Togliersi il carbone dalla testa

20 10 2009
Invece del carbone

Invece del carbone

Diciamoci la verità: le rinnovabili sono un affare! Macché frugare pericolosamente nel sottosuolo di paesi remoti o addirittura in fondo al mare per estrarne materiali carboniosi solidi liquidi e gassosi da trasportare in giro per il pianeta, fino a dove vengono raffinati e/o consumati: la produzione energetica si fa a casa propria, una decina di pannelli sul tetto e/o una turbina di fianco a casa et voilà, il gioco è fatto, energia gratis e in alcuni casi anche un po’ di soldini. Fosse tutto così facile saremmo in un mondo migliore, dove non si combattono sanguinose guerre del petrolio, come in Iraq, non si… (continua su rinnovabili.it)





L’offshore a Termoli si fa?

24 09 2009
Speriamo ce la facciano

Speriamo ce la facciano

Dopo l’approvazione ministeriale del decreto di valutazione d’impatto ambientale da parte del ministro Prestigiacomo, sembra riaperta la strada per la prima centrale eolica marina d’Italia, di cui abbiamo già scritto un anno fa. A giudicare però dalle prime dichiarazioni di Di Pietro, molisano doc, la strada sembra tutt’altro che spianata. Staremo a vedere… Da notare comunque che insieme alla centrale eolica, Prestigiacomo ha autorizzato una caterva di impianti petrolchimici e termoelettrici di ben altro impatto. Su questi però tutto tace.





Se i consumi elettrici crescono troppo

1 09 2009
La parte del leone...

La parte del leone...

Le rinnovabili sono in crescita, lo dimostrano i dati forniti dal GSE nello scorso agosto, relativi al 2008. Impressionante il balzo del solare che quasi quadruplica rispetto alle cifre miserelle dell’anno prima, notevole anche il +30% dell’eolico. Però. Però bisogna dire che prima di tutto in Italia rinnovabili continua a significare di gran lunga idroelettrico (due terzi del totale) e soprattutto che, nonostante i recenti progressi, la domanda elettrica aumenta così tanto da impedire alle rinnovabili nazionali di “schiodarsi” dal loro contributo, che resta al di sotto del 20%, precisamente fermo al 17% circa. La domanda elettrica complessiva attuale resta intorno ai 339 gigawattora, (di cui 20 sono perdite di rete) mentre nel recente passato (1997) i consumi elettrici stavano sui 250 GWh, un aumento di quasi 8 punti percentuali l’anno. Considerando l’importazione (idroelettrico dall’Austria, principalmente) le fonti rinnovabili soddisfano appena un quarto dei consumi interni, il resto è prodotta da fonti fossili, con crescenti emissioni di gas serra, dell’ordine di 120-130 milioni di tonnellate di anidride carbonica, circa un quarto del totale nazionale. L’aumento dei consumi sembra imputabile soprattutto alla diffusione inarrestabile dei condizionatori ed all’aumento delle apparecchiature elettriche sempre accese sia nelle case che nei luoghi di lavoro e di commercio (impressionante nei dati Terna l’aumento dei consumi elettrici nel settore terziario, tra il 1997 e il 2008 si assiste quasi al raddoppio). Sarà mica ora di metterci un tetto?





Il volàno è un gran bel gioco…

21 08 2009

I volani volano... sottoterra!

I volani volano... sottoterra!

Conservare l’energia elettrica prodotta in eccesso per i momenti in cui la domanda supera l’offerta: è questo il problema principale dei fornitori elettrici, un problema che diventa vitale per sfruttare al massimo la corrente rinnovabile prodotta dai sistemi eolici e solari, che sono attivi solo quando c’è abbastanza vento e sole e non sono azionabili a volontà dagli operatori come una centrale tradizionale. Un sistema molto interessante che si sta affermando commercialmente negli Stati Uniti è quello della conservazione meccanica dell’energia in batterie di grandi volani, rotanti ad alta velocità (fino a 16mila giri/min) e quasi senza attrito, grazie al vuoto e a un sistema a levitazione magnetica, che vengono accelerati quando la corrente è prodotta in eccesso e vengono rallentati per recuperare l’energia quando la domanda è più alta dell’offerta.  In giro c’è del genio, e non solo in Danimarca!





Germania, la prima centrale eolica marina

20 08 2009

Si chiama Alpha Ventus, è nel mare del Nord, e da qualche giorno ha cominciato a produrre corrente elettrica con le prime tre delle sue dodici mega turbine eoliche da 5 megawatt ciascuna. Le altre unità produttive di Alpha Ventus dovrebbero accendersi entro l’anno, maltempo permettendo. Si tratta di un progetto molto costoso (250 milioni di euro) ma anche molto importante, perché è il banco di prova per l’ulteriore sviluppo dell’eolico tedesco, un gigante mondiale del settore, secondo solo agli Stati Uniti, basato però finora solo sull’eolico di terra.  La Germania ha in programma di attivare altre 2000 turbine eoliche marine entro il 2020 per raggiungere i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2…





Dopo il danno la beffa…

19 08 2009
Dentro una Vestas...

Dentro una Vestas...

Vestas, leader mondiale del settore eolico, assume migliaia di lavoratori in Cina e negli Usa per costruire turbine eoliche, dopo averne licenziati recentemente centinaia in Inghilterra. Lo riporta il Guardian, commentando come l’eccessivo protezionismo inglese, espresso dai numerosi ed agguerriti comitati di oppositori locali alle pale eoliche, abbia condotto a questa situazione paradossale. L’anno scorso in Gran Bretagna sono stati infatti installati circa 500 megawatt di eolico, la metà di quanto installato in Italia e molto meno di quel che è stato attivato negli Usa (8,5 MW).





Via dal vento? Non scherziamo…

17 08 2009
Devastazione paesaggistica?

Devastazione paesaggistica?

In rete c’è un sito che si apre con un appello drammatico e dolente, lo riproduco qui nella sua interezza perché vorrei criticarlo a fondo. Dice così: “Quanti italiani sono consapevoli della abissale sproporzione tra i danni causati dagli impianti eolici al paesaggio, all’ambiente naturale e alla fauna e il loro marginale contributo alla soluzione del problema energetico nazionale? Perché nessuna eco giunge al pubblico della tragedia che si sta abbattendo sulle bellezze naturali italiane? Via dal Vento, una voce che non teme di dire la verità.” I promotori principali di questo sito sono esponenti degli Amici della Terra, ramo italiano di Friends of the Earth, un gruppo ambientalista che nel 1993 ottenne il grande successo di far passare un referendum a seguito del quale vennero fondate in Italia le agenzie ambientali, e altre personalità che dell’ambiente hanno fatto persino il ministro, come Carlo Ripa di Meana. Il sito è attivissimo, registra continue denunce, comprese quelle retoriche e piene di assurde iperboli del solito (pluricondannato ma sempre loquace) Vittorio Sgarbi, che recentemente sul berlusconiano Giornale ha persino scomodato il povero Pier Paolo Pasolini. Sono almeno cinquant’anni che il paesaggio italiano, tutelato dalla Costituzione, viene devastato dalla speculazione edilizia, dagli industriali, dagli agricoltori, dalla generale mancanza di cura del territorio nazionale da parte dello Stato nelle sue numerosissime articolazioni, dal governo, fino all’ultimo degli ottomilacento comuni d’Italia.

Paesaggio tutelato?

Paesaggio tutelato?

Chiunque sia passato di fianco a una grande acciaieria come quella di Taranto (foto) o alle centrali elettriche di Piacenza, per fare i primi esempi che mi vengono in mente, ha una stretta al cuore. Recentemente ho viaggiato in treno attraverso i campi eolici pugliesi in provincia di Foggia e invece di una stretta al cuore provavo un piacere anche estetico, oltre alla soddisfazione di sapere che quelle strutture tutte in movimento stavano producendo energia pulita. Personalmente ritengo infinitamente brutte, e spesso devastanti per il paesaggio, le stazioni di servizio e gli autogrill, ma non mi sogno di costruire su questa mia idiosincrasia una campagna per la loro chiusura. I paventati danni al paesaggio causati dalle centrali eoliche o non ci sono o sono grandemente esagerati. Quanto ai danni ecologici, si menziona spesso la morte degli uccelli, fenomeno anche questo artificiosamente esagerato e in realtà del tutto marginale, specie in un paese come il nostro che per decenni ha consentito a cacciatori legali e di frodo di fare strage di migratori e persino di cicogne. Se consentite al vostro gatto domestico di girare fuori di casa la notte, ebbene in un anno il vostro micione fa fuori tanti uccelli quanto cento turbine eoliche. Finiamola anche col ruolo marginale nella produzione di corrente elettrica. L’eolico sta facendo in questo secolo quel che ha fatto per l’Italia l’idroelettrico il secolo scorso, si sta espandendo esponenzialmente e nel giro di una decina d’anni raggiungerà la sua quota non marginale di produzione (pdf, 4,4 Mbyte). La comparsa di questa nuova fonte pulita (ripetiamolo fino alla nausea, l’eolico non  inquina e non emette CO2, con costi simili a quelli delle fonti fossili) spaventa molto sia chi produce corrente con le fonti fossili, sia i tradizionalisti, che non amano le novità, ma che si sono abituati in fretta alla televisione, ai telefonini e a Internet. Tutta roba che consuma sempre più corrente.





Medaglia di bronzo all’Italia…

12 08 2009
Siamo sul podio...

Siamo sul podio...

Non parliamo di nuoto bensì di energia eolica: secondo i dati forniti dall’Eurobserver delle fonti rinnovabili, e riportati sulla rivista QualEnergia, l’Italia è dal 2008 al terzo posto in Europa per potenza eolica installata, con 3,7 gigawatt, dietro ai giganti Germania (23,9 GW) e Spagna (16,7). La stasi delle installazioni in Danimarca e i 1000 megawatt installati nel nostro paese nel solo 2008 hanno prodotto il sorpasso e questo risultato. Complessivamente l’Europa ha più della metà della potenza eolica mondiale, che si aggira sui 120 GW secondo le ultime stime . Noi ci siamo divertiti a fare un’estrapolazione un po’ semplicistica sulla base delle statistiche disponibili, che mostrano un andamento chiaramente esponenziale, con un incremento della potenza installata di circa il 25% l’anno. Se le installazioni dovessero continuare  a procedere così il dato eolico mondiale potrebbe triplicare nel 2012, decuplicare nel 2017 e più che “ventuplicare”, se mi passate il neologismo che mi sembra adatto al contesto, nel 2020. Continuando per altri cinque anni con questi ritmi la potenza eolica installata nel mondo potrebbe arrivare a 10mila GW, sufficienti a coprire integralmente l’attuale domanda elettrica mondiale, che si aggira sui 18 milioni di GWh. Naturalmente nel 2025 anche la domanda elettrica sarà aumentata ma i ritmi con cui essa cresce al momento sono decisamente più blandi di quelli delle installazioni eoliche. Fiducia dunque e forza con il vento.





Lotta dura, contro la Vestas…

30 07 2009
Sai cos’è lisola di Wight...

Sai cos’è l'isola di Wight...

Grazie a una sentenza del giudice locale che impedisce per ora all’azienda di riprendere possesso dei locali occupati, prosegue l’incredibile vicenda che vede mobilitati i lavoratori Vestas dell’isola di Wight, nel canale della Manica, spalleggiati da sindacati e ambientalisti per una volta uniti contro la chiusura del locale stabilimento di produzione di turbine eoliche. Ne riferisce ampiamente il Guardian, ripreso stamane dal Manifesto (che però sbaglia più volte il nome della famosa ditta danese, chiamandola Vestal…).

I posti in ballo sono ben 625 e l’azienda, che fa profitti enormi e non rischia certo il fallimento, vuole spostare le produzioni dove c’è maggiore domanda di turbine, dato che l’eolico nonostante le molte chiacchiere e documenti governativi in realtà nel Regno Unito non decolla affatto, cosa che invece sta succedendo negli Stati Uniti e in Cina.

Il mancato decollo dell’eolico in Gran Bretagna dipende dalla forte opposizione che si scatena a livello locale ogni volta che si tenta l’installazione di un impianto. Opposizione che trova facile sponda nei consigli comunali che devono autorizzare gli impianti.





Eolico assassino

10 06 2009
Ci difende dalle pale...

Ci difende dalle pale...

Ieri sera in orario quasi notturno mi è capitato di assistere a un breve dibattito televisivo organizzato da Rai2. L’argomento era introdotto da una scheda su Volterra, bellissimo centro toscano che ha deciso di bandire l’eolico e persino il fotovoltaico dal suo territorio per motivi paesaggistici. In studio c’erano due signori piuttosto attempati ai quali un giornalista col pizzetto da moschettiere rivolgeva domande tutt’altro che aggressive. Il tutto è durato forse dieci minuti, al termine dei quali immagino che un telespettatore mediamente assonnato abbia tratto le seguenti conclusioni: meno male che in Italia ci sono delle brave persone che sanno discutere in tv senza litigare, meno male che quelle stesse brave persone ci proteggono dall’invasione dei mostri eolici. Una delle brave persone era Carlo Ripa di Meana (foto), ex verde ed ex ministro dell’ambiente, ora animatore del comitato che contrasta la diffusione dell’eolico in Italia, in connessione con Giscard d’Estaing, ex presidente francese, che lo fa a scala europea, e con Vittorio Sgarbi, ex condannato per truffa allo Stato, che lo fa a scala siciliana. Ripa ha eloquentemente ed elegantemente sostenuto le sue tesi, che si possono riassumere nella frase “le torri eoliche assassinano il nostro paesaggio, fermiamole”, punto. Dall’altra parte c’era il presidente dell’Enea, l’economista prof. Paganetto, che a mio modesto parere avrebbe potuto anche non esserci, dato che quel che ha detto è stato così poco efficace e rilevante che quasi non lo ricordo. Il bello è che l’Enea ha appena pubblicato un numero della sua rivista in gran parte dedicato all’eolico dal quale il professore avrebbe potuto trarre abbondanti argomenti per rintuzzare le tesi di Ripa e almeno dire che sull’eolico il suo ente fa ricerca da molti anni anche per ridurne l’impatto (tutto da dimostrare) sull’ambiente. Nessuno dei tre ha minimamente accennato alla questione dei cambiamenti climatici, o all’importanza strategica per il nostro paese di sviluppare la fonte eolica per affrancarsi almeno in parte dalla quasi totale dipendenza dalle fonti fossili d’importazione e per tentare di raggiungere almeno gli obiettivi di Kyoto, per non parlare di quelli europei proposti due anni fa dalla Merkel. Si vede che nessuno dei presenti ha letto e meditato il libro di Lester Brown, Plan B, che, oltre a spiegare con dovizia di particolari in che catastrofe ci stiamo infilando se nessuno fa niente di serio per ridurre le emissioni di anidride carbonica (piano A), propone l’eolico come elemento indispensabile di una complessa ricetta (il piano B, appunto) per salvare la civilizzazione industriale che tanto ci piace e che ci ha dato per esempio la televisione, il frigorifero e la lavatrice, tutta robina che si fabbrica e funziona solo producendo tanta corrente elettrica. Comunque, per tornare alla trasmissione, mi è venuta in mente la vecchia canzoncina di Renzo Arbore “No, non è la Bbc, questa è la Rai, la Rai tv!”.