Pioggia e fango


senza parole

Ci risiamo, dopo la mortale valanga di fango di un anno fa a Messina-Giampilieri, e quella del mese scorso sulla costiera amalfitana, ora tocca (di nuovo!) a Liguria e Toscana, per non citare i recenti disastri in Provenza e quelli un po’ più vecchi di Madeira e del Marocco di cui abbiamo già parlato. Ogni volta che le previsioni mettono pioggia c’è da fare gli scongiuri e dopo si contano danni, feriti e purtroppo anche i morti. Le voci che si levano, sempre più flebili per la verità, parlano sempre solo di dissesto idrogeologico o di fatalità. Invece le cose sono più complicate, è vero che c’entra l’inurbamento selvaggio con miriadi di ponti, strade e case costruite su territori esigui e in pendenza, è vero che c’entrano anche le statistiche degli eventi estremi, ma la questione centrale, quella del riscaldamento globale, non la citano in molti. Se il mare è troppo caldo una normale perturbazione autunnale può trasformarsi in un killer e scaricare vere e proprie bombe d’acqua sul primo rilievo che incontra. Vivere vicino al mare, specie se alle spalle c’è un monte come a Messina, ad Atrani, in riviera ligure e in Versilia diventa sempre più pericoloso. E mentre capita tutto questo, in Italia si vuole cacciare via dalla propria sede storica una delle più antiche istituzioni meteorologiche, l’osservatorio del Collegio Romano, fondato nel Settecento e tutt’ora attivo (leggere l’appello su Nimbus.it). Abbiamo proprio capito tutto.

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