Una parola al giorno: greenwashing


Bastasse la cravatta...
Bastasse la cravatta...

Nel mondo anglosassone la facilità di creare neologismi è enormemente superiore a quella italica: c’è n’è uno in particolare che trovo assolutamente efficace e intraducibile, il termine “greenwashing”, letteralmente “lavaggio verde”. In effetti questa nuova parola indica la pratica sempre più corrente di aziende, peraltro inquinatrici e molto dannose per l’ambiente e/o per la salute, di darsi una verniciata di verde con campagne d’immagine che servono solo a ingannare i consumatori e in generale i cittadini sull’effettivo stato delle cose. La più clamorosa azione recente di greenwashing in Italia è stata la campagna della cravatta portata avanti dal capo dell’Eni nel 2007 e riproposta l’estate scorsa. Ricorderete il coraggioso gesto di Scaroni (foto), riportato fedelmente da tutti i media e naturalmente anche dal sito dell’Eni, che vanta ben 141 tonnellate di riduzione delle emissioni di anidride carbonica dovute all’aumento di 1 grado della temperatura durante l’estate nei condizionatissimi uffici Eni, grazie all’abolizione della cravatta. Chi frequenta questo blog sa bene che questo risparmio di emissioni è assolutamente trascurabile, dato che corrisponde alle emissioni annuali di gas serra di soli… 14 italiani!

Forse non è altrettanto noto quanto il clima terrestre deve all’Eni in termini di emissioni dovute alla combustione del gas naturale e degli altri prodotti fossili che Eni produce e commercia sul mercato nazionale ed europeo. Una cifra esatta non è disponibile ma una nostra stima assolutamente prudenziale basata sui dati di vendita riportati nel sito stesso ci dicono che, a fronte di 12-13 milioni di tonnellate di carburanti (di cui due terzi in Italia) e a fronte dei 99 miliardi di metri cubi di gas naturale (57 dei quali in Italia) venduti in un anno, si erge la spaventosa montagna di 235 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, cui vanno aggiunte le 67 milioni di tonnellate emesse dall’Eni stessa (e dichiarate nel sito) durante l’esercizio 2007 per le proprie attività, che inglobano anche la sua produzione elettrica. Eni erutta direttamente o indirettamente, tramite la combustione di quel che commercializza, più della metà dell’intera emissione serra dell’Italia (570 milioni di tonnellate circa, dati 2007 Apat)!

Eni è tuttora sotto il controllo dello stato italiano e guadagna almeno 10 miliardi di euro l’anno (netto, dopo le tasse…). Eppure, grazie alla pubblicità, la gente crede che Eni sia un gigante buono, che rinuncia persino a togliersi la tanto adorata cravatta per il bene dell’ambiente e del clima… Gente, è ora di spegnere la televisione e riaccendere i neuroni!

Nota: nel caso vi interessino i dettagli ho considerato per prudenza che il carburante fosse tutta benzina, che emette circa 3 kg di CO2 (il gasolio ne fa quasi 4), e che ogni m3 di metano si traduca in 2 kg di CO2.

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