Il compleanno di Cernobyl


Contro l'uranio i muscoli non servono, serve la testa...

C’è chi scherza col fuoco, e chi con un reattore nucleare. Furono, incredibilmente, la noia dei tecnici addetti al controllo e un esperimento fatto per passare un po’ il tempo, la causa materiale del più grosso disastro nucleare civile, la cui nube radioattiva gettò nel panico mezza Europa nel 1986, quando da fonti svedesi, qualche giorno dopo l’esplosione, si venne a sapere che una grande quantità di radioattività era sfuggita dalla centrale sovietica e si aggirava nei cieli. Ricordo bene i divieti di consumare funghi, ortaggi, latte e derivati, diramati dall’allora ministro della sanità Donat-Cattin, e la raccomandazione di non stare troppo all’aperto, onde evitare l’eccessiva esposizione alle radiazioni. Fino a un paio d’anni fa in Emilia-Romagna venivano ancora ospitati i cosiddetti “bambini di Cernobyl”, portati a fare qualche settimana di vacanza lontano dalle zone ucraine e bielorusse ancora contaminate, un’iniziativa che si interruppe dopo uno scandalo. Bene fanno i Verdi di Bonelli a manifestare oggi con drammaticità a Roma contro la proposta di ritornare al nucleare civile, sostenuta a spada tratta dal governo contro ogni preoccupazione sanitaria e anche contro ogni logica economica che non sia quella di aprire comunque dei cantieri.

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