Flopenaghen: se fallisce la conferenza


Con troppi comandanti la nave affonda...
Con troppi comandanti la nave affonda...

Sono in parecchi a pensarlo e qualcuno lo dice anche: la conferenza di Copenaghen non porterà ai risultati sperati (le basi di un nuovo trattato valido dal 2012 in avanti, per sostituire Kyoto che muore in quella data). C’è troppa distanza tra i contendenti, e troppo pochi giorni di trattativa disponibili (meno di 15, in particolare una decina a Bangkok questo mese e qualche altro in Spagna a novembre). Un pezzo di David Victor recentemente apparso sulla rivista Nature (che sulla rotta verso Copenaghen ha un bel sito speciale) suggerisce addirittura di puntare decisamente a un altro approccio (un piano B) perché mettere d’accordo quasi 200 paesi su un tema così intricato come la riduzione del rischio climatico è umanamente impossibile, mentre potrebbe essere molto più facile una partita giocata nei prossimi due anni dalle 12-15 nazioni che fanno il 90% delle emissioni di gas serra. Il Forum sull’energia e il clima messo in piedi da Obama la scorsa primavera potrebbe servire alla bisogna, almeno a giudicare dalla dichiarazione dell’Aquila. Comunque l’Onu, e Ban Ki-Moon in particolare, sono decisi a evitare il fallimento e durante il summit che si svolge questa settimana a New York vogliono scuotere e spronare i leader del mondo mettendoli direttamente in contatto con i Paesi che più soffrono per le conseguenze del surriscaldamento globale. Servirà?

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