Altre storie di auto elettriche


Meglio del Piaggio Porter...
Meglio del Piaggio Porter...

Per spingere un Tesla Roadster da zero a cento chilometri l’ora in 4 secondi ci vuole un pacco di settemila batterie agli ioni di litio, di quelle che si trovano in ogni telefonino, tutte connesse con un gran numero di collegamenti elettrici. Nikola Tesla, per chi non lo sapesse, è stato un grandissimo scienziato e inventore di origine serbocroata, trasferitosi in America e poi definitivamente assimilato nel pantheon degli scienziati Usa, da Beniamino Franklin fino a Richard Feynman. Tesla è anche il nome scelto da Elon Musk per la sua fabbrica di gioielli elettrici da 100mila dollari, dove ha investito alcuni dei milioni che ha guadagnato dopo il successo di PayPal, il sistema di pagamento online da lui inventato, e ben conosciuto dagli utenti di eBay, come si legge in un recente numero di New Scientist. Dispiace fare i soliti paragoni tra i nostri imprenditori e quelli statunitensi, ma certo di fronte alla voglia di inventare e di scommettere su un futuro diverso da quello attuale di certi personaggi americani, al confronto con quel che si trova da noi cadono le braccia. In Italia infatti cosa c’è di elettrico sul mercato? Degli scatoloncini di latta come i Piaggio Porter elettrificati da MicroVett e poco più. L’auto elettrica non è semplicemente presa in considerazione, né dalle imprese né dagli amministratori. Sarà che siamo la patria di Fiat, Ferrari e Lamborghini, ma il pistone e la biella sembrano l’unico orizzonte della mobilità automobilistica nazionale. E invece l’elettrico ha un’immensa serie di vantaggi, poca CO2 (si parla di 35 g/km e anche meno), niente emissioni inquinanti tra le strade strette delle città, rumore zero, grande semplicità costruttiva, con conseguenti modeste spese di manutenzione e lunga durata. Quand’è che un sindaco dell’inquinatissima Val Padana avrà il coraggio politico di emanare una direttiva che imponga la transizione all’elettrico per chi lavora girando a motore per la città (enti pubblici, trasportatori, rifornitori, agenti di commercio, manutentori, imprese edili e così via, per migliaia di mezzi sempre in movimento)? Un provvedimento pubblico di questo genere consentirebbe di dare il necessario slancio a un settore, quello del mezzo elettrico, che ha bisogno di essere accompagnato fuori dal ghetto in cui è relegato al momento. Tesla Roadster non è certo il mezzo adatto per rifornire le macchine del caffè o per cambiare il toner alle fotocopiatrici negli uffici. Però serve ad aprire la strada a modelli successivi, molto meno pretenziosi ma destinati al pubblico di massa. Intanto le prenotazioni fioccano e Mr. Musk ha un altro motivo per fregarsi le mani soddisfatto.

Annunci

2 pensieri riguardo “Altre storie di auto elettriche”

  1. In Italia la corrente elettrica si fa per l’85% con fonti fossili, di conseguenza anche le auto elettriche emettono indirettamente co2, a meno che non siano con certezza ricaricate da una fonte rinnovabile. Trascuriamo qui il discorso della co2 emessa per costruirle e smantellarle a fine vita. Ciao e grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...