Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (5)


mai più acqua in bottiglia, per il bene del clima

L’economia dello spreco

L’assurda distruzione di foreste tropicali per fare tovaglioli di carta ci riporta al Problema con la p maiuscola: in fondo il clima sta cambiando solo perché viviamo immersi in una cultura dello spreco, alimentata dalla pubblicità e dall’avidità di denaro. Facciamo un esempio: ogni giorno o quasi in casa nostra appaiono nuove carte Pokemon, nuovi pupazzetti di plastica, sorpresine Kinder, sorpresone delle uova di Pasqua, confezioni di Lego, apparecchietti vari che vengono usati poche volte e poi finiscono prima in qualche angolo e poi tristemente buttati via, dato che proprio non sappiamo cosa farcene di questi oggetti mezzi rotti.

Chi è che produce tutta questa roba e perché lo fa, soprattutto come mai noi ce la troviamo in casa? A spiegarlo sembra una pazzia: quasi tutti questi oggetti sono prodotti in Cina, in fabbriche orribili e inquinanti, su ordinazione di commercianti o industriali italiani, che vi convincono a comprarli con le pubblicità in televisione e sui giornalini. Ogni settimana un’enorme nave arriva in Italia dalla Cina, dopo aver navigato per mezzo mondo inquinando l’aria e gli oceani, solo per portare tutta questa robaccia, che voi userete pochi giorni e poi finirà nei rifiuti.

Lo stesso succede ai grandi, che si lasciano convincere anche loro a comprare un sacco di roba inutile solo perché lo dice la pubblicità. Nel mio ufficio ogni giorno tanti colleghi vanno a comprare delle bottiglie d’acqua alle macchinette, mentre in tutti i bagni c’è ottima acqua fresca da bere, assolutamente sicura e gratuita! Ognuna delle bottigliette d’acqua genera un invisibile spreco di energia e una forte emissione di anidride carbonica perché bisogna produrre la bottiglietta (con il petrolio!) bisogna trasportarla in camion dalla sorgente fino a ognuna delle migliaia di macchine distributrici (che sono dei grossi frigoriferi e consumano corrente elettrica) poi dopo pochi sorsi la bottiglia diventa pattume, che deve essere trasportato di nuovo in camion in una discarica, oppure all’inceneritore, dove i fumi che produce vanno a inquinare l’aria che respiriamo!

Tutto questo assurdo spreco esiste solo perché qualcuno ci guadagna, senza che nessuno alzi la voce per dire che è giusto guadagnare solo se non si fanno danni. In questi casi e in moltissimi altri i danni ambientali sono enormi.

nelle scuole manca tutto, e i soldi li buttano qui

Un altro esempio? La costruzione delle armi. Nel mondo si producono talmente tante armi che ogni giorno potremmo ucciderci tutti e poi ricominciare il giorno dopo. E tra le armi non ci sono solo fucili, pistole e mitragliatrici, ci sono anche i carri armati, gli autoblindo, le navi e gli aerei da guerra, gli esplosivi e le mine, i radar e altre diavolerie elettroniche. Pensate che mentre il governo per la crisi economica taglia i viveri a pensionati e poveracci lo stesso governo consuma enormi quantità di denaro pubblico e risorse naturali per costruire nuovi cacciabombardieri, tutto questo nel Paese che “ripudia la guerra” come dice la nostra Costituzione, la legge fondamentale dell’Italia. Ogni singolo caccia F35, così si chiamano questi nuovi mostri tecnologici, costa quanto la costruzione di scuole per diecimila studenti!

Un po’ di equilibrio, per favore

Una delle divinità moderne si chiama Pil, prodotto interno lordo, una strana espressione inventata dagli economisti, che significa tutta la ricchezza prodotta da un paese in un anno. I giornali e le tv seguono attentamente cosa fa il dio Pil, se cresce sembrano tutti contenti, se rallenta si rabbuiano e se diminuisce gridano come ossessi invocando il ritorno della crescita.

Un famoso politico americano, lo sfortunato Bob Kennedy (foto), che venne ucciso nel 1968 mentre tentava di diventare presidente, come suo fratello John, che era già stato assassinato cinque anni prima, disse in un discorso famoso che il crudele dio Pil cresce ogni volta che ci sono incidenti stradali e che invece non si cura per niente di tutte le cose importanti che succedono nella nostra vita e che non si misurano con il denaro, come l’amore tra i fidanzati o la felicità di una mamma col suo bimbo.

La fame di guadagno degli imprenditori dello spreco di cui abbiamo parlato prima si combina con il desiderio di veder crescere il Pil da parte di molti governanti che, sbagliando, credono che i loro elettori stiano bene solo se il prodotto interno continua a correre.

In verità, siccome le risorse disponibili su questo pianeta non sono affatto illimitate, la crescita indefinita del Pil è un’assurdità dalle conseguenze molto negative. Per veder crescere il Pil infatti i paesi si avvitano in un’infinita spirale di costruzione di fabbriche, scavo di miniere, demolizione e ricostruzione delle città, asfaltatura di strade e produzione di auto. La Cina è l’esempio più recente di questo fenomeno impressionante: un vasto paese, contadino e sonnacchioso solo vent’anni fa, oggi appare in preda a una frenesia di arricchimento che tutto travolge, e che distrugge tradizioni millenarie, antichi quartieri, e persino gli strani delfini del grande Fiume Giallo, che non sono sopravvissuti al suo enorme inquinamento.

Le statistiche dicono che i cinesi hanno un’economia (un Pil) che cresce quasi del 10% l’anno e che per fare questo consumano sempre più energia, inaugurando una nuova centrale elettrica a carbone ogni tre o quattro giorni, con grande gioia degli australiani, che il carbone lo estraggono dal loro immenso territorio con grandi macchinari e che i cinesi fanno la fila per comprare. Meno felici sono le famiglie dei minatori che muoiono come mosche nelle antiquate miniere cinesi in continui incidenti causati dall’assenza di sistemi di sicurezza degni di questo nome.

È evidente a chi non è accecato dalla brama di denaro o dall’ignoranza che abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio e che al posto del Pil è necessario introdurre qualche nuovo sistema di misura del benessere individuale e collettivo che tenga conto delle distruzioni che l’attuale crescita economica senza freni comporta. Ogni nuovo oggetto prodotto e buttato sul mercato genera infatti emissioni di anidride carbonica e rischi climatici di cui si deve tener conto insieme al suo valore economico.

Uno dei sistemi che molti ritengono indispensabile per indurre un ritorno all’equilibrio tra economia e ambiente e per fermare la corsa al riscaldamento planetario è la cosiddetta tassa sul carbonio (in inglese carbon tax). In analogia ad altre tasse, che servono per finanziare le attività dello stato, la tassa sul carbonio dovrebbe servire a scoraggiare l’acquisto di beni, in particolare quelli di lusso e molto energivori, e a finanziare le grandi trasformazioni necessarie alla realizzazione di un nuovo sistema energetico finalmente libero dal carbonio.

Annunci

Un pensiero su “Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (5)”

  1. Tutto verissimo, ma credo che compiere questi piccoli gesti quotidiani che se fatti da tutti comporterebbero una drastica riduzione dell’inquinamento ambientale a molte persone proprio non interessano, non posseggono un innato senso del rispetto dell’ambiente che solo puo’ indurli ad agire nel senso giusto! Meglio neppur parlare poi del costo degli armamenti, suscitano sgomento e d orrore perche’ fanno pensare che nel cervello di chi comanda, l’esercizio del potere generi follia pura! Tanti sono gli esempi che proprio in questi giorni abbiamo sotto gli occhi. Ma “Spes ultima dea” chissa’ che la luce un giorno o l’altro non rischiari per miracolo la mente dei potenti!
    AMEN

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...