Cala il vento?


...ma non poi così tanto...

La crescita delle installazioni eoliche in Italia continua, però più piano di quel che si poteva immaginare solo un anno fa. Le nuove installazioni del 2010 (950 megawatt) in effetti sono state inferiori del 16% rispetto a quelle dell’anno precedente (1100 MW) e quindi ora in Italia ci sono circa 5800 megawatt eolici, meno dei 6300 che si potevano immaginare basandosi sul tasso di crescita dell’anno scorso (come al solito, fare previsioni è facile, il difficile è che si avverino…). Per capire meglio questi numeri sappiate che in Spagna oggi ci sono ben 20mila megawatt eolici in funzione, che arrivano a produrre quote molto alte della corrente elettrica in quel paese, fino ad esportare energia pulita verso la Francia. L’associazione italiana degli industriali eolici, Anev, si allarma e attribuisce il risultato deludente del 2010 al drastico calo del valore dei Certificati verdi, i titoli che sono al centro del complesso sistema di incentivazione dell’eolico e di altre fonti rinnovabili (solare escluso) varato nel 1999 da Bersani (quand’era ministro), il cui costo, è bene ricordarlo, ricade sulle bollette elettriche e non sul bilancio dello stato. C’è da auspicare un interessamento del governo, che deve varare l’ennesima norma prevista dall’ennesimo atto europeo, anche considerando l’importanza non solo ambientale ma anche occupazionale del settore (in Germania, tanto per parlare di un altro primo della classe, l’eolico dà lavoro a ben 100mila persone). Ma il governo al momento si occupa d’altro, mi pare.

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4 pensieri riguardo “Cala il vento?”

  1. Lascio volentieri un commento anzi riporto le parole del Professor Giorgio Nebbia apparse il su “La Gazzetta del Mezzogiorno” il 21/01/2011. Non c’è commento migliore.

    (…) Le leggi che hanno consentito la crescita delle fonti energetiche rinnovabili (in Italia) erano motivate dalla buona intenzione di diffondere il solare e l’eolico per motivi ecologici, ma hanno ben presto dato vita ad un ingegnoso sistema di produzione di soldi a mezzo di energia.

    Gli incentivi, alcuni miliardi di euro ogni anno, sono pagati dai cittadini sia sotto forma di imposte, sia sotto forma di aumento del prezzo dell’elettricità che figura, nelle bollette elettriche, nella voce tariffaria A3, per cui ciascuno di noi regala soldi e chi vende, installa e gestisce motori eolici e pannelli fotovoltaici solari, tanto che molti terreni agricoli sono coperti di pannelli solari perché si guadagna di più in questo modo che coltivando carciofi o uva.

    Che la situazione sia drogata dimostra lo spavento che sta colpendo tutti gli interessati davanti alla prospettiva di una diminuzione degli incentivi che cominciano ad apparire esagerati. Purtroppo si ha l’impressione che le leggi energetiche siano scritte più da gruppi di interessi economici che da una nuova politica nazionale energetica, coraggiosa e lungimirante diretta ad aumentare l’uso delle fonti rinnovabili senza speculazioni, a far diminuire il costo dell’elettricità per le famiglie e le attività economiche, a far a diminuire l’inquinamento e le alterazioni ambientali, a una produzione nazionale di dispositivi solari ed eolici adatti alle caratteristiche del nostro territorio. L’attuale politica che ha portato alle speculazioni finanziarie sulle fonti rinnovabili sta gettando il discredito su tali fonti, di cui avremo invece bisogno sempre di più in futuro, e sta facendo il gioco di chi vuol far credere che l’unica salvezza va cercata nel nucleare, il che non è certo vero.

    Invito caldamente a leggere tutto l’articolo al seguente indirizzo: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=398117

  2. Il professor Giorgio Nebbia, grande esperto di merceologia, non coglie la necessità di sovvenzionare le rinnovabili, e teme le speculazioni. Senza sovvenzioni le rinnovabili non riescono a partire, schiacciate come sono dalle fonti energetiche tradizionali, quelle sì oggetto di enormi speculazioni da almeno cinquant’anni. Una volta partito il settore delle rinnovabili, in particolare l’eolico, potrà sopportare il taglio delle sovvenzioni perché avrà la forza di resistere da solo sul mercato, come dimostra l’esperienza tedesca. Tagliare adesso è come uccidere il bambino nella culla, il che è esattamente quel che vuole il governo, interessato a dirottare fondi enormemente più grandi sul nucleare, seconda passione di Silvio. Sulla prima sono pieni i giornali.

  3. uno dei più grossi misteri del ventesimo e ventunesimo secolo è il fatto che la maggioranza degli ambientalisti ancora non ha capito la differenza fra potenza (i famosi Watt o kW, MW, ecc) e l’energia (i famosi Ws o kWh, MWh ecc, cioè il prodotto fra potenza e il tempo di funzionamento).
    Esempio: la germania e la spagna posseggono più di 20000 MW elettrici di potenza di picco eolica ma come energia elettrica prodotta questa non arriva nemmeno del 5% del totale.
    Ambientalisti… ..datevi all’ippica che forse è mejo

    1. Il gentile signore che ci invita a darci all’ippica, attività peraltro nobile, non è aggiornato.
      I tedeschi con i loro 25 e passa megawatt eolici, producono ben 38 terawattora di elettricità, che rappresentato il 7% del consumo elettrico (dato 2009 dalla German Wind energy association, http://www.wind-energie.de) mentre gli spagnoli sono arrivati nel 2010 a coprire il 16% del fabbisogno elettrico con i loro 20 megawatt (fonte Red electrica de espana, http://www.ree.es). Nessun mistero quindi, e tanti saluti.

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