Le tristi storie delle auto elettriche


Il fortunato Darrell.
Il fortunato Darrell.

Tra le pagine del sito del Sierra Club, benemerita ed antica associazione ambientalista americana, si può fare la conoscenza con un certo signor Darrell Dickey che da dieci anni è fortunato possessore di un Suv Toyota Rav4. E cosa ce ne importa, direte voi? La cosa interessante è che il Suv del sig. Dickey è completamente elettrico, raggiunge i 120 km/h, ha un autonomia di di 160-190 km e soprattutto si ricarica con l’impianto fotovoltaico comprato insieme all’auto ed installato sul tetto di casa. In una parola Darrell viaggia gratis, non emette alcunché (né inquinanti né rumore) e si gode un comodo e ampio mezzo di trasporto privato con la ben nota affidabilità giapponese. Il tutto avendo speso 45mila dollari una tantum dieci anni fa, soldi che si sono già ampiamente ripagati grazie alla corrente prodotta sul tetto e rivenduta alla rete. Come sapete i motori e le auto elettriche sono estremamente meno complicati di quelli a scoppio per cui anche i costi di manutenzione sono prossimi allo zero. Bene, direte voi, dov’è che si compra questa Toyota, che ne voglio subito una anch’io? La risposta è: da nessuna parte. Per capire come mai bisogna leggere (in inglese) la storia della Rav4EV, il modello elettrico del ben noto Suv giapponese. La cosa più sconcertante che si scopre leggendo queste informazioni è che non solo l’auto non è più in vendita ma è impossibile costruirla di nuovo o farne una simile perchè non esistono più le fondamentali batterie speciali al NiMH (nickel-metallo idruro) da 95 ampereora di cui era dotata. E chi è che ha reso impossibile la costruzione di queste batterie, smantellando persino l’impianto di prouzione? Il proprietario del brevetto! Non si tratta di un matto, si tratta invece della Chevron-Texaco, colosso petrolifero statunitense, che ha zero interesse a vedersi diffondere sul mercato mezzi di trasporto come quello descritto prima… (continua)

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