Il capro espiatorio


...ragazzi, lasciatelo lavorare...

L’affare si sgonfia, mi riferisco alla questione delle email trafugate l’anno scorso dal server dell’università inglese di East Anglia, dalle quali molti “scettici” avevano tratto la conclusione affrettata che dietro il lavoro dei climatologi inglesi non ci fossero altro che truffe e inganni. Oggi si è conclusa la terza indagine ufficiale sulla questione, considerata di estrema importanza e dunque condotta nel Regno Unito persino da un comitato parlamentare. Le conclusioni sono che Phil Jones (foto), lo scienziato inglese responsabile del CRU, l’unità di ricerca climatica più famosa del mondo e autore chiave dei rapporti Ipcc,  non ha fatto nulla di scientificamente reprensibile, anzi viene indicato come un capro espiatorio per colpe immaginarie, una sorta di Monsieur Malaussène della climatologia. Quel che invece non è piaciuto ai membri della commissione è l’eccessiva segretezza o mancanza di trasparenza mostrata dal CRU dopo lo scoppio del caso. E’ vero, gli scienziati spesso non sanno o non vogliono comunicare al di fuori della ristretta cerchia dei loro pari e considerano una perdita di tempo discutere con la gente comune, specie quando sospettano che i loro contendenti non siano in perfetta buona fede. Ed è questo il caso di molti negazionisti climatici, come dimostrano le scoperte sui considerevoli fondi spesi dalle multinazionali petrolifere per sostenere tesi contrarie a quelle scientifiche sul cambiamento del clima.

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