Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (4)


Brucia, petrolio, brucia

Nonostante l’enorme quantità di plastica che viene prodotta, la stragrande maggioranza del petrolio estratto dal sottosuolo è trasformata in carburanti (benzina, gasolio, cherosene ecc.) e bruciata in motori o caldaie. Pensate che ogni giorno nel mondo si consumano 85 milioni di barili di petrolio, ogni barile sono 150 litri circa e quindi facendo due conti si scopre che ogni abitante del pianeta Terra brucia in media quasi due litri al giorno di petrolio!

In verità ci sono un paio di miliardi di persone più ricche (americani, europei, giapponesi e altri paesi asiatici, parte del mondo arabo) che si possono permettere di acquistare e consumare molto carburante, bruciandone almeno quattro litri al giorno, gli altri invece, più poveri, si accontentano di un litro scarso. I poverissimi invece zero.

Molti pensano che con questo ritmo di consumi il petrolio presto finirà, io credo invece che potrebbe durare molto tempo ancora, dato che i petrolieri inventano sempre nuove maniere (purtroppo sempre più inquinanti e pericolose) di estrarlo dal sottosuolo.

La combustione del petrolio, del carbone e del gas naturale (da molti chiamato metano, ma non è solo metano) produce fumo. Ogni giorno grandi colonne di fumo si alzano dalle centrali termoelettriche, dalle acciaierie e da milioni di altre fabbriche. A queste si aggiungono i miliardi di camini domestici e i tubi di scappamento dei veicoli a motore. Questo fumo porta nell’atmosfera, sotto forma di gas anidride carbonica, grandi quantità di carbonio, che fino a qualche giorno o settimana prima se ne stava tranquillamente sepolto sotto terra da milioni di anni.

Brucia, foresta, brucia

Anche bruciando la legna si produce fumo, un fumo tossico e ricco di anidride carbonica. Nei paesi tropicali, dove si trovano le grandi giungle dell’Amazzonia in sud America, del Congo in Africa e dell’asiatica Indonesia, sta succedendo un altro grosso guaio: gli uomini tagliano e bruciano queste foreste per ricavarne legname e per aprire nuovi pascoli e campi coltivati. Oltre a distruggere l’habitat delle ultime tribù selvagge e di tante specie vegetali e animali (molte delle quali ancora sconosciute) questa distruzione delle foreste tropicali sta producendo forti emissioni di anidride carbonica che si aggiungono a quelle dei combustibili fossili.

È possibile fermare e anche invertire questo processo distruttivo, come dimostra l’esperienza del Costarica, una piccola nazione del centro-America che sta riforestando il suo territorio, cioè sta lasciando ricrescere e sta ripiantando la foresta che fino a qualche anno fa veniva distrutta. Il Costarica è importante anche perché è l’unico paese al mondo che non ha un esercito, un esempio che tutti gli altri paesi dovrebbero senz’altro seguire per avere la pace.

per prendere il Nobel ci vuole un'ottima idea

Anche in Kenya la popolazione sta ripiantando milioni di alberi, un’attività inventata dalla signora Wangari Maathai (foto), che per questo motivo ha preso il premio Nobel per la pace nel 2004.

È bene chiarire che solo in piccola parte la distruzione delle foreste è dovuta alla povertà delle popolazioni locali, in effetti la maggior parte delle distruzioni sono portate avanti da grandi aziende multinazionali e da grandi proprietari terrieri che vogliono estendere le piantagioni di palma da olio (in Indonesia e Malesia), oppure vendere legname (in Africa) o coltivare nuove estensioni di soia o canna da zucchero, come accade in Brasile.

Tutte queste attività dannose per le foreste e per il clima della Terra sono in ultima analisi trainate dalla sempre crescente domanda di prodotti di consumo nei paesi ricchi. Per esempio il poco sano olio di palma viene usato in notevoli quantità nell’industria dolciaria (la mitica Nutella ne è piena) oppure sotto forma di biodiesel, un carburante utilizzabile per alimentare i motori come sostituto del gasolio. La canna da zucchero, oltre allo zucchero, fornisce crescenti quantità di un alcool, il bioetanolo, usato anch’esso per alimentare le automobili in Brasile ma anche in altre parti del mondo.

La soia sudamericana, coltivata al posto della foresta amazzonica, viene usata in grandi quantità come mangime per le mucche europee, insieme al fieno, quindi con poche eccezioni ogni bicchiere di latte e ogni fetta di formaggio porta con sé un po’ di questa distruzione tropicale. Infine il legname, molto usato in Europa per fare mobili e pavimenti, e fin qui ci sarebbe anche un motivo plausibile, ma anche distrutto in grande quantità per fabbricare fazzolettini, tovaglioli di carta e scottex, tutta roba di cui si può fare tranquillamente a meno, dato che esistono e si usano da sempre fazzoletti e tovaglioli in stoffa, e per asciugare si sono sempre usati strofinacci e spugne.

Wangari Maathai

Annunci

1 commento su “Il clima che cambia spiegato ai ragazzi (4)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...