Cancùn, non ne parla nisùn?


...lui ci va, e già ne parla da un po'...

Dopo il mezzo o totale fallimento di Copenaghen l’anno scorso, che ha comportato le dimissioni di Yvo de Groot dal Unfccc, organismo dell’Onu che presiede al trattato globale sul clima, e la sua sostituzione con la signora Figueres, si avvicina ora la nuova conferenza climatica internazionale Cop16, che dal 28 novembre al 10 dicembre terrà occupati in Messico migliaia di delegati e militanti ambientalisti, compreso il nostro amico Luca Lombroso (foto) che speriamo ci mandi qualche corrispondenza. Da Copenaghen in avanti questo 2010 è stato purtroppo un annus horribilis per chi come noi è fermamente convinto della realtà del cambiamento climatico di origine antropica e della necessità urgente ed assoluta di intervenire drasticamente sulle emissioni di gas serra prima che sia troppo tardi. La sequenza di fattacci ha incluso lo scandalo delle email trafugate dall’università di East Anglia, che i giornali anglosassoni hanno ribattezzato subito Climategate in assonanza al vero scandalo costituito dal Watergate di nixoniana memoria, la scoperta di un errore grossolano nel quarto rapporto Ipcc (dove a un certo punto si scrive che i ghiacciai himalayani potrebbero sciogliersi entro il 2035 mentre probabilmente l’anno corretto è 2350) e le polemiche sorte intorno alla figura di Rajendra Pachauri, l’ingegnere indiano che coordina da diversi anni lo stesso Ipcc. In sostanza nel giro di pochissimo tempo la questione climatica è passata dalle stelle del premio Nobel per la pace, concesso all’Ipcc e ad Al Gore, alle stalle delle commissioni d’inchiesta e al buio mediatico. Siccome le commissioni d’inchiesta hanno valutato che in sostanza il Climategate era una bufala, e che sì, è meglio che l’Ipcc stringa di più le reti attraverso cui passano le migliaia di articoli che vengono esaminati, ma che la sostanza scientifica dei suoi rapporti resta invariata, questo buio mediatico spaventa perché l’anno prossimo scade il protocollo di Kyoto ed un nuovo accordo per tagliare le emissioni è indispensabile. O forse proprio a causa dell’assenza di un’attenzione mediatica ossessiva ci potremmo aspettare qualche risultato di rilievo? Speriamo che sia così e che comunque per cercare notizie sull’imminente conferenza non ci tocchi di continuare a leggere i siti svizzeri.

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2 pensieri su “Cancùn, non ne parla nisùn?”

  1. oh ma che onore, grazie!

    si confermo che non ne parla nisùn, o quasi tranne me: Copenhagen da un lato a mio avviso è stato meno fallimentare di quel che si crede dal punto di vista politico, e ne ho scritto parecchio, ma è stato devastante dal punto di vista mediatico. Ho fatto alcuni sondaggi informali, e pochi sanno che si tiene Cancun, ma se ti può consolare non così tanti come crediamo noi sanno del Climategate e cos’è, anzi c’è chi mi ha risposto a un questionario a risposte multiple che il climate gate è uno strumento scientifico e chi che è un accordo internazionale! contento?

  2. Luca
    beh sul Climategate la bufera c’è stata e c’è ancora ma nei paesi anglosassoni, e non qui da noi, nella provinciale periferia del bunga bunga… contiamo su qualche tua corrispondenza messicana per pianetaserra e ti ringraziamo in anticipo

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