Basta con le gentilezze


C'è poco da ridere...

E’ ora di piantarla con i colpi di fioretto e con l’eccesso di cortesia. I climatologi vengono attaccati brutalmente con calunnie e menzogne, persino i loro dati vengono deformati ad arte per costringerli a dire ciò che non dicono affatto e quindi è necessario che rispondano “pane al pane”. Cosi riassumiamo il pensiero di Sylvestre Huet, quotato giornalista scientifico francese di Libération, che nel suo libro “L’impostore è lui” demolisce il ben più famoso (in Francia) libro di Claude Allègre “La frode climatica”, che tanto successo sta avendo oltralpe e che, sono sicuro, qualche editore italiano farà presto comparire anche da noi. Con il permesso di Huet pubblichiamo di seguito la traduzione di un suo recente intervento pubblico che, oltre ad elencare i misfatti di Allègre, si pone importanti domande sulla qualità e la correttezza dei media quando parlano di clima.

«I titoli che Claude Allègre ha portato e porta ancora sono numerosi. Professore ordinario all’università. Ministro della repubblica, incaricato della pubblica istruzione e della ricerca. Membro di diverse accademie scientifiche tra cui quella del Quai Conti. Titolare di premi a riconoscimento della sua attività di scienziato, come il Prix Crafoord o la medaglia d’oro del Cnrs. Ma Niccolò Machiavelli non affermava forse che «Non è il titolo che onora l’uomo quanto l’uomo che onora il titolo»?

Questi titoli obbligano quindi, come pareva un tempo obbligasse la nobiltà, a delle qualità morali e intellettuali che si chiamano onestà, franchezza, riconoscimento degli errori, desiderio di verità – per quanto complicata sia – e lotta contro l’ignoranza o la menzogna.

Claude Allègre ha dato alle stampe all’inizio di quest’anno un libro intitolato «L’imposture climatique» (La frode climatica), la cui fortuna mediatica e successo in libreria generano un dibattito pubblico molto vivo sul suo tema: l’evoluzione del clima presente e futuro, le sue cause e possibili conseguenze. Alcuni climatologi hanno denunciato la sua «demagogia della semplicità», nonché  «errori e approssimazioni». Il che è tutt’altro che sbagliato, ma fin troppo indulgente. Come se non riuscissero a esprimere senza deviazioni la loro effettiva analisi. O come se avessero paura, qualificando troppo nettamente il discorso di Claude Allègre, di passare per settari, rifiutando il normale dibattito scientifico.

Perché questo libro, l’ho dimostrato nel mio testo “L’imposteur, c’est lui” (L’impostore è lui) senza che il suo autore abbia osato contraddirmi, e la maggior parte dei suoi interventi pubblici su questo tema, si appoggiano su un tessuto di bugie, talvolta sofisticate ma spesso grossolane, su calunnie di cui sono vittime scienziati famosi così come l’insieme della comunità delle scienze del clima, e su grossolane falsificazioni di dati scientifici pubblicati.

Queste bugie, queste calunnie e queste falsificazioni sono così numerose che non sono riuscito a recensirle tutte in un libro, quindi mi scuserete di non darvene che qualche esempio.

Bugie grossolane sui dati osservativi l’hanno portato a decidere, lui solo contro tutti gli organismi meteorologici, che l’anno 2007 sia stato il più freddo degli ultimi cinquant’anni. Bugie appena più sottili sulle tecniche della climatologia, quando fa credere ai suoi lettori che i tecnici di Météo France utilizzano per le previsioni stagionali gli stessi metodi che usano per quelle a pochi giorni. Ciò che mira a convincere i suoi lettori che le proiezioni a cent’anni sono pura follia. Bugie sugli scienziati, quando arruola nel suo campo gli specialisti solari Thierry Dudok de Witt, Sami Solanki o Ilya Usoskin, il climatologo Denis Hartmann e molti altri. Ogni volta che i giornalisti hanno verificato presso questi scienziati se facessero effettivamente parte degli auto-proclamati climato-scettici – hanno ricevuto solo nette smentite, accompagnate da una certa collera di fronte a questo arruolamento forzato.

Bugie sul funzionamento e sui testi dell’Ipcc – il comitato intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici – accusati per esempio di cancellare le incertezze legate alle nubi nelle simulazioni numeriche, mentre già alla pagina 12 dell’ultima sintesi per i decisori si può leggere che si tratta – cito – della «principale fonte d’incertezza». Bugie sui testi ufficiali pubblici e accessibili in internet, come la cifra del 20% da qui al 2050 citata come intenzione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti per la riduzione delle proprie emissioni di gas serra. Come indicano chiaramente i documenti inviati all’Onu dai loro governi, le cifre sono in effetti dell’ordine di 80%.

Non temendo il ridicolo, Claude Allègre non esita a datare l’atto fondativo del complotto climatico di sua invenzione al 1973, e ad attribuirlo a Olaf Palme. Sì, proprio il primo ministro svedese, assassinato nel 1986, due anni prima della creazione dell’Ipcc, quattro anni prima del suo primo rapporto, sei anni prima della firma della Convenzione ONU sul clima (Unfccc). E perché Olaf Palme avrebbe meritato questo titolo di primo congiurato del clima, così presto da precorrere i primi allarmi dei climatologi? Perché fece prendere al Parlamento svedese la decisione di lanciare un programma elettronucleare. Tutto ciò vi pare folle? Ma non meno di quest’altra elucubrazione, che fa della signora Thatcher un membro eminente del complotto, come dimostrerebbe la sua decisione di chiudere le miniere di carbone… nel 1985.

A queste bugie, Claude Allègre aggiunge la calunnia. Calunnia contro il climatologo Jean Jouzel, accusato di aver degradato al rango di tecnico un giovane tesista del suo laboratorio, Nicolas Caillon, per aver fatto una scoperta che gli avrebbe dato fastidio. Tecnico di ricerca al Cnrs, Nicolas Caillon ha definito «disgustosa» questa calunnia. Quanto alla scoperta, pubblicata su Science nel 2003, ha così infastidito Jean Jouzel che anche lui ha firmato l’articolo.

Calunnia contro ricercatori come l’americano Michael Mann o il britannico Phil Jones, accusati non solo «d’incompetenza» ma di impedire l’accesso ai dati scientifici o di truccare le loro analisi al fine di ingannare i colleghi. Calunnie contro l’insieme dei climatologi, accusati di aver costituito – cito – un «sistema mafioso e totalitario» destinato a costruire una «frode scientifica» con l’obiettivo di ingannare l’opinione pubblica e i governanti, e tutto ciò per soddisfare i loro «appetiti di gloria e ricchezza». Immagino facilmente il processo per diffamazione che avrebbe dovuto fronteggiare un giornalista che si fosse permesso delle simili calunnie nei confronti dei ricercatori dell’Istituto di fisica del globo di Parigi, che Claude Allègre ha lungamente diretto.

A queste bugie e calunnie, Claude Allègre aggiunge la falsificazione dei dati scientifici. Come hanno dimostrato le proteste scritte dei climatologi Hakan Grudd e Louise Sime, dalla Svezia e dalla Gran Bretagna, Claude Allègre ha introdotto dei valori falsi nelle curve che ha loro attribuito e che ha preteso di riprodurre nel suo libro. Ciò allo scopo di fabbricare strani grafici, destinati a ingannare i suoi lettori con un’apparenza di scienza. Un’operazione che, se pubblicata in una rivista scientifica, si chiama falsificazione di dati e costituisce la frode maggiore di cui un ricercatore si possa macchiare.

Preso con le mani nel sacco, Claude Allègre ha creduto giusto difendersi affermando di aver scritto «un libro politico» e non scientifico. Questa difesa rivela forse il suo concetto della politica, ma come si può immaginare che dire “faccio politica” possa costituire una scusa per mentire, ha rilevato il fisico Edouard Brézin?

Bugiardo recidivo, calunniatore e falsario, Claude Allègre disonora i suoi titoli. Ha rotto brutalmente con l’etica della ricerca e dell’insegnamento. Ma siccome vuole chiaramente partecipare a ciò che un editoriale di Nature, lo scorso 11 marzo, ha qualificato come una «rissa di strada», può  sembrare logico che utilizzi dei metodi da furfante.

Potrebbe apparire d’altro canto assai curioso che abbia ricevuto un’accoglienza così favorevole da parte di così tanti media, in particolare televisione e radio, presentato come portatore di parole da grande scienziato, degno di essere ascoltato. Claude Allègre avrà almeno fornito un argomento di studio agli specialisti di media, che dovranno interrogarsi e spiegare i meccanismi che hanno condotto numerosi tra loro a seguire l’impostore come pecore. La piccolissima comunità dei giornalisti scientifici, anche se non ha ceduto a questo vento, non poteva certo rovesciare la situazione.

Non si tratta quindi soltanto di ristabilire nel campo pubblico l’onore degli scienziati calunniati, e di fornire ai cittadini informazioni oneste su un argomento di grande importanza. Questo episodio amaro pone anche la questione di un’informazione di migliore qualità, più esigente, che contribuisca al dibattito pubblico senza pervertirlo. Un’informazione che consenta il dibattito politico proprio perché non tratta le scienze naturali come un oggetto politico, dove l’opinione sia regina e i fatti secondari».

Sylvestre Huet, giornalista scientifico di Libération, animatore del blog Science2, 15 giugno 2010, traduzione di Vittorio Marletto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...