Un mondo in bilico


...occhio alla piovra...

I media hanno descritto l’ondata di calore russa del 2010 e le alluvioni del Pakistan come disastri naturali, ma lo sono stati davvero? I climatologi dicono da tempo che le temperature in aumento porteranno eventi sempre più estremi. Gli ecologi ci hanno avvisato che la pressione umana sugli ecosistemi continua a salire e che mentre foreste e praterie vengono distrutte le alluvioni peggiorano.
I segnali che la nostra civiltà è nei guai si moltiplicano. Durante la maggior parte dei 6000 anni dall’inizio della civilizzazione umana abbiamo vissuto dei frutti sostenibili dei sistemi naturali terrestri. Ma negli ultimi decenni l’umanità ha sorpassato i livelli sopportabili da quei sistemi. Stiamo liquidando le risorse naturali della Terra per alimentare i nostri consumi. Metà di noi vive in paesi dove le falde si abbassano e i pozzi si disseccano. L’erosione dei suoli supera la velocità di formazione in almeno un terzo delle zone coltivate, deprivando la terra della sua fertilità. Le sempre crescenti mandrie di bestiame (bovini pecore e capre) stanno convertendo vaste estensioni di praterie in deserti. Le foreste calano di 6 milioni di ettari all’anno mentre sgomberiamo terreni per l’agricoltura e tagliamo gli alberi per il legname e la carta. I quattro quinti del patrimonio ittico oceanico vengono sfruttati fino al limite o addirittura oltre, puntando così al suo collasso. In sempre più sistemi naturali la domanda sorpassa l’offerta.
Nel frattempo la combustione massiccia di sostanze fossili sta sovraccaricando l’atmosfera di anidride carbonica spingendo la temperatura del pianeta sempre più su. Questo a sua volta genera sempre più frequenti eventi climatici sempre più estremi, incluse le ondate di calore che disseccano le colture, siccità più intense, alluvioni più gravi e tempeste più distruttive. La temperatura crescente sta sciogliendo i ghiacci polari e i ghiacciai montani. Se si sciogliesse interamente il ghiaccio della Groenlandia, una zona che si scioglie a tassi crescenti, il livello dell’acqua salirebbe di sei metri e inonderebbe i delta fluviali asiatici dove si produce il riso e molte delle città costiere del mondo. Senza i ghiacciai dell’Himalaya e del Tibet i grandi fiumi dell’India e della Cina andrebbero in secca nella stagione arida e così i sistemi irrigui che da questi fiumi dipendono. Questo è vero anche per il Po, quando i ghiacciai alpini non ci saranno più, d’estate il fiume sarà in secca o invaso dall’acqua di mare… e a questa velocità di scioglimento ci arriviamo nel 2050 o 2100 al massimo. Fronteggiamo problemi di complessità ed urgenza mai viste prima. Possiamo ragionare sistematicamente e decidere le politiche di conseguenza? Possiamo muoverci abbastanza in fretta da evitare il declino e il collasso economico? Possiamo cambiare direzione prima di cadere nel vuoto? Di questo tratta l’ultimo libro di Lester Brown, Il Mondo in bilico (World on the Edge), non ancora disponibile in italiano e di cui si può scaricare il primo capitolo dal sito del Earth Policy Institute.

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