità è la difficoltà a far comprendere ai giovani che la vita cosiddetta “normale” in realtà di normale non ha più niente. Un gesto banale di un ragazzo, che tirava fuori dalla tasca un fazzolettino di carta per soffiarsi il naso e poi buttarlo via, mi è servito da pretesto.

Chi non ha in tasca o nella borsa un pacchettino di fazzoletti in carta? Chi mai riflette sul fatto che quel pacchetto morbido era un pezzo d’albero, vivo solo poche settimane o giorni prima? E che quell’albero magari stava in una foresta svedese, o forse addirittura del Camerun? E che quell’albero è stato tagliato, trasportato in cartiera, tritato, trasformato in polpa di cellulosa, poi confezionato e trasportato ancora fino al supermercato, con enorme dispendio di energia? E che dopo una sola soffiata di naso, dal cestino in cui è finito verrà trasportato di nuovo alla discarica o all’inceneritore, oppure finirà ad intasare i condotti fognari dopo essere finito in un bagno? Lo stesso ragionamento si può fare sul tovagliolo di carta, sull’asciugatutto, che troneggia in grossi rotoli nelle cucine d’oggi, persino sulla carta igienica. Tutti questi prodotti industriali entrano nella nostra vita a colpi di pubblicità televisive, che inducono i cittadini a gettare alle ortiche vecchie normali abitudini, come il fazzoletto di cotone lavabile infinite volte, lo strofinaccio e il tovagliolo in stoffa anch’essi lavabili per anni e anni, il semplice ma geniale bidet, che con un filo d’acqua assicura un’igiene intima ben maggiore della carta! Questi ragionamenti un po’ eccentrici suscitano ilarità ma tra la folla dei ragazzi che sghignazzano si vede qualche volto serio, che sta riflettendo su quel che ho detto, la provocazione per qualcuno ha colto nel segno e dunque non ho perso del tempo, anche qualche prof annuisce, si vede che non ci aveva mai pensato e forse ora ci penserà…
Ogni giorno al lavoro frequento la mensa aziendale e tutti mi guardano un po’ strano perché sul mio vassoio (lavato e sterilizzato!) non metto il foglio di carta pubblicitaria che tutti invece prendono senza pensarci tanto da una grossa pila, né mi servo di una manata di tovaglioli di carta come fanno alcuni (ne prendono anche cinque o sei, tanto sono gratis). Alcuni mi chiedono se per caso non me lo sono dimenticato quel foglio e quando dico che sono contrario allo spreco di carta sorridono un po’ imbarazzati e pensano che la prossima volta staranno zitti. Con gli adulti è dura, con i ragazzi, nonostante il casino che fanno, è molto più facile.

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Un pensiero su “Carta canta”

  1. Da sempre sono contro l’eccessivo uso di carta, specialmente negli uffici. Sono un sostenitore, come ti ho accennato, del “fronteretro” e della stampa solamente se necessaria. Ho persino scritto mail a varie ditte vietandogli di inviarci pubblicità e inviti vari tramite fax. Ti dirò che nel mio ambiente di lavoro i primi a disinteressarsi dello spreco, non dando l’esempio, sono purtroppo i dirigenti, seguiti a ruota dai politici.
    Complimenti per il blog.
    Alle prossime elezioni vota per il formato A5 (fronteretro, naturalmente).

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