Troppi camion, troppe emissioni

16 10 2009
Generatore di gas serra

Generatore di gas serra

Le merci in Italia viaggiano sui camion, siamo ad appena il 10% (scarso) di spedizioni sui treni. Il resto, salvo qualche nave ed aereo, sta sui TIR, in autostrada e sulle altre strade. Lo dice uno studio Eurostat reso noto da Federmobilità e ripreso dalla Repubblica. A parte le questioni relative all’inquinamento atmosferico e ad altri costi esterni generati da questa modalità di gestire le merci nel nostro paese, qui preme evidenziare che trasportare col camion una tonnellata di merce per un chilometro emette in atmosfera due o tre volte più gas serra di quanto accada se la stessa ton.km è percorsa in treno. Potete calcolare voi stessi la differenza su percorsi a vostra scelta utilizzando uno strumento accessibile sul web e denominato EcoTransit, curato da un consorzio di enti ferroviari tra cui le FS.





Acqua minerale: maledette bottigliette!

1 10 2009
Bevi dalla fontana, che sei bella lo stesso...

Bevi dalla fontana, che sei bella lo stesso...

Nel nostro paese la bottiglietta d’acqua è diventata un feticcio. Sotto l’impatto di un numero impressionante di spot pubblicitari, non c’è italiano o italiana che non compri una o più bottigliette d’acqua al giorno, al bar, alla mensa o all’onnipresente distributore automatico. Il telefonino in una mano e la bottiglietta nell’altra, è questa ormai  la tipica immagine pubblica della studentessa o del giovanotto italiano. In ogni scuola, università, ufficio o fabbrica, per 300 giorni l’anno, per decine di milioni di persone, fanno montagne di plastica, navi intere di petrolio, flotte di camion, emissioni inquinanti e climalteranti a gogo. Uno studio recente pubblicato sulla rivista scientifica Environmental research letters e ripreso dal sito Galileonet ha evidenziato che tra produzione della bottiglia e trasporto, senza neanche tener conto dello smaltimento del rifiuto, l’acqua imbottigliata può arrivare ad avere un costo energetico 2000 (duemila!) volte superiore all’acqua di rubinetto. Sarà mica ora di darci un taglio? Per esempio le amministrazioni pubbliche e le scuole dovrebbero vietare l’installazione dei frigoriferi (accesi continuamente e di cui oltretutto pagano anche la bolletta elettrica) nei propri spazi. O quantomeno metterci sopra un cartello con scritto “Nuoce gravemente alla salute del pianeta”!





Batterie in affitto

3 08 2009
Foglie di litio...

Foglie di litio...

La nuova auto elettrica di cui tutti parlano si chiama Foglia (Leaf). Un bel nome per un’auto molto coraggiosa sia come linea che come prestazioni. Dovrebbe essere su alcuni mercati (Giappone, Usa e Uk, da noi ve la sognate…) entro l’anno. Monta 220 kg di batterie ultrapiatte che possono essere ricaricate a casa in otto ore, ma con particolari stazioni di ricarica arrivano all’80% della carica in solo mezz’ora. Velocità e autonomia la rendono molto interessante come auto metropolitana: con 150 km di autonomia e una vmax di oltre 130 km/h ci potete anche andare in tangenziale. La cosa più curiosa comunque è la proposta di Nissan per ridurne il prezzo altrimenti proibitivo: prendere le batterie in affitto mensile. Se una qualche volta qui in Val Padana si volesse fare qualcosa di utile contro l’inquinamento ora lo strumento ci sarebbe, scalare l’affitto della batteria elettrica dalle tasse e mettere un tot di stazioni di ricarica rapida in giro, et voilà, ecco un buon numero di auto elettriche che compaiono sulle nostre strade, e un bel po’ di fumo in meno nei nostri polmoni…





Obama, dacci un taglio!

6 07 2009
La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

Se anche il Senato americano approverà la nuova linea di Obama sulle emissioni (il che non è mica detto…), gli Stati Uniti dovrebbero adottare un obiettivo di taglio del 17% delle emissioni di CO2 entro il 2020, da calcolarsi partendo non dal 1990 ma dal 2005. In quell’anno le emissioni Usa si aggiravano intorno ai 6 miliardi di tonnellate, il 17% in meno significa quindi un taglio di 1 miliardo di tonnellate, da realizzarsi attraverso il ricorso a diminuzioni dei consumi e adozione di fonti rinnovabili (soprattutto vento). Si tratta di un’inversione di rotta totale rispetto all’era Bush, nella quale neppure si riconosceva l’esistenza del problema climatico e ogni possibile discorso di tagli alle emissioni veniva visto come un attentato alla cosiddetta “american way of life” che chissà perché deve per forza significare spreco sistematico di energia e materiali. Non siamo del tutto ingenui e sappiamo bene che ogni taglio ai consumi energetici implica un altrettanto evidente taglio negli immensi profitti delle compagnie petrolifere (non dimentichiamo che, crisi o non crisi, Exxon è sempre l’azienda più redditizia del pianeta). In ogni caso, per quanto grande possa apparire questa svolta, siamo di fronte a un passo decisamente insufficiente: se in Europa riusciamo a “sopravvivere” piuttosto bene con dieci tonnellate di emissioni l’anno a persona non si capisce perché non possano fare lo stesso anche gli americani, e in questo caso il taglio potrebbe essere del 50%, dato che il loro standard (fino al 2008) era di venti tonnellate a testa, cioè il doppio di noi. Naturalmente un taglio di questo genere implicherebbe una serie di scelte ben più impegnative che la semplice sostituzione dei SUV con auto normali di stile Fiat o il passaggio dal carbone al gas naturale nelle centrali elettriche. Per esempio pensiamo ai trasporti pubblici tra le città, che negli Usa sostanzialmente significano aerei, pullman e treni a nafta, mentre in Europa significano soprattutto treni elettrici. Per poter tagliare significativamente i voli aerei e i pullman gli Usa dovrebbero investire in una rete ferroviaria intercity ad alta velocità e in tranvie leggere ad uso dei pendolari e delle connessioni più  brevi. Comunque a giudicare da questa notizia dalla casa Bianca anche su questi argomenti Barack è ferrato…





The Candidate

29 05 2009

verdibo

Ebbene sì, è ora di passare dalle parole ai fatti. Mi hanno chiesto di farlo e io ho accettato. Mi candido, a Bologna, alle elezioni comunali (e di quartiere) con i Verdi per Bologna, che sono in squadra con il candidato sindaco Flavio Delbono (in quartiere con Andrea Forlani). Ho un programma per chi va in bicicletta, chi va a piedi e chi si muove con i mezzi pubblici, in sostanza un programma per la riduzione delle emissioni serra dovute ai trasporti urbani, che sono una grossa fetta del totale e soprattutto continuano a crescere. Se la cosa vi interessa ecco il mio volantino con tanto di programma elettorale. Incrociamo le dita…





Sognando California, o no?

30 04 2009
Emissioni gonfiate...

Dai Arnold, sgònfiati...

Il governatore della California, l’austriaco ex campione mondiale di body building ed attore, a molti noto come Terminator, vuole ridurre le emissioni dei veicoli, che in quello stato grande due volte l’Italia ammontano al 40% del totale. Ora sono stati approvati dalla locale agenzia per l’ambiente dei provvedimenti per ridurre entro il 2020 le emissioni veicolari del 10% (rispetto al 2010!) . Bene, direte voi, meglio di niente… Il punto è però che le riduzioni dovrebbero avvenire soprattutto attraverso la produzione locale di biocarburante, per il quale dovrebbero essere realizzati ben 12 nuovi impianti di produzione. Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti i biocarburanti non necessariamente riducono le emissioni di carbonio, anzi… Tant’è che i brasiliani, grandi produttori di etanolo da canna da zucchero, hanno espresso forti perplessità su questa normativa “autarchica”, destinata sostanzialmente a sovvenzionare i locali agricoltori (meglio sarebbe chiamarli proprietari terrieri, data la struttura della proprietà agricola in California). E pensare che per ridurre le emissioni veicolari di ben più del 10% basterebbe adottare gli standard europei…





Incentivi a vento e non a pioggia

1 02 2009
Di gran lunga il migliore...

Di gran lunga il migliore...

L’auto è in crisi, e il governo tira fuori i soliti incentivi, per convincere i riluttanti italiani a cambiare auto e salvare i posti di lavoro degli operai Fiat. Nessuno sembra accorgersi che dai 200mila operai degli anni settanta siamo passati a soli 60mila, nonostante la continua riproposizione di incentivi. Nessuno sembra essersi altresì accorto che l’Unione europea l’altroieri ci ha messo in mora per violazione delle direttive sull’inquinamento dell’aria. Peraltro in questi anni si è scelleratamente consentito il transito dalla benzina al gasolio anche per le auto private, eliminando i superbolli. Insomma siamo di fronte a una situazione di totale incompetenza e pura improvvisazione. Eppure coniugare la libertà di muoversi con la tutela della salute, la protezione del clima e anche la difesa dei redditi dei produttori si potrebbe. Ma ci vuole una politica animata da ideali, coniugata a una capacità razionale di basare le decisioni sui fatti e non sugli umori dell’ultimo minuto. La crisi è una grande opportunità da cogliere per dare una sterzata decisa alla situazione e puntare a un sistema economico e dei trasporti finalmente sostenibile. Un esempio? Rifinanziare, con opportuno prestito pubblico, i trasporti pubblici urbani del nord Italia, e delle altre zone dove più grave è l’inquinamento atmosferico, per l’elettrificazione massiccia delle reti urbane e suburbane e la rottamazione dei mezzi a combustione interna, in particolare di quelli diesel. Per produrre la necessaria energia elettrica, invece di pensare al nucleare, pericoloso, costosissimo e assai lento a entrare in produzione, varare un serio programma di produzione eolica che ci consenta di riacchiappare almeno la Spagna, che fa dieci volte più eolico di noi e ha sviluppato un’industria con migliaia di addetti. È solo un esempio, e se ne potrebbero fare molti altri, se solo ci fosse qualcuno disposto ad ascoltare e a ragionarci su. Dagli Stati Uniti, in particolare da Stanford, una delle grandi università californiane, arrivano parole sagge confortate da studi rigorosi: “Mettere la gente a lavorare per fare turbine eoliche, impianti solari, impianti geotermici, veicoli elettrici ed elettrodotti potrebbe non solo creare posti di lavoro ma anche ridurre i costi sanitari, agricoli e climatici, oltre a fornire una disponibilità virtualmente illimitata di energia pulita” dice Mark Jacobson, intervistato da New Scientist . L’ingegnere americano ha appena pubblicato un studio comparato sulle fonti energetiche dal quale risulta che il vento è di gran lunga il migliore mezzo per rifornire di corrente un sistema di mobilità elettrificata, completamente ripulito da motori a combustione interna, che riescono simultaneamente a far danni alla salute fisica (e mentale, non dimentichiamo il rumore) delle persone, al clima e persino alla pace mondiale. Abbracciare il vento potrebbe letteralmente salvarci dalla crisi e anche da rischi ben più gravi di quello meramente economico. Forza con gli incentivi!





Il pane e la bici

3 12 2008

La bici del pane...

Secondo New Scientist (n. 2682 del 15 novembre 2008, p. 38) se un ciclista fa tutti i giorni una dozzina di km per andare e tornare da scuola o dal lavoro, in un anno consuma l’equivalente di 22 chili di pane integrale (50mila calorie). Secondo i redattori del settimanale scientifico inglese, per produrre ogni kg di pane vengono emessi circa 1,1 kg di carbonio, quindi le emissioni annuali del ciclista sono di soli 24 kg di carbonio, molto meno di qualunque mezzo pubblico, che di carbonio per lo stesso percorso ne fa almeno 164 kg l’anno per passeggero (in Inghilterra moltissimi treni sono a nafta, per l’Italia presumibilmente il conto scende un po’ dato che i motori elettrici sono più efficienti di quelli diesel e una piccola parte dell’elettricità usata dai treni è prodotta da fonti rinnovabili).
Incentivare il pendolarismo ciclabile è quindi molto importante purché le aziende di trasporto pubblico riducano progressivamente il numero di corse e/o le dimensioni dei mezzi che usano mentre il ciclismo cresce. Se invece le aziende di trasporto locale o le ferrovie non adeguano prontamente il servizio al calo della domanda flessibilizzando opportunamente l’offerta, il ciclismo urbano (sostitutivo del mezzo pubblico) non riesce ad avere alcun effetto climatico positivo. Naturalmente se il ciclista invece del mezzo pubblico abbandona la moto o addirittura l’auto, il beneficio è enorme. Sul percorso del nostro ciclista una moto media emette infatti 192 kg l’anno (80 g/km, 200 viaggi a/r di 12 km) mentre l’auto media almeno il doppio (e stiamo trascurando del tutto le emissioni causate dalla produzione dei mezzi di trasporto stessi, un bici pesa intorno a 15 kg, una moto almeno 200 e un’auto almeno 1000).
Se però l’auto viaggia piena (per esempio con 4 car poolers), batte il mezzo pubblico… ecco perché di ogni politica mirata alla mitigazione bisogna sempre fare un’accurata valutazione quantitativa sia durante la fase progettuale che durante la sua attuazione. Le politiche devono anche essere dotate di opportuni meccanismi di aggiustamento che consentano di tener conto delle valutazioni in corso d’opera, per massimizzarne gli effetti benefici.
Ad esempio se si investe sulla ciclabilità urbana e periurbana (o interurbana) senza incentivare l’uso delle nuove infrastrutture, e senza disincentivare al contempo l’uso del mezzo privato sui medesimi percorsi, si corre il rischio di aumentare le emissioni invece di ridurle, a causa dei lavori di costruzione e delle emissioni dei materiali utilizzati per costruire le piste e attrezzarle.
Insomma, la protezione del clima non si improvvisa, e non si vive di solo pane e bici…





Volare, oh oh

25 11 2008
Volare meno, volare basso...

Volare meno, volare basso...

Mi piace volare, ma lo faccio sempre meno. Voi direte che dipende dai prezzi, oppure dalla scomodità di stare a girare per aeroporti, e invece no, lo faccio sempre meno perché non ho voglia di emettere altro carbonio. Ogni volo infatti comporta enormi consumi di carburante, che aumentano se il volo non è diretto (molti decolli, molto carbonio). Per esempio Air France sul suo sito mi dice che un Bologna-Helsinki via Amsterdam (a/r) spara in aria per ogni passeggero 700 kg di CO2 (se il volo è mezzo vuoto naturalmente la cifra pro capite cresce ancora di più). In automobile ci giro due mesi per emettere 700 kg, e siamo sempre in quattro, quindi quel singolo volo equivale alle mie personali emissioni di otto mesi di viaggi in macchina. Vabbè, sono fatti tuoi, diranno i miei pochi ma affezionati lettori. Ora però cominciano a uscire notizie di ricerche condotte sulle emissioni di carbonio dovute ai voli dei ricercatori, in particolare dei ricercatori che si occupano di clima, e i dati sono allarmanti. Nature riferisce in un recente pezzo che i ricercatori dell’istituto norvegese di studi atmosferici Nilu fanno ben 24 voli l’anno ed emettono di conseguenza qualcosa come 4-6 tonnellate di anidride carbonica a testa. Non vorrai mica fermare la ricerca climatica, dirà qualcuno? Certamente no, però un po’ di attenzione è necessaria. Quel congresso, è indispensabile che ci vada? Quella riunione non può essere sostituita da un forum online oppure da uno scambio di email? Posso cercare un treno che arrivi a Vienna o a Parigi, invece di andarci in aereo?  Inoltre è possibile almeno provare a compensare le emissioni (il cosiddetto carbon offsetting) dei voli reputati indispensabili attraverso dei meccanismi di finanziamento di progetti per la riforestazione oppure per la produzione di energia rinnovabile, come fanno da anni alcuni ricercatori del Politecnico di Zurigo, che per ogni volo si tassavano per sostenere un progetto in Costarica e che ora gestiscono un’organizzazione denominata Myclimate, reputata tra le più affidabili del mondo in questo settore (tra parentesi il volo di cui sopra secondo Myclimate emette più di una tonnellata e ci vogliono 40 franchi svizzeri per compensarne le emissioni). Naturalmente queste misure personali non bastano, l’aviazione civile sta crescendo troppo in fretta e la Ue  sta lavorando per tassare le emissioni dei voli nell’ambito del sistema europeo di scambio delle emissioni ETS.





Ci vogliono un po’ di palle (oops!)

28 10 2008
Angela Merkel, politico e scienziato

Angela Merkel, politico e scienziato

Esatto, avete letto e capito giusto. Se la politica non dimostra un po’ di spina dorsale siamo fritti. E lo siamo sia per il riscaldamento globale che per la crisi economica. E’ ora di dimostrare leadership e prendere il toro per le corna. Le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, il ridisegno sostenibile dei sistemi di trasporto sono i temi dove si dimostra capacità di governo nel terzo millennio. Altro che chiedere in ginocchio al governo che ci finanzi l’ennesima autostrada. Altro che insistere con le centrali a turbogas o addirittura trastullarsi con il vecchio e pericoloso nucleare. Notizie recenti dicono che in California l’approccio ambiental-decisionista di Terminator Schwarzenegger e dei suoi predecessori ha già portato notevoli benefici in termini di occupazione e ricchezza, lo stesso sta apparendo con chiarezza in Germania, che sulle rinnovabili ha puntato sul serio e da anni, e ora un ponderoso rapporto internazionale Erec-Greenpeace chiarisce come un approccio rinnovabile alle rinnovabili (scusate il bisticcio) potrebbe mettere in moto un’industria da 360 miliardi di dollari l’anno. E salvarci la pelle, scusate il dettaglio. “All we need to kick start this plan is bold energy policy from world leaders” dice il comunicato stampa, ciò che per l’appunto ho sintetizzato nel titolo di questo pezzo… una politica energetica coraggiosa, e una classe dirigente coraggiosa. Tanto per chiarire che non sono maschilista, finora le palle su questo argomento le ha mostrate solo Angela Merkel in Europa.