Addio Fiat


...non è una Fiat...

Caro Marchionne,
secondo me lei di auto capisce molto ma di clima zero.
E siccome per l’umanità il clima è più importante delle auto, la faccenda è seria. Il clima ha condizionato lo sviluppo e la decadenza di intere civiltà e ora rischia di determinare la possibile estinzione della civilizzazione contemporanea, in buona parte proprio a causa delle auto, in particolare a causa dei dannati motori a scoppio, che da Ford in avanti hanno coinciso con il concetto stesso di automobile.
Fu infatti Henry Ford (quell’antisemita filonazista) a decidere che non valeva la pena di continuare a insistere con le auto a batteria, che in verità esistevano già, anzi furono le prime a circolare per le strade d’America a fine Ottocento, e che era meglio darci sotto con il Modello T. Da allora a oggi sono migliaia i modelli che l’industria dell’auto ci ha propinato, ma tutti indistamente sotto il cofano portavano e portano un motore a scoppio.
Da qualche anno però, complice l’aumento esasperato del petrolio (ora di nuovo oltre i 90 $ al barile) e una certa attenzione del pubblico alle questioni ambientali (pare che in una recente inchiesta oltre due terzi degli intervistati abbiano dichiarato che preferirebbero un’auto pulita a parità di altre condizioni) le case automobilistiche hanno seriamente cominciato a progettare per l’autotrazione elettrica.
Ma lei no, lei invece a Torino vuole produrre Suv, cioè macchinoni pesanti ed energivori, con dei grossi motori a scoppio, l’opposto di quel che serve al clima (the opposite of sex, per parafrasare un vecchio film) e di quel che serve a noi, che sul clima ci facciamo un certo affidamento per la sopravvivenza nostra e dei nostri discendenti.
E così facendo determina anche un destino di arretratezza e decadenza per la sua (?) fabbrica italiana (?) di automobili. Sono altri infatti (per esempio Citroen e Renault, tanto per citare la concorrenza più vicina) ad esibire in casa nostra i loro ultimi modelli, comodi, piccoli, eleganti, ma soprattutto elettrici. Cioè adatti a circolare nell’inquinatissima Val Padana, adatti ad essere riforniti di corrente possibilmente prodotta con le fonti rinnovabili, comunque assai più efficienti, duraturi, semplici e puliti delle fumose caffettiere a scoppio che lei vuole continuare a rifilarci. E noi cominceremo a comprarle quelle auto elettriche, visto che nel giro di poco nelle nostre città compariranno le colonnine di ricarica. E così la Fiat venderà sempre meno e noi importeremo sempre più dall’estero.
Forse anche di auto lei in fondo non è che poi capisca così tanto.
Cordialmente

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