Clima: l’impegno privato non basta

27 10 2009
Ci vogliono anche le proteste, e forti...

Ci vuole anche l'impegno pubblico...

Sul sito del Corriere della Sera il bravo giornalista Franco Foresta Martin riferisce di un articolo pubblicato su Pnas (gli atti dell’accademia delle scienze americana) secondo cui le famiglie, attuando strategie di risparmio energetico, possono ridurre le emissioni fino a raggiungere l’obiettivo di Kyoto anche se i governi non dovessero cooperare. Mi sono permesso di commentare sul forum come segue: “Pur condividendo lo spirito del suo pezzo temo che gli impegni personali (per carità, io mi ci applico con ogni mezzo) siano ben lungi dal servire a ridurre l’impatto umano sul clima. Intanto gli obiettivi di Kyoto sono ben piccola cosa rispetto alla bisogna, come dimostrano i tentativi di tagliare le emissioni del 50 o addirittura dell’80% di cui si dovrebbe discutere a Copenaghen in dicembre. Le emissioni di gas serra sono dovute inoltre molto più alle scelte degli stati e delle aziende che a quelle delle famiglie: es. costruire un nuovo aeroporto, portare a quattro corsie un’autostrada, autorizzare la costruzione dell’ennesimo centro d’acquisto, oppure importare sempre nuove merci dalla Cina sono scelte su cui le famiglie possono poco. In questi casi paga molto di più la protesta, se coronata da successo, come quella dei ragazzi inglesi contro l’ampliamento dell’aeroporto di Heathrow o contro l’apertura di nuove centrali a carbone in Inghilterra.”





Acqua minerale: maledette bottigliette!

1 10 2009
Bevi dalla fontana, che sei bella lo stesso...

Bevi dalla fontana, che sei bella lo stesso...

Nel nostro paese la bottiglietta d’acqua è diventata un feticcio. Sotto l’impatto di un numero impressionante di spot pubblicitari, non c’è italiano o italiana che non compri una o più bottigliette d’acqua al giorno, al bar, alla mensa o all’onnipresente distributore automatico. Il telefonino in una mano e la bottiglietta nell’altra, è questa ormai  la tipica immagine pubblica della studentessa o del giovanotto italiano. In ogni scuola, università, ufficio o fabbrica, per 300 giorni l’anno, per decine di milioni di persone, fanno montagne di plastica, navi intere di petrolio, flotte di camion, emissioni inquinanti e climalteranti a gogo. Uno studio recente pubblicato sulla rivista scientifica Environmental research letters e ripreso dal sito Galileonet ha evidenziato che tra produzione della bottiglia e trasporto, senza neanche tener conto dello smaltimento del rifiuto, l’acqua imbottigliata può arrivare ad avere un costo energetico 2000 (duemila!) volte superiore all’acqua di rubinetto. Sarà mica ora di darci un taglio? Per esempio le amministrazioni pubbliche e le scuole dovrebbero vietare l’installazione dei frigoriferi (accesi continuamente e di cui oltretutto pagano anche la bolletta elettrica) nei propri spazi. O quantomeno metterci sopra un cartello con scritto “Nuoce gravemente alla salute del pianeta”!





Bing!

5 08 2009
Poliuretano sotto il duomo di Milano

Poliuretano a Milano

Cercavo notizie sul nuovo motore di ricerca Microsoft, che come già saprete si chiama Bing, quando sono incappato in un altro Bing, il nome della federazione europea dei fabbricanti di isolanti edilizi in poliuretano espanso rigido. Nella home page di questa associazione di associazioni, che ha sede a Bruxelles, ho trovato un pdf contenente un’interessante e molto documentata analisi del perché e percome bisogna isolare gli edifici con particolare attenzione alla questione delle emissioni di CO2 dal patrimonio edilizio. Lo studio, intitolato Insulation for sustainability ed eseguito da un’azienda di consulenza energetica inglese, mostra tra l’altro che  gli edifici, inclusi quelli dove si lavora, cioè uffici e capannoni industriali, consumano circa la metà di tutta l’energia usata in Europa. Il documento mostra come si possa giungere sia nel nuovo che nel ristrutturato a consumi estremamente ridotti (Low Heat standard) o addirittura nulli (No Heat standard), come nelle famose Passiv Haus teutoniche, che ora sono in corso di migrazione verso i climi più caldi del sud Europa, dove i consumi energetici e le emissioni non sono tanto legati al riscaldamento quando al raffreddamento estivo.





C’è anche l’ecodesign…

5 05 2009
Il vero ecodesign non è fatto col pattume...

Finestre a prova di spifferi...

Già la sopportavo poco questa parola, design, che poi vuol dire progetto, e allora diciamo progetto, e progettista invece di designer. Adesso invece siamo arrivati all’ecodesign, lampadari fatti di pattume trovato sulla spiaggia, mobiletti di legname avanzato e altre stranezze costose per arredamenti di lusso, evidentemente prodotti per chi ha una certa tendenza al greenwashing. La parola è però comparsa anche in una notizia del Parlamento europeo, con un’accezione che trovo senz’altro più interessante, quella della progettazione ecocompatibile di oggetti importanti per il risparmio energetico e idrico nelle case, per esempio le finestre e i rubinetti, in aggiunta ai prodotti elettrici ed elettronici già regolati dal 2005.





Lampadine, cambiarle fa bene

21 01 2009
Unidea migliore

Un'idea migliore

Mi scuseranno gli ecologisti professionisti, è agli indecisi che mi rivolgo. Cambiare le lampadine di casa con quelle fluorescenti compatte magari non vi sembra intelligente, costano care e talvolta si accendono con minore prontezza di quelle inventate da Edison, però se facciamo due conti vediamo che conviene, sia dal punto di vista economico che ambientale. Anzitutto la questione del prezzo è un falso problema: le fluorescenti durano da 5 a 10 volte più delle lampade normali (queste ultime hanno una vita media di circa 1000 ore mentre una fluorescente dura 5-10mila ore). Quindi se una lampadina fluorescente compatta costa 5 Euro, questa cifra va messa a confronto col prezzo di almeno cinque lampadine tradizionali, che stanno per l’appunto a circa un Euro l’una… Il vantaggio delle fluorescenti è che scaldano poco, molto meno di quelle a incandescenza e quindi sono più efficienti: con un tubo da 11 watt si ha la stessa luce di una lampadina da 60 e dunque si riduce a circa un quinto il consumo di corrente. Su 5000 ore di funzionamento (4-5 ore al giorno per 4 lampadine per un anno) si risparmiano fino a 35 euro l’anno. Inoltre  le emissioni di anidride carbonica passano da 150 a 30 kg l’anno. Convinti? Una sola avvertenza, anzi due, conviene sostituire solo le lampadine che stanno accese più a lungo (almeno qualche ora al giorno) e mai, dicesi mai, montare una lampadina fluorescente se al posto dell’interruttore avete un regolatore di luminosità o reostato, perché la buttereste via subito. Ultima cosa, quando si rompono, vanno portate in discarica controllata o stazione ecologica, perché devono essere smaltite con cautela, dato il contenuto non trascurabile di mercurio.





Rinnovabili e nucleare

17 12 2008
Cè poco da ridere...

C'è poco da ridere...

Tra i provvedimenti sul clima e l’energia approvati ieri dal Parlamento europeo ce n’è uno che stabilisce la quota di rinnovabili da raggiungere per ogni paese al 2020: per l’Italia la quota è 17% (quindi meno del 20% teoricamente richiesto dall’Unione). Il punto è che l’Italia nel 2005 con le fonti rinnovabili produceva solo il 5% di tutta l’energia consumata, che raggiunge la folle cifra di 900 terawattora (TWh) o se preferite di 200 milioni di tonnellate equivalenti di petroli (Mtep). Per amor di patria concediamoci un altro punto guadagnato con le installazioni eoliche e fotovoltaiche nell’ultimo triennio, dunque la strada da percorrere è di 11 punti percentuali di rinnovabili da macinare in dodici anni, quasi un punto percentuale all’anno, corrispondente, a domanda costante, a 99 TWh di produzione energetica da rinnovabili.
Proviamo a fare un ragionamento sull’eolico: se è vero quel che scrive l’Anev sul suo sito, in Italia entro il 2020 si potrebbero installare impianti eolici in quantità tale da produrre altri 23 TWh elettrici in più rispetto agli attuali 4. Quindi nell’ipotesi che gli impianti si facciano davvero ci restano altri 76 TWh di rinnovabili da scovare da qualche parte, ma dove?
Il fotovoltaico costa troppo (siamo a circa 5 volte il costo del vento per ogni watt installato), il geotermico è fermo e le proteste sono spesso fortissime, il solare termodinamico si costruisce in Spagna e negli Usa ma da noi siamo alla perenne sperimentazione.
Ci resterebbe il risparmio, ma leggiamo (v. articolo sotto) che i provvedimenti governativi lo frenano riducendo drasticamente le agevolazioni fiscali o secondo alcuni addirittura azzerandole (hanno introdotto un perverso meccanismo di silenzio-dissenso per cui tu fai domanda e se nessuno ti risponde entro 30 giorni vuol dire no).
E allora? La strada sembra spianata per le centrali nucleari di Scajola, 10mila MW nucleari, che potrebbero produrre fino a 90 TWh, giusto giusto nel 2020…