Da Flopenaghen, con rabbia…


Cara sirenetta, ci hai proprio deluso...

Il non-accordo

Lorenzo Fioramonti, 20 dicembre 2009

Come previsto, l’accordo di Copenaghen è stato un non-accordo, giusto per non perdere completamente la faccia. Abbiamo assistito all’ultimo atto di una conferenza deprimente, mal gestita e sorda alle richieste di milioni e milioni di cittadini in tutto il mondo. È un non-accordo perché non accontenta nessuno. Non risponde alle richieste degli stati insulari, che chiedevano tagli certi e rapidi alle emissioni. Non accontenta i paesi più poveri che volevano investimenti sicuri e regolari per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Non accontenta i paesi europei che chiedevano tagli incisivi nei prossimi anni. Non risponde ai risultati della ricerca scientifica che individuava standard precisi di riduzione che non verranno mai rispettati. Si tratta di promesse, semplicemente parole. Così come le promesse sull’aumento dei fondi allo sviluppo (il famoso 0,7 del PIL), da sempre disattese. O quelle degli obiettivi del millennio, una pantomima ridicola di menefreghismo internazionale. Siamo nuovamente al punto di partenza. Non solo non si è deciso nulla, ma si è messo l’orologio avanti di un anno. Chissà se il 2010 porterà consiglio. C’è sicuramente poco da sperare, a meno che i cittadini non comincino a far sentire la propria voce. A partire da ora.

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3 pensieri riguardo “Da Flopenaghen, con rabbia…”

  1. Scrivo oggi al Corriere della Sera la seguente letterina

    Gentile Direttore,
    Ho visto con piacere che il 20 dicembre scorso avete dedicato la rubrica “La Parola” al neologismo Flopenaghen.
    Vorrei rivendicare scherzosamente la primogenitura del termine, dato che l’ho inventato nello scorso settembre per titolare un articolo del mio blog climatico (https://pianetaserra.wordpress.com/2009/09/21/flopenaghen-se-fallisce-la-conferenza/).
    Naturalmente se altri possono dimostrare di averlo inventato prima di me sarò lieto di ritirarmi in buon ordine.
    Cordiali saluti e buon Natale
    Vittorio Marletto, Bologna
    http://www.pianetaserra.wordpress.com

  2. Forse non sono ben addentro al problema: ma chi sono gli stati pronti a prendere provvedimenti per ridurre la co2? Il cosidetto occidente, Europa ed America del nord la cui cultura (SALENDO da Atene e Roma -MADRID -PARIGI -LONDRA- ED ORA- WASHINGTON -FINO A PECHINO) ha cominciato ad infliggere danni ambientali notevoli alle foreste locali (cito un caso banale in grande vigore all’epoca romana: gli impianti termali, che consumavano enormi quantita di legname per fare funzionare i forni per scaldare i vari calidarium degli ambienti termali, da allora in poi è stato un crescendo nel consumo di energie e di danno ambientale fino ad arrivare al 20° secolo, che ha rappresentato l’iperbole in assoluto in tal senso in cui il danno non è piu stato solo ambientale ma si è trasmesso anche alle acque dei fiumi e dei mari e per di piu nell’atmosfera (non sottovalutiamo accanto ai danni climatici i danni ben piu subdoli arrecati alla salute dall’inquinamento da metalli pesanti nelle acque e dai prodotti chimici tossici che respiriamo nell’aria). Responsabili quasi in assoluto noi occidentali, la nostra cultura la nostra concezione di vita consumistica, caccia indiscrimnata pesca indiscriminata di frodo e non, totale disinteresse della mortificazione del paesaggio con relativi rischi ambientali e questo non solo in Italia ma un po’ in tutto il nostro mondo, cattive usanze che ora prendono piede anche nei paesi cosidetti in via di sviluppo. Caro Vittorio noi oggi siamo pronti a ridurre qualcosa e a fare qualche sacrificio, ma non certo a barattare le nostre comodità raggiunte, per migliorare lo stato di quelle popolazioni in via di sviluppo, indiani cinesi o altri del mondo africano o sudamericano. Nei confronti di queste noi siamo solo il 20% come numero di individui e questi si arresteranno nella loro corsa al benessere (seguendo il nostro indirizzo), solo quando i disastri ambientali sui loro territori e naturamente anche sui nostri sara’ tale che dovranno prendere provvedimenti che però non saranno forse piu efficaci almeno nel breve termine, (quanti decenni o secoli?) per riportare la situazione allo stato quo ante.
    Per mio conto la vedo molto ma molto dura. I posteri giudicheranno…
    Un cordiale saluto, sperando nell’aiuto della provvidenza! BUON NATALE
    enrico fiore

  3. Ci scrive l’amico ricercatore Enrico Ceotto:

    “E cosi’, come ampiamente previsto, i delegati se ne tornano a casa poco prima di Natale con un pensiero nella testa: “Ho freddo, sono stanco e qua in Danimarca ho perso solo del tempo”.

    E’ stato del tutto un flop? Vediamo chi ci ha guadagnato:
    1) le compagnie aeree, che in tempi di crisi hanno visto crescere le prenotazioni per e da Copenhagen;
    2) gli alberghi della capitale danese, che sara’ pure bella, ma con questo freddo non ci sarebbe andato nessuno…
    3) le birrerie e i ristoranti della capitale danese (e forse anche le belle di notte), per i motivi indicati al punto 2.

    Stringi e stringi la verità, banale ma ineluttabile, è che in tempi di dura crisi finanziaria mondiale nessuno vuole tirare fuori i soldi necessari per un serio accordo internazionale di contrasto ai cambiamenti climatici. Certo una brutta battuta d’arresto, che sara’ difficile recuperare in futuro.”

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