Trent’anni buttati


...un gioco da ragazzi...

Ho a casa un libro che inizia così: “Noi italiani sappiamo troppo poco della questione nucleare” e poi prosegue per un centocinquanta pagine a spiegare come e perché governo e industria ci stiano raggirando sulle centrali atomiche (in particolare nei primi quattro capitoli, intitolati Dietro il nucleare, Il ricatto nucleare, I conti sbagliati e Perché no al nucleare). Il libro, dopo l’ampia pars destruens, si conclude positivamente spiegandoci nel capitolo “Le certezze del sole” che un diverso futuro energetico per l’Italia è possibile. Nel caso vi venga voglia di andare a comprarlo vi avviso che sarà difficile e che vi toccherà cercarlo sulle bancarelle dei mercatini o, più modernamente, su e-bay. Il testo infatti è un vecchio “Struzzo” Einaudi del 1978, scritto dal giornalista e ambientalista Mario Fazio e intitolato “L’inganno nucleare”, titolo ripreso da una recente inchiesta di Report. Erano gli “anni di piombo” delle famigerate Br e del rapimento Moro, ed erano passati solo cinque anni dalla crisi petrolifera del 1973, in cui per la prima volta l’occidente si rese davvero conto della propria dipendenza energetica dal petrolio mediorientale. Ma erano anche gli anni in cui il governo democristiano, con la sostanziale approvazione dei comunisti, aveva deciso di far costruire all’Enel otto centrali nucleari. Il Programma elettro-nucleare, strategia elaborata nel 1977 dalla commissione Fortuna, politico socialista cui peraltro dobbiamo la legislazione sul divorzio, prevedeva la costruzione di alcune centrali “tradizionali”, cioè a uranio, e poi di passare, con il plutonio ottenuto dalle scorie della fissione, a nuove centrali “autofertilizzanti”, o reattori veloci, teoricamente in grado di funzionare all’infinito senza più rifornimenti. Fazio nel suo libro commentava “Disgraziatamente il plutonio è davvero una sostanza infernale”, come sperimentò la povera Karen Silkwood, che se lo ritrovò cosparso nel frigorifero di casa a cura dei datori di lavoro, infastiditi dal suo attivismo (se non avete visto il drammatico film con Meryl Streep consiglio vivamente di farlo). Sono passati oltre trent’anni ed è successo di tutto, dall’incidente di Three Mile Island del 1979, che fermò lo sviluppo nucleare americano a quello di Cernobyl del 1986 che fermò quello italiano. I reattori veloci, dopo l’insuccesso del progetto francese Superphenix,  sono stati abbandonati, l’industria fotovoltaica e i “mulini a vento” di cui parla Fazio nel finale del libro sono invece una realtà (ancora piccola ma in poderosa crescita) e soprattutto nella produzione elettrica abbiamo assistito a un ridimensionamento del petrolio, sempre più costoso e pericoloso da trovare (v. golfo del Messico), sostituito non dal nucleare o dal sole ma dal gas naturale e, più di recente, dal carbone. Inoltre, agli ineccepibili ragionamenti antinucleari di Fazio, tutti in chiave sanitaria e strategica, si sono aggiunti quelli economici, sviluppati per esempio da Armaroli e Balzani nel loro recente libro “Energia per l’astronave Terra“, che mostra l’insensatezza anche economica del “nuovo” programma nucleare berlusconiano, che non si è neppure avvalso della discussione parlamentare che condusse al Pen di oltre trent’anni fa, e che appare per questo ancor più autoritario e pericoloso.

Annunci

Un pensiero su “Trent’anni buttati”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...