Milleseicento schiavi


Uno schiavo di Michelangelo.
Uno schiavo di Michelangelo.

Considerate che un uomo (uno schiavo) lavorando (con le braccia, mica seduto al computer…) dodici ore al giorno senza interruzione sviluppa appena 0,6 kWh… Considerate che un kWh elettrico in bolletta vi costa massimo 20 centesimi… Considerate anche che (come riferisce Nicola Armaroli in un recente articolo pubblicato su Sapere) un’automobile di media cilindrata viaggiando a velocità di crociera sviluppa la potenza corrispondente al lavoro simultaneo di 1600 persone (o schiavi, se preferite) e che un Jumbo in decollo a pieno carico da Linate invece sviluppa addirittura l’equivalente della potenza di un milione e 600mila persone, più di tutti gli abitanti di Milano messi insieme. Insomma siamo venuti su in un’epoca di cuccagna energetica, dove con qualche euro possiamo procurarci l’equivalente energetico del lavoro di migliaia di persone sotto forma di elettricità o carburante. Ma “La cuccagna è finita” come dice Armaroli efficacemente nel titolo del suo lavoro, perché i giacimenti petroliferi “giganti o supergiganti” non si trovano più e nessuno sa come rifornire il popolo mondiale dei 100-120 milioni di barili di cui necessiterà di qui a qualche decina d’anni (i consumi attuali sono di “appena” 85 milioni di barili al giorno). La cuccagna è anche messa in crisi dall’ormai acquisita nozione che stiamo sbilanciando il clima planetario (e anche altre cosucce come l’acidità degli oceani e il livello generale degli stessi) con le enormi emissioni di gas serra provocate dalla combustione sempre più frenetica di gas carbone e petrolio. Armaroli, dopo un’analisi molto critica delle prospettive nucleari globali e italiane, invita per l’ennesima volta a rivolgere l’attenzione politica (cioè gli investimenti e le politiche) in direzione dell’unica fonte pulita e inesauribile di cui direttamente o indirettamente disponiamo: il sole. Auguriamoci che il suo invito venga presto raccolto e auguriamo anche al direttore di Sapere, prof. Carlo Bernardini, che festeggia 25 anni di felice direzione dell’unica rivista di divulgazione scientifica interamente italiana, altri 25 anni almeno di attività editoriale.

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