Il nucleare emette 25 volte più CO2 dell’eolico

3 12 2009

Non c'è partita: 25 a 1!

Se comprate l’ultimo numero di Le Scienze, quello di dicembre 2009, ci trovate la versione italiana di un bellissimo articolo a cura di Mark Jacobson e Mark Delucchi nel quale si sostiene che non solo tutta l’energia degli Stati Uniti ma dell’intero globo potrebbe essere ottenuta da fonti rinnovabili nel giro di una ventina d’anni se solo volessimo. Non si tratta di un’affermazione teorica, i due ricercatori sono in grado di dimostrarlo concretamente sulla base della propria vastissima produzione scientifica, e offrono un piano di ristrutturazione del sistema energetico che potrebbe liberarci dalle emissioni di carbonio entro il 2030 se solo venisse adeguatamente spinto politicamente e finanziariamente. Dopo aver chiarito che in fondo l’enorme quantità di energia consumata dagli esseri umani è comunque una frazione risibile di quella proveniente dal sole (e raggiungibile, cioè senza riferimento a impossibili sistemi di cattura oceanica o spaziale) i due, con abbondanza di grafici e spiegazioni ci danno i numeri necessari: costruire ed installare alcuni milioni di grandi turbine eoliche, di centrali solari di vario tipo e completare il tutto con un po’ di energia dall’acqua (idroelettrico ma anche geotermico, onde e maree). L’energia elettrica così prodotta tra le altre cose servirebbe anche a rendere puliti ed efficienti anche i trasporti, tramite la loro completa elettrificazione. By the way gli autori ci raccontano che, lungi dall’essere “pulito” come vorrebbero convincerci i nostri Scajola e compagnia, il radioattivo nucleare è anche molto emissivo, nel senso che tra la costruzione della centrale, la produzione del combustibile, lo smaltimento dei residui e il “decommissioning” delle centrali, questa fonte energetica “fa” venticinque volte la CO2 dell’eolico, watt per watt. Altro che balle…





La Cina dà i numeri

27 11 2009

Qualcosa emerge dalle nebbie cinesi...

Va dato atto alla Repubblica (in particolare a Valerio Gualerzi, che segue le questioni ambientali) che argomentando bene le proprie critiche si può ottenere la modifica di una pagina web, come è successo ieri, quando nell’articolo “Clima, la promessa della Cina” il sottotitolo originale “Taglio del 40% entro il 2020″ su nostra sollecitazione è stato cambiato nel ben più realistico “2020, più efficienti del 40%”. Cosa significhino questi numeri cinesi in effetti non è facile da raccontare, dato che si intrecciano con gli altri numeri che arrivano quasi in contemporanea dagli Usa. Mentre questi ultimi sono una promessa di taglio assoluto alle emissioni (del 17 per cento entro il 2020, del 30 per cento entro il 2025 e del 42 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli, peraltro enormi, del 2005) quelle cinesi sono promesse che riguardano l’intensità di emissione serra per unità di prodotto lordo, il che non implica affatto un taglio delle emissioni assolute, che ormai superano quelle Usa, dato che l’economia cinese è in piena espansione e continua a crescere persino adesso che tutto il resto del mondo è in preda alla recessione. Se la Cina continuasse a crescere così per altri dieci anni e si avverassero le promesse di Hu Jintao, invece di raddoppiare come il Pil, le emissioni cinesi potrebbero aumentare “solo” del 50-60%. Metaforicamente è come se ci dicessero che invece di correre verso un muro a 120 all’ora rallenteremo fino ai 60: ma qui il punto è che bisogna invertire la rotta, altrimenti contro il muro ci andiamo a sbattere lo stesso… In ogni caso i giochi di Copenaghen adesso sembrano riaperti e ci sarà da divertirsi.





Flopenaghen? Adesso è una certezza…

16 11 2009

Obamao

Le notizie dell’accordo a Singapore tra Obama e Hu Jintao sul clima non potevano essere peggiori. Lungi dall’intraprendere un braccio di ferro con il presidente cinese sulla questione del suo impegno a limitare seriamente le emissioni di gas serra cinesi entro il 2050, il presidente Usa, che si sta rivelando un’autentica delusione in molti settori, ha deciso, di comune accordo col potente partner commerciale e finanziario, di segare del tutto il ramo peraltro assai sottile sul quale sedeva la conferenza di Copenaghen, tanto che ci domandiamo a questo punto a cosa serva tenerla… In sostanza a Copenaghen non ci sarà la firma di alcun accordo vincolante, cioè con percentuali, scadenze, premi e punizioni, in sostituzione del protocollo di Kyoto, che scade nel 2012. Le difficoltà interne di Obama, che ha una (debole) legge sul clima e l’efficienza energetica approvata alla camera ma ferma al senato,  combinate con quelle economiche e finanziarie (ricordiamo che la Cina detiene un terzo del debito pubblico Usa) hanno prevalso sulle preoccupazioni ambientali. Intanto il mondo continua a scaldarsi, per un’idea precisa degli impatti esaminate la nuova mappa interattiva predisposta dal MetOffice, il prestigioso servizio meteo inglese.





Incredibile, le emissioni Usa sono in calo

14 10 2009
Se lo dice lui...

Se lo dice lui...

Meno nove per cento negli ultimi due anni: lo dice Lester Brown (foto) nel suo sito Earth Policy Institute. L’analista attribuisce questo calo, il primo da decenni, quindi un evento di importanza storica, non solo alla recessione ma anche a miglioramenti nel sistema energetico americano e nell’efficienza. Fosse vero… Nel frattempo repubblicani e democratici trasversalmente sensibili alla questione climatica stanno cercando di far passare al senato la nuova legge climatica e hanno scritto insieme un editoriale ospitato sul New York Times.





Il volàno è un gran bel gioco…

21 08 2009

I volani volano... sottoterra!

I volani volano... sottoterra!

Conservare l’energia elettrica prodotta in eccesso per i momenti in cui la domanda supera l’offerta: è questo il problema principale dei fornitori elettrici, un problema che diventa vitale per sfruttare al massimo la corrente rinnovabile prodotta dai sistemi eolici e solari, che sono attivi solo quando c’è abbastanza vento e sole e non sono azionabili a volontà dagli operatori come una centrale tradizionale. Un sistema molto interessante che si sta affermando commercialmente negli Stati Uniti è quello della conservazione meccanica dell’energia in batterie di grandi volani, rotanti ad alta velocità (fino a 16mila giri/min) e quasi senza attrito, grazie al vuoto e a un sistema a levitazione magnetica, che vengono accelerati quando la corrente è prodotta in eccesso e vengono rallentati per recuperare l’energia quando la domanda è più alta dell’offerta.  In giro c’è del genio, e non solo in Danimarca!





Dopo il danno la beffa…

19 08 2009
Dentro una Vestas...

Dentro una Vestas...

Vestas, leader mondiale del settore eolico, assume migliaia di lavoratori in Cina e negli Usa per costruire turbine eoliche, dopo averne licenziati recentemente centinaia in Inghilterra. Lo riporta il Guardian, commentando come l’eccessivo protezionismo inglese, espresso dai numerosi ed agguerriti comitati di oppositori locali alle pale eoliche, abbia condotto a questa situazione paradossale. L’anno scorso in Gran Bretagna sono stati infatti installati circa 500 megawatt di eolico, la metà di quanto installato in Italia e molto meno di quel che è stato attivato negli Usa (8,5 MW).





Con 24mila specchi…

10 08 2009
Occhio ai riflessi...

Occhio ai riflessi...

…si fanno 5 megawatt di potenza elettrica, e con 91 miglia quadrate (233 kmq) di centrali termosolari di questo genere si soddisferebbe l’intera domanda elettrica degli Stati Uniti. Questo almeno è quel che affermano i dirigenti di eSolar, azienda americana che ha appena inaugurato il grande impianto Sierra SunTower in California, il primo di questa taglia negli Usa. Sempre secondo il direttore Bill Gross, già noto per aver fondato e poi rivenduto a Google il sistema Picasa di gestione delle fotografie, questa centrale solare termica ha il costo realizzativo più basso del mondo, ottenuto utilizzando componenti prefabbricati, e il costo di produzione migliore, ottenuto con nuovi algoritmi di gestione degli specchi. Gli specchi sono infatti gestiti da un sistema automatico che li mantiene sempre puntati verso le caldaie poste in cima a due torri, dove viene riscaldato un liquido che fornisce poi calore a una turbina a vapore, che a sua volta la converte in corrente elettrica. Per avere un’idea più precisa di come funziona questo sistema guardare per esempio sul sito ufficiale del Gse. Si noti che l’impianto è stato realizzato con il supporto economico della California e con il sostegno della città di Lancaster, che punta a diventare “la capitale mondiale delle energie alternative” secondo il sindaco Rex Harris.

Fonte Ecoseed





Obama, dacci un taglio!

6 07 2009
La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

Se anche il Senato americano approverà la nuova linea di Obama sulle emissioni (il che non è mica detto…), gli Stati Uniti dovrebbero adottare un obiettivo di taglio del 17% delle emissioni di CO2 entro il 2020, da calcolarsi partendo non dal 1990 ma dal 2005. In quell’anno le emissioni Usa si aggiravano intorno ai 6 miliardi di tonnellate, il 17% in meno significa quindi un taglio di 1 miliardo di tonnellate, da realizzarsi attraverso il ricorso a diminuzioni dei consumi e adozione di fonti rinnovabili (soprattutto vento). Si tratta di un’inversione di rotta totale rispetto all’era Bush, nella quale neppure si riconosceva l’esistenza del problema climatico e ogni possibile discorso di tagli alle emissioni veniva visto come un attentato alla cosiddetta “american way of life” che chissà perché deve per forza significare spreco sistematico di energia e materiali. Non siamo del tutto ingenui e sappiamo bene che ogni taglio ai consumi energetici implica un altrettanto evidente taglio negli immensi profitti delle compagnie petrolifere (non dimentichiamo che, crisi o non crisi, Exxon è sempre l’azienda più redditizia del pianeta). In ogni caso, per quanto grande possa apparire questa svolta, siamo di fronte a un passo decisamente insufficiente: se in Europa riusciamo a “sopravvivere” piuttosto bene con dieci tonnellate di emissioni l’anno a persona non si capisce perché non possano fare lo stesso anche gli americani, e in questo caso il taglio potrebbe essere del 50%, dato che il loro standard (fino al 2008) era di venti tonnellate a testa, cioè il doppio di noi. Naturalmente un taglio di questo genere implicherebbe una serie di scelte ben più impegnative che la semplice sostituzione dei SUV con auto normali di stile Fiat o il passaggio dal carbone al gas naturale nelle centrali elettriche. Per esempio pensiamo ai trasporti pubblici tra le città, che negli Usa sostanzialmente significano aerei, pullman e treni a nafta, mentre in Europa significano soprattutto treni elettrici. Per poter tagliare significativamente i voli aerei e i pullman gli Usa dovrebbero investire in una rete ferroviaria intercity ad alta velocità e in tranvie leggere ad uso dei pendolari e delle connessioni più  brevi. Comunque a giudicare da questa notizia dalla casa Bianca anche su questi argomenti Barack è ferrato…





Sognando California, o no?

30 04 2009
Emissioni gonfiate...

Dai Arnold, sgònfiati...

Il governatore della California, l’austriaco ex campione mondiale di body building ed attore, a molti noto come Terminator, vuole ridurre le emissioni dei veicoli, che in quello stato grande due volte l’Italia ammontano al 40% del totale. Ora sono stati approvati dalla locale agenzia per l’ambiente dei provvedimenti per ridurre entro il 2020 le emissioni veicolari del 10% (rispetto al 2010!) . Bene, direte voi, meglio di niente… Il punto è però che le riduzioni dovrebbero avvenire soprattutto attraverso la produzione locale di biocarburante, per il quale dovrebbero essere realizzati ben 12 nuovi impianti di produzione. Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti i biocarburanti non necessariamente riducono le emissioni di carbonio, anzi… Tant’è che i brasiliani, grandi produttori di etanolo da canna da zucchero, hanno espresso forti perplessità su questa normativa “autarchica”, destinata sostanzialmente a sovvenzionare i locali agricoltori (meglio sarebbe chiamarli proprietari terrieri, data la struttura della proprietà agricola in California). E pensare che per ridurre le emissioni veicolari di ben più del 10% basterebbe adottare gli standard europei…





Il petrolio basso fa male al vento

7 11 2008
Dicono sia al tramonto...

Dicono sia al tramonto...

Dopo i picchi elevatissimi toccati dal prezzo del petrolio l’estate scorsa, con valori superiori ai 150 dollari, abbiamo assistito con sgomento al ritorno del suo prezzo su valori enormemente più bassi, che ora stazionano intorno ai 60$. Di conseguenza negli energivori Stati Uniti i prezzi alla pompa dei carburanti sono tornati ai livelli di due anni fa, come si può vedere da questa pagina ufficiale curata dal ministero dell’energia Usa. Interessante notare che negli Stati Uniti il diesel è considerevolmente più caro della benzina (+32 cents al momento di scrivere). Purtroppo il crollo inatteso del prezzo del petrolio e del gas naturale (e anche alcuni scossoni finanziari dovuti alla ben nota crisi dei mutui) ha provocato dei seri ripensamenti nei grandi progetti eolici di T Pickens.