Medaglia di bronzo all’Italia…

12 08 2009
Siamo sul podio...

Siamo sul podio...

Non parliamo di nuoto bensì di energia eolica: secondo i dati forniti dall’Eurobserver delle fonti rinnovabili, e riportati sulla rivista QualEnergia, l’Italia è dal 2008 al terzo posto in Europa per potenza eolica installata, con 3,7 gigawatt, dietro ai giganti Germania (23,9 GW) e Spagna (16,7). La stasi delle installazioni in Danimarca e i 1000 megawatt installati nel nostro paese nel solo 2008 hanno prodotto il sorpasso e questo risultato. Complessivamente l’Europa ha più della metà della potenza eolica mondiale, che si aggira sui 120 GW secondo le ultime stime . Noi ci siamo divertiti a fare un’estrapolazione un po’ semplicistica sulla base delle statistiche disponibili, che mostrano un andamento chiaramente esponenziale, con un incremento della potenza installata di circa il 25% l’anno. Se le installazioni dovessero continuare  a procedere così il dato eolico mondiale potrebbe triplicare nel 2012, decuplicare nel 2017 e più che “ventuplicare”, se mi passate il neologismo che mi sembra adatto al contesto, nel 2020. Continuando per altri cinque anni con questi ritmi la potenza eolica installata nel mondo potrebbe arrivare a 10mila GW, sufficienti a coprire integralmente l’attuale domanda elettrica mondiale, che si aggira sui 18 milioni di GWh. Naturalmente nel 2025 anche la domanda elettrica sarà aumentata ma i ritmi con cui essa cresce al momento sono decisamente più blandi di quelli delle installazioni eoliche. Fiducia dunque e forza con il vento.





Bing!

5 08 2009
Poliuretano sotto il duomo di Milano

Poliuretano a Milano

Cercavo notizie sul nuovo motore di ricerca Microsoft, che come già saprete si chiama Bing, quando sono incappato in un altro Bing, il nome della federazione europea dei fabbricanti di isolanti edilizi in poliuretano espanso rigido. Nella home page di questa associazione di associazioni, che ha sede a Bruxelles, ho trovato un pdf contenente un’interessante e molto documentata analisi del perché e percome bisogna isolare gli edifici con particolare attenzione alla questione delle emissioni di CO2 dal patrimonio edilizio. Lo studio, intitolato Insulation for sustainability ed eseguito da un’azienda di consulenza energetica inglese, mostra tra l’altro che  gli edifici, inclusi quelli dove si lavora, cioè uffici e capannoni industriali, consumano circa la metà di tutta l’energia usata in Europa. Il documento mostra come si possa giungere sia nel nuovo che nel ristrutturato a consumi estremamente ridotti (Low Heat standard) o addirittura nulli (No Heat standard), come nelle famose Passiv Haus teutoniche, che ora sono in corso di migrazione verso i climi più caldi del sud Europa, dove i consumi energetici e le emissioni non sono tanto legati al riscaldamento quando al raffreddamento estivo.





Buone nuove da Copenaghen

3 06 2009

chartCalano piano ma calano le emissioni europee, e per il terzo anno consecutivo. I dati 2007 sono stati diffusi dall’Agenzia europea per l’ambiente e dicono che l’Europa dei 27 è già al di sotto dell’obiettivo di Kyoto (-9,3% rispetto al 1990) mentre quella dei 15 è sulla buona strada (-5%) . Chi pare ancora lontano da Kyoto è l’Italia che invece, pur calando le emissioni rispetto al passato, nel 2007 se ne stava ancora a 552 milioni di tonnellate di CO2 eq, cioè a +6,9% mentre dovrebbe andare a -6,5%, cioè in cifre assolute a 483 Mt. Sono sicuro che nel 2008, complici i prezzi pazzi del petrolio e la successiva crisi finanziaria ed economica, le emissioni sono scese di molto, ma prima di avere i dati ci vorrà un’altro annetto… In ogni caso con 59,6 milioni di residenti il dato italiano faceva nel 2007  una media di 9,3 ton CO2 pro capite, più bassa di quella dell’EU27, che supera di poco le 10 ton.





Fregati dal rimbalzo?

15 05 2009
Rimbalzo energetico...

Rimbalzo energetico...

E’ poco noto tra chi non si occupa di energetica e di economia ma è in agguato e ci aspetta: gli inglesi lo chiamano “rebound effect” e si diverte ad annullare buona parte o anche tutti i vantaggi ottenuti con l’efficienza energetica. In sostanza dopo ogni progresso tecnologico i risparmi energetici ottenuti tendono ad essere rapidamente cancellati da nuovi consumi. Esempio: le auto attuali consumano meno di quelle vecchie però hanno tutte il condizionatore, che si “mangia” i vantaggi energetici ottenuti lavorando sul motore. Ora c’è uno studio che finalmente ne parla in merito alla politica climatica europea, quella proposta a suo tempo dalla Merkel e che potrebbe essere fatta propria anche da Obama a Copenaghen. In sostanza la ricetta di Merkel è basata su fonti rinnovabili ma anche sul risparmio energetico, lo studio però mette in evidenza l’eccessivo ottimismo della cancelliera, dato che il rimbalzo potrebbe annullare circa il 50% dei benefici attesi dalla strategia 20-20-20. Da meditare.





Largo alla scienza

6 05 2009
Una bella differenza...

Una bella differenza...

Il grafico che vedete qui sopra, cortesemente fornitomi da Paul van der Linden, il direttore del progetto europeo di ricerca Ensembles, secondo me è molto importante, e richiede un po’ di attenzione. Rappresenta una simulazione (recente e ancora preliminare) dell’evoluzione della temperatura globale fino al 2100, in due situazioni o scenari di emissione di gas serra. Lo scenario A1B rappresenta un pianeta che non fa abbastanza per ridurre le sue emissioni serra antropiche e che di conseguenza si scalda fino a un probabile valore di circa +3 gradi, mentre lo scenario E1 rappresenta quel che personalmente auspico, cioè una drastica ed efficace azione di contenimento delle emissioni e di conseguenza un equilibrio della temperatura globale sul livello  (comunque non trascurabile) di +1,2 °C rispetto al trentennio di riferimento 1970-1999. Nel grafico si vedono molte linee perchè è stato prodotto con otto diversi modelli climatici, ciascuno eseguito 12 volte da condizioni iniziali leggermente differenziate, con una metodologia che ha preso sempre più piede negli ultimi anni, sia per le previsioni meteorologiche stagionali sia per le proiezioni climatiche di lungo periodo. In sostanza questo lavoro ci dice che è molto importante giungere quanto prima a un accordo globale di forte riduzione delle emissioni dei gas serra perché solo così possiamo contenere in termini sopportabili gli effetti dei gas già emessi finora, che hanno fatto salire la concentrazione della CO2 dai livelli settecenteschi di 280 ppm agli attuali 385. Lo scenario E1 prevede infatti una stabilizzazione del livello della CO2 a 450 ppm entro il 2100 mentre quello A1B… no.





C’è anche l’ecodesign…

5 05 2009
Il vero ecodesign non è fatto col pattume...

Finestre a prova di spifferi...

Già la sopportavo poco questa parola, design, che poi vuol dire progetto, e allora diciamo progetto, e progettista invece di designer. Adesso invece siamo arrivati all’ecodesign, lampadari fatti di pattume trovato sulla spiaggia, mobiletti di legname avanzato e altre stranezze costose per arredamenti di lusso, evidentemente prodotti per chi ha una certa tendenza al greenwashing. La parola è però comparsa anche in una notizia del Parlamento europeo, con un’accezione che trovo senz’altro più interessante, quella della progettazione ecocompatibile di oggetti importanti per il risparmio energetico e idrico nelle case, per esempio le finestre e i rubinetti, in aggiunta ai prodotti elettrici ed elettronici già regolati dal 2005.





Soffia il vento e calan le emissioni…

9 04 2009
Macchine da 6 megawatt... in Germania.

Macchine da 6 megawatt... in Germania.

Due notiziole primaverili: (1) gli spagnoli in marzo hanno fatto il nuovo record, per un attimo hanno fornito il 40% dell’elettricità alla rete solo col vento. Tanto per corroborare la notizia nel mese di febbraio tra vento e acqua le rinnovabili spagnole hanno garantito un terzo di tutta la corrente consumata nel paese. (2) Nel 2008, complice la crisi, le emissioni di CO2 conteggiate dal sistema europeo ETS sono calate del 5-6% rispetto all’anno prima, passando da 2160 a 2030 milioni di tonnellate (stime preliminari soggette a verifica). Buona Pasqua.





Rinnovabili e nucleare

17 12 2008
Cè poco da ridere...

C'è poco da ridere...

Tra i provvedimenti sul clima e l’energia approvati ieri dal Parlamento europeo ce n’è uno che stabilisce la quota di rinnovabili da raggiungere per ogni paese al 2020: per l’Italia la quota è 17% (quindi meno del 20% teoricamente richiesto dall’Unione). Il punto è che l’Italia nel 2005 con le fonti rinnovabili produceva solo il 5% di tutta l’energia consumata, che raggiunge la folle cifra di 900 terawattora (TWh) o se preferite di 200 milioni di tonnellate equivalenti di petroli (Mtep). Per amor di patria concediamoci un altro punto guadagnato con le installazioni eoliche e fotovoltaiche nell’ultimo triennio, dunque la strada da percorrere è di 11 punti percentuali di rinnovabili da macinare in dodici anni, quasi un punto percentuale all’anno, corrispondente, a domanda costante, a 99 TWh di produzione energetica da rinnovabili.
Proviamo a fare un ragionamento sull’eolico: se è vero quel che scrive l’Anev sul suo sito, in Italia entro il 2020 si potrebbero installare impianti eolici in quantità tale da produrre altri 23 TWh elettrici in più rispetto agli attuali 4. Quindi nell’ipotesi che gli impianti si facciano davvero ci restano altri 76 TWh di rinnovabili da scovare da qualche parte, ma dove?
Il fotovoltaico costa troppo (siamo a circa 5 volte il costo del vento per ogni watt installato), il geotermico è fermo e le proteste sono spesso fortissime, il solare termodinamico si costruisce in Spagna e negli Usa ma da noi siamo alla perenne sperimentazione.
Ci resterebbe il risparmio, ma leggiamo (v. articolo sotto) che i provvedimenti governativi lo frenano riducendo drasticamente le agevolazioni fiscali o secondo alcuni addirittura azzerandole (hanno introdotto un perverso meccanismo di silenzio-dissenso per cui tu fai domanda e se nessuno ti risponde entro 30 giorni vuol dire no).
E allora? La strada sembra spianata per le centrali nucleari di Scajola, 10mila MW nucleari, che potrebbero produrre fino a 90 TWh, giusto giusto nel 2020…





Dall’Epa all’Ispra

14 11 2008

Il lupo a guardia del gregge...

Il lupo a guardia del gregge...

Gli americani hanno l’Epa, Environmental Protection Agency, creata per attuare il Clean Air Act del 1970 e da allora non è cambiato molto, se non che la potente agenzia tecnica ambientale è stata oggetto di tentativi riusciti di metterla sotto controllo politico da parte di Bush. Da noi invece fino al 1994 non c’era un bel niente poi, per effetto di un referendum del 1993 promosso dagli Amici della Terra, è stata creata l’Anpa, agenzia nazionale per l’ambiente. Ma neanche ci eravamo abituati ad averla che l’hanno modificata e trasformata in Apat, dove la t sta per servizi tecnici, aggiunti nel 1999. Ma non bastava, quest’anno (2008) cambiato il governo, la nuova ministra Prestigiacomo ha deciso che di un’agenzia per l’ambiente non ne voleva sapere e ha assemblato Ispra, che non è il paesino sul lago Maggiore dove ha sede il Centro europeo di ricerca ex-Euratom, bensì l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Voi direte, e che ci importa, e io vi rispondo che importa assai, dato che era Apat a fare tutti i conti delle emissioni italiane di gas serra da spedire in Europa e all’Onu-Unfccc. Il bello è che i conti venivano svolti da assai specializzati ricercatori precari e che ora questi precari se ne devono andare a casa, come lamentano anche in un recente ampio articolo pubblicato dal Manifesto e che potete leggere qui: precari-di-kyoto.doc.





Soldi, soldi…

18 10 2008
La protezione del clima parte da casa.

La protezione del clima parte da casa.

Di fronte alla querelle Italia-Ue sul clima smettiamola per un attimo di parlare di soldi e parliamo di anidride carbonica, che non è solo un gas serra di per sé ma anche l’unità di misura con cui si calcola l’effetto di tutti gli altri gas serra. L’Italia in unità di CO2 emette attualmente circa 600 milioni di tonnellate all’anno di gas serra, il che equivale a circa 10 tonnellate per abitante, il doppio della media mondiale che è (circa) 5. Per rispettare il protocollo di Kyoto questa cifra deve calare di circa 1,5 tonnellate entro il 2012, e per ottemperare alle richieste europee, di altre 1,5 tonnellate entro il 2020. Dobbiamo quindi metterci a dieta, ma, come dicono i buoni dietologi, non guardare tanto alla quantità quanto alla qualità dell’energia che consumiamo. La ricetta sulla carta è piuttosto semplice, dobbiamo riqualificare il nostro enorme patrimonio edilizio (case, scuole, ospedali, uffici e fabbriche) in modo che non sprechi più l’energia come fa adesso, a causa dei pessimi isolamenti. Questa riqualificazione energetica porterà un’enorme quantità di lavoro edile e rianimerà la nostra industria manifatturiera perché ci vorranno grandi quantità di materiali isolanti, doppi vetri e infissi a tenuta e un sacco di lavoro per la riprogettazione e la posa in opera. Inoltre le case e gli altri edifici dovranno anche produrre parte dell’energia che comunque continueranno a consumare e quindi dovranno dotarsi di scaldaqua solari e altri apparati per la produzione sostenibile di elettricità, calore e fresco. E questo vuol dire altro lavoro e un’altra spinta all’economia. Inoltre dovremo lasciare spazio alle nuove installazioni eoliche sia in terra ferma che in mare, per ottenere subito le grandi quantità di corrente elettrica pulita che il vento mette a disposizione anche nel nostro paese. Trascuro il tema dei trasporti per non tediarvi. E quindi eccoci qui di nuovo a parlare di soldi. La sfida climatica è un’ottima occasione (l’ultima) per combattere la recessione e ridare vitalità economica e un futuro a questo Paese. Non è un costo, è un investimento. È questo tema che la politica non ha ancora rimuginato fino in fondo e che dovrebbe costituire l’ossatura del programma per la riscossa prima di tutto psicologica e poi anche elettorale della sinistra.