Coltivare il sole: fotovoltaico e agricoltura


vento sole e terra, tesori d'Italia

Molti credono che i campi agricoli debbano restare tali e che non debbano lasciare spazio agli impianti fotovoltaici, considerati come un’ennesima forma di cementificazione del territorio nazionale, già molto provato dall’urbanizzazione selvaggia di questi ultimi cinquant’anni. Questa tesi viene sostenuta spesso anche da molti ambientalisti, che però sono al contempo sostenitori del solare fotovoltaico come essenziale elemento della transizione verso le energie pulite. Si sostiene che gli impianti fotovoltaici debbano stare sui tetti delle case, dei centri commerciali e dei capannoni industriali. In parte questo già avviene, nel giro di pochi anni ci siamo abituati a uno spettacolo che prima si poteva ammirare solo in Germania; case e fattorie italiane cominciano a mostrare con frequenza coperture di scuri pannelli fv, grandi strutture come il magazzino Coop della Toscana sono state completamente coperte di silicio e, fino al recente decreto cosiddetto ammazza-rinnovabili, questa tendenza procedeva con ritmo esplosivo, data la convenienza degli incentivi. Ora però, al di là delle giuste polemiche nei confronti di un governo troppo amico dei petrolieri e dei nuclearisti, consideriamo un fatto fisico: per fare un chilowatt fv ci vogliono dieci metri quadri di pannelli, ed è un kW di picco (kWp), cioè quei dieci metri quadri danno al massimo un kW di potenza elettrica, solo se colpiti in pieno e perpendicolarmente dai raggi solari. Vicino al suolo la luce del sole infatti fornisce al massimo 700 watt per metro quadro e siccome i pannelli (per ora) ne convertono in elettricità solo il 15% ecco la necessità di 10 metri quadrati di silicio per un kWp. Un centro commerciale di un ettaro (10mila metri quadri) coperto di pannelli può fornire al massimo un megawatt, il che corrisponde a solo un terzo della potenza che serve al centro stesso per le luci, la refrigerazione ecc. Un condominio di dieci appartamenti necessita di circa 30 kW, che corrispondono a una superficie ampiamente superiore a quella del tetto condominiale esposto al sole. Se poi passiamo alle industrie, alcune notevolmente energivore, come per esempio le ceramiche, comprendiamo che la strategia dei tetti fv non può certo fornirci tutta la corrente che vorremmo per arrivare a spegnere le tradizionali centrali termoelettriche, che scaricano montagne di CO2 e altri inquinanti in atmosfera, e raggiungere così gli obiettivi comunitari di taglio alle emissioni del 20% entro il 2020 (l’Italia ha concordato un più modesto 17%). Vabbè direte voi, non c’è mica solo il fotovoltaico, per esempio ci sono le biomasse. Infatti una superficie sempre maggiore delle nostre campagne viene coltivata a scopo energetico, cioè non per fare cibo ma per alimentare centrali più o meno grandi e più o meno efficienti che bruciano sorgo, mais e legno coltivati apposta per fare corrente elettrica. Anche qui però dobbiamo confrontarci con alcuni duri fatti fisici. Per esempio la fotosintesi, il meraviglioso processo vegetale che assorbe carbonio atmosferico in presenza di luce solare, e che ci consente appunto di disporre di biomassa da bruciare, è ahinoi assai inefficiente. Per fare un confronto con i pannelli fotovoltaici, che pure non sono mostri di efficienza, ebbene questi ultimi sono trenta volte più efficienti di un campo coltivato. Cioè se coltiviamo piante da bioenergia siamo trenta volte più inefficienti del fotovoltaico, ovvero sottraiamo trenta volte più territorio alla produzione di cibo di quanto non faccia il tanto vituperato fv a terra. Senza contare che quelle piante devo seminarle concimarle raccoglierle trasportare la biomassa in centrale, bruciarla, e poi c’è il fumo e le scorie… Volete mettere con la pulizia del fotovoltaico che silenzioso fa corrente elettrica e la mette in rete senza un filo di fumo? E allora dove voglio andare a parare? Copriamo tutta la Val Padana di silicio? Certo che no, però smettiamola di fare ragionamenti mitologici e passiamo alla realtà, lasciamo perdere la coltivazione incentivata di biomasse (che ripetiamolo non sono cibo e sono spaventosamente inefficienti) e dirottiamo una quota di questi terreni e di questi incentivi verso il fotovoltaico. Insieme a questo mettiamoci l’eolico (quello grande, di terra e di mare) e l’efficientamento di edifici e trasporti e facciamo così un vero piano energetico (che ovviamente avrà anche una quota da bioenergia forestale e da biogas), e facciamolo prima delle prossime elezioni e usiamolo come elemento essenziale del programma di un governo che vuole restare in Europa, che vuole difendere i propri cittadini dal cambiamento climatico, e che vuole ridare fiato all’economia e al lavoro, tingendoli di verde.

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