L’impero del mare


...quest'affare già funziona...

Entro dieci anni gli inglesi produrranno un quarto della loro elettricità in mare, con il vento, le onde e le maree. Il piano energetico inglese prevede infatti entro il 2020 di tagliare un terzo delle emissioni di CO2 rispetto al 1990, e addirittura di ridurle al 20% di quei livelli entro metà secolo. Il settimanale scientifico New Scientist dedica a questi sforzi uno speciale nel quale si discutono le sfide tecnologiche ed economiche da affrontare ma si mette anche in evidenza che sfide simili sono state vinte già in passato dagli inglesi, per esempio nello sfruttamento dei grandi giacimenti petroliferi e metaniferi del Mare del Nord negli anni ‘70 del secolo scorso, quando gli investimenti superarono quelli fatti dagli Usa per raggiungere la luna. Lo scorso gennaio il demanio della Corona ha messo all’asta lo sfruttamento eolico di migliaia di chilometri di mare nei quali sorgeranno ben 6000 turbine, capaci di generare 30 gigawatt di potenza, equivalenti a qualcosa come quindici nuove centrali nucleari. Il tutto costerà circa 85 miliardi di euro, soldi che secondo il piano dovrebbero arrivare dai privati, attratti dalle possibilità di profitto. I problemi di ingegneria sono rilevantissimi, le turbine da costruire saranno complessivamente alte 220 metri, incluso il basamento subacqueo di 60 metri e per raggiungere gli obiettivi previsti bisognerà arrivare ad installarne una ogni due giorni. I concorsi di idee necessari alla soluzione dei problemi tecnici vengono gestiti dal Carbon Trust, un’azienda senza scopo di lucro che non ha equivalente in Italia e che finanzia lo sviluppo tecnologico a basso tasso di carbonio. Per l’ancoraggio delle turbine in mare sono in questo momento in gara tra loro sette diversi gruppi che propongono soluzioni molto diverse, dal treppiede al galleggiamento, così come sono allo studio diversi metodi di installazione delle turbine in vista della riduzione dei costi. Lo stesso servizio ci informa sulle modalità di funzionamento del sistema SeaGen, operativo dal 2008, dotato di due eliche sottomarine in fibra di carbonio (ironia della sorte lo stesso materiale che non vogliamo finisca in atmosfera è indispensabile per questa tecnologia) capaci di estrarre energia elettrica dalle imponenti maree dello stretto di Strangford nell’Irlanda del nord. L’azienda che gestisce questo sistema ha di recente ottenuto dalla Corona l’opportunità di sfruttarlo in altre zone costiere caratterizzate da grandi maree, arrivando a 100 megawatt di potenza installata.

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2 pensieri su “L’impero del mare”

  1. ma noi non abbiamo zone marine in cui vi sono correnti cosi forti come nel mare del nord ed in più tutti i nostri litorali sono zone di interesse paesaggistico e quindi vi sarebbero opposizioni giustificate a questo tipo di installazioni, e siamo sicuri che i costi di manutenzione col tempo non finiscano per essere molto elevati, tenendo conto del rapido degrado di tutte le strutture a contatto dell’acqua marina ed al traumatismo continuo delle correnti?

  2. Tutte questioni legittime, di cui però nessuno si sta occupando seriamente in questo Paese, intendo nessun centro di ricerca, nessun apparato governativo, men che meno la popolazione, che invece senza troppe preoccupazioni accoglie decisioni assurde come quella di comprare a scatola chiusa quattro centrali atomiche francesi considerate pericolose da molte agenzie di sicurezza nucleare e di cui soprattutto non c’è alcun esemplare in funzione…

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