Incredibile, le emissioni Usa sono in calo

14 10 2009
Se lo dice lui...

Se lo dice lui...

Meno nove per cento negli ultimi due anni: lo dice Lester Brown (foto) nel suo sito Earth Policy Institute. L’analista attribuisce questo calo, il primo da decenni, quindi un evento di importanza storica, non solo alla recessione ma anche a miglioramenti nel sistema energetico americano e nell’efficienza. Fosse vero… Nel frattempo repubblicani e democratici trasversalmente sensibili alla questione climatica stanno cercando di far passare al senato la nuova legge climatica e hanno scritto insieme un editoriale ospitato sul New York Times.





Il volàno è un gran bel gioco…

21 08 2009

I volani volano... sottoterra!

I volani volano... sottoterra!

Conservare l’energia elettrica prodotta in eccesso per i momenti in cui la domanda supera l’offerta: è questo il problema principale dei fornitori elettrici, un problema che diventa vitale per sfruttare al massimo la corrente rinnovabile prodotta dai sistemi eolici e solari, che sono attivi solo quando c’è abbastanza vento e sole e non sono azionabili a volontà dagli operatori come una centrale tradizionale. Un sistema molto interessante che si sta affermando commercialmente negli Stati Uniti è quello della conservazione meccanica dell’energia in batterie di grandi volani, rotanti ad alta velocità (fino a 16mila giri/min) e quasi senza attrito, grazie al vuoto e a un sistema a levitazione magnetica, che vengono accelerati quando la corrente è prodotta in eccesso e vengono rallentati per recuperare l’energia quando la domanda è più alta dell’offerta.  In giro c’è del genio, e non solo in Danimarca!





Dopo il danno la beffa…

19 08 2009
Dentro una Vestas...

Dentro una Vestas...

Vestas, leader mondiale del settore eolico, assume migliaia di lavoratori in Cina e negli Usa per costruire turbine eoliche, dopo averne licenziati recentemente centinaia in Inghilterra. Lo riporta il Guardian, commentando come l’eccessivo protezionismo inglese, espresso dai numerosi ed agguerriti comitati di oppositori locali alle pale eoliche, abbia condotto a questa situazione paradossale. L’anno scorso in Gran Bretagna sono stati infatti installati circa 500 megawatt di eolico, la metà di quanto installato in Italia e molto meno di quel che è stato attivato negli Usa (8,5 MW).





Con 24mila specchi…

10 08 2009
Occhio ai riflessi...

Occhio ai riflessi...

…si fanno 5 megawatt di potenza elettrica, e con 91 miglia quadrate (233 kmq) di centrali termosolari di questo genere si soddisferebbe l’intera domanda elettrica degli Stati Uniti. Questo almeno è quel che affermano i dirigenti di eSolar, azienda americana che ha appena inaugurato il grande impianto Sierra SunTower in California, il primo di questa taglia negli Usa. Sempre secondo il direttore Bill Gross, già noto per aver fondato e poi rivenduto a Google il sistema Picasa di gestione delle fotografie, questa centrale solare termica ha il costo realizzativo più basso del mondo, ottenuto utilizzando componenti prefabbricati, e il costo di produzione migliore, ottenuto con nuovi algoritmi di gestione degli specchi. Gli specchi sono infatti gestiti da un sistema automatico che li mantiene sempre puntati verso le caldaie poste in cima a due torri, dove viene riscaldato un liquido che fornisce poi calore a una turbina a vapore, che a sua volta la converte in corrente elettrica. Per avere un’idea più precisa di come funziona questo sistema guardare per esempio sul sito ufficiale del Gse. Si noti che l’impianto è stato realizzato con il supporto economico della California e con il sostegno della città di Lancaster, che punta a diventare “la capitale mondiale delle energie alternative” secondo il sindaco Rex Harris.

Fonte Ecoseed





Obama, dacci un taglio!

6 07 2009
La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

Se anche il Senato americano approverà la nuova linea di Obama sulle emissioni (il che non è mica detto…), gli Stati Uniti dovrebbero adottare un obiettivo di taglio del 17% delle emissioni di CO2 entro il 2020, da calcolarsi partendo non dal 1990 ma dal 2005. In quell’anno le emissioni Usa si aggiravano intorno ai 6 miliardi di tonnellate, il 17% in meno significa quindi un taglio di 1 miliardo di tonnellate, da realizzarsi attraverso il ricorso a diminuzioni dei consumi e adozione di fonti rinnovabili (soprattutto vento). Si tratta di un’inversione di rotta totale rispetto all’era Bush, nella quale neppure si riconosceva l’esistenza del problema climatico e ogni possibile discorso di tagli alle emissioni veniva visto come un attentato alla cosiddetta “american way of life” che chissà perché deve per forza significare spreco sistematico di energia e materiali. Non siamo del tutto ingenui e sappiamo bene che ogni taglio ai consumi energetici implica un altrettanto evidente taglio negli immensi profitti delle compagnie petrolifere (non dimentichiamo che, crisi o non crisi, Exxon è sempre l’azienda più redditizia del pianeta). In ogni caso, per quanto grande possa apparire questa svolta, siamo di fronte a un passo decisamente insufficiente: se in Europa riusciamo a “sopravvivere” piuttosto bene con dieci tonnellate di emissioni l’anno a persona non si capisce perché non possano fare lo stesso anche gli americani, e in questo caso il taglio potrebbe essere del 50%, dato che il loro standard (fino al 2008) era di venti tonnellate a testa, cioè il doppio di noi. Naturalmente un taglio di questo genere implicherebbe una serie di scelte ben più impegnative che la semplice sostituzione dei SUV con auto normali di stile Fiat o il passaggio dal carbone al gas naturale nelle centrali elettriche. Per esempio pensiamo ai trasporti pubblici tra le città, che negli Usa sostanzialmente significano aerei, pullman e treni a nafta, mentre in Europa significano soprattutto treni elettrici. Per poter tagliare significativamente i voli aerei e i pullman gli Usa dovrebbero investire in una rete ferroviaria intercity ad alta velocità e in tranvie leggere ad uso dei pendolari e delle connessioni più  brevi. Comunque a giudicare da questa notizia dalla casa Bianca anche su questi argomenti Barack è ferrato…





Sognando California, o no?

30 04 2009
Emissioni gonfiate...

Dai Arnold, sgònfiati...

Il governatore della California, l’austriaco ex campione mondiale di body building ed attore, a molti noto come Terminator, vuole ridurre le emissioni dei veicoli, che in quello stato grande due volte l’Italia ammontano al 40% del totale. Ora sono stati approvati dalla locale agenzia per l’ambiente dei provvedimenti per ridurre entro il 2020 le emissioni veicolari del 10% (rispetto al 2010!) . Bene, direte voi, meglio di niente… Il punto è però che le riduzioni dovrebbero avvenire soprattutto attraverso la produzione locale di biocarburante, per il quale dovrebbero essere realizzati ben 12 nuovi impianti di produzione. Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti i biocarburanti non necessariamente riducono le emissioni di carbonio, anzi… Tant’è che i brasiliani, grandi produttori di etanolo da canna da zucchero, hanno espresso forti perplessità su questa normativa “autarchica”, destinata sostanzialmente a sovvenzionare i locali agricoltori (meglio sarebbe chiamarli proprietari terrieri, data la struttura della proprietà agricola in California). E pensare che per ridurre le emissioni veicolari di ben più del 10% basterebbe adottare gli standard europei…





Il petrolio basso fa male al vento

7 11 2008
Dicono sia al tramonto...

Dicono sia al tramonto...

Dopo i picchi elevatissimi toccati dal prezzo del petrolio l’estate scorsa, con valori superiori ai 150 dollari, abbiamo assistito con sgomento al ritorno del suo prezzo su valori enormemente più bassi, che ora stazionano intorno ai 60$. Di conseguenza negli energivori Stati Uniti i prezzi alla pompa dei carburanti sono tornati ai livelli di due anni fa, come si può vedere da questa pagina ufficiale curata dal ministero dell’energia Usa. Interessante notare che negli Stati Uniti il diesel è considerevolmente più caro della benzina (+32 cents al momento di scrivere). Purtroppo il crollo inatteso del prezzo del petrolio e del gas naturale (e anche alcuni scossoni finanziari dovuti alla ben nota crisi dei mutui) ha provocato dei seri ripensamenti nei grandi progetti eolici di T Pickens.





Obama for climate

5 11 2008
A change for climate...

A change for climate...

Ebbene sì, siamo contenti anche noi che abbia vinto Obama e per una ragione speciale. Obama da anni scrive e parla in favore di un impegno netto e inequivocabile degli Stati Uniti sul fronte dei cambiamenti climatici. La prima volta che siamo incappati nel suo nome, allora del tutto sconosciuto, è stato due anni fa leggendo un suo intervento al Senato americano proprio sulla questione climatica. Quindi ci uniamo alle considerazioni di Gianni Silvestrini, direttore di QualEnergia, e cominciamo a tenere d’occhio la nuova amministrazione, dal 2009, ma forse già dalla conferenza di dicembre a Poznan.





Altre storie di auto elettriche

25 09 2008
Meglio del Piaggio Porter...

Meglio del Piaggio Porter...

Per spingere un Tesla Roadster da zero a cento chilometri l’ora in 4 secondi ci vuole un pacco di settemila batterie agli ioni di litio, di quelle che si trovano in ogni telefonino, tutte connesse con un gran numero di collegamenti elettrici. Nikola Tesla, per chi non lo sapesse, è stato un grandissimo scienziato e inventore di origine serbocroata, trasferitosi in America e poi definitivamente assimilato nel pantheon degli scienziati Usa, da Beniamino Franklin fino a Richard Feynman. Tesla è anche il nome scelto da Elon Musk per la sua fabbrica di gioielli elettrici da 100mila dollari, dove ha investito alcuni dei milioni che ha guadagnato dopo il successo di PayPal, il sistema di pagamento online da lui inventato, e ben conosciuto dagli utenti di eBay, come si legge in un recente numero di New Scientist. Dispiace fare i soliti paragoni tra i nostri imprenditori e quelli statunitensi, ma certo di fronte alla voglia di inventare e di scommettere su un futuro diverso da quello attuale di certi personaggi americani, al confronto con quel che si trova da noi cadono le braccia. In Italia infatti cosa c’è di elettrico sul mercato? Degli scatoloncini di latta come i Piaggio Porter elettrificati da MicroVett e poco più. L’auto elettrica non è semplicemente presa in considerazione, né dalle imprese né dagli amministratori. Sarà che siamo la patria di Fiat, Ferrari e Lamborghini, ma il pistone e la biella sembrano l’unico orizzonte della mobilità automobilistica nazionale. E invece l’elettrico ha un’immensa serie di vantaggi, poca CO2 (si parla di 35 g/km e anche meno), niente emissioni inquinanti tra le strade strette delle città, rumore zero, grande semplicità costruttiva, con conseguenti modeste spese di manutenzione e lunga durata. Quand’è che un sindaco dell’inquinatissima Val Padana avrà il coraggio politico di emanare una direttiva che imponga la transizione all’elettrico per chi lavora girando a motore per la città (enti pubblici, trasportatori, rifornitori, agenti di commercio, manutentori, imprese edili e così via, per migliaia di mezzi sempre in movimento)? Un provvedimento pubblico di questo genere consentirebbe di dare il necessario slancio a un settore, quello del mezzo elettrico, che ha bisogno di essere accompagnato fuori dal ghetto in cui è relegato al momento. Tesla Roadster non è certo il mezzo adatto per rifornire le macchine del caffè o per cambiare il toner alle fotocopiatrici negli uffici. Però serve ad aprire la strada a modelli successivi, molto meno pretenziosi ma destinati al pubblico di massa. Intanto le prenotazioni fioccano e Mr. Musk ha un altro motivo per fregarsi le mani soddisfatto.





15 chilometri al litro… ma nel 2020!

22 09 2008

Con un po ‘ di aritmetica (e con l’aiuto di Google) si scopre facilmente che il nuovo standard di 35 miglia al gallone stabilito negli Stati Uniti per il 2020 (Energy Independence and Security Act) corrisponde a circa 15 km/litro, un livello ampiamente superato da moltissimi modelli comunemente in vendita in Europa (la versione diesel della Citroen C1 fuori città fa addirittura i 30 km/litro!). Con queste premesse si capisce facilmente come mai negli Stati Uniti si consumino quasi 21 milioni di barili di petrolio ogni giorno (7,5 miliardi l’anno), un quarto del totale mondiale! Ovviamente con questi ritmi di consumo gli Usa sono costretti ad importare dall’estero due terzi delle proprie necessità di petrolio, spendendo cifre che nel 2008 si avviano a toccare la sbalorditiva cifra di 500 miliardi di dollari (circa metà di quanto costerà l’operazione di salvataggio pubblico del mondo finanziario annunciata l’altro giorno da Bush). In questo contesto di sperperi e di panico non sorprende che si chieda a gran voce di riprendere le ricerche petrolifere nel Golfo del Messico e addirittura nei santuari protetti dell’Alaska. Ma non sarebbe ora di cambiare strada in modo più deciso? Certamente sì, puntando subito e con decisione all’auto elettrica ricaricabile dalla presa di corrente ed alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, come sostengono in una recente scheda su questi problemi gli esperti del Earth Policy Institute, gli Usa potrebbero tagliare drasticamente le proprie importazioni di petrolio senza fare ricorso a ulteriori scavi e perforazioni. Con il non trascurabile effetto collaterale di tagliare anche le proprie enormi emissioni di gas serra (aggiungiamo noi).