Da Flopenaghen, con rabbia…

22 12 2009

Cara sirenetta, ci hai proprio deluso...

Il non-accordo

Lorenzo Fioramonti, 20 dicembre 2009

Come previsto, l’accordo di Copenaghen è stato un non-accordo, giusto per non perdere completamente la faccia. Abbiamo assistito all’ultimo atto di una conferenza deprimente, mal gestita e sorda alle richieste di milioni e milioni di cittadini in tutto il mondo. È un non-accordo perché non accontenta nessuno. Non risponde alle richieste degli stati insulari, che chiedevano tagli certi e rapidi alle emissioni. Non accontenta i paesi più poveri che volevano investimenti sicuri e regolari per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Non accontenta i paesi europei che chiedevano tagli incisivi nei prossimi anni. Non risponde ai risultati della ricerca scientifica che individuava standard precisi di riduzione che non verranno mai rispettati. Si tratta di promesse, semplicemente parole. Così come le promesse sull’aumento dei fondi allo sviluppo (il famoso 0,7 del PIL), da sempre disattese. O quelle degli obiettivi del millennio, una pantomima ridicola di menefreghismo internazionale. Siamo nuovamente al punto di partenza. Non solo non si è deciso nulla, ma si è messo l’orologio avanti di un anno. Chissà se il 2010 porterà consiglio. C’è sicuramente poco da sperare, a meno che i cittadini non comincino a far sentire la propria voce. A partire da ora.





Ancora da Flopenaghen, e domani si chiude…

17 12 2009

Gli attivisti di Avaaz al Bella Centre di Copenaghen (foto Lombroso)

Il giorno della società civile

Lorenzo Fioramonti, Copenaghen, 16/12/09

Tra due giorni si chiude la COP15 e, salvo colpi di scena, non si arriverà ad un accordo. Già si parla infatti del prossimo appuntamento. Alcuni sperano che si tenga entro la metà del 2010. Al Gore, l’ex vicepresidente americano da anni prestato alla causa climatica, lo ha sottolineato più volte in un discorso tenuto ieri: non si può aspettare un altro anno. Gli africani hanno rivisto alcune delle loro posizioni ed ora si accontentano di un impegno a stanziare 100 miliardi di dollari all’anno per i paesi più poveri entro il 2020. Tra stasera e domani arriveranno tutti i capi di stato e di governo. Vedremo se sarà un’ennesima parata formale senza alcun impatto, oppure qualcuno riuscirà a smuovere le acque.

Intanto oggi la società civile si è fatta sentire, nonostante il freddo e la neve. Alcune migliaia di persone hanno circondato il Bella Centre, dove si svolgono i negoziati, ed una delegazione è riuscita ad entrare nell’edificio. Chiedono di poter partecipare, di far sentire la propria voce e di gridare ‘giustizia’ in faccia ai governanti dei paesi più ricchi e più inquinanti. Il responsabile Onu Yvo de Boer ne ha incontrati alcuni, ma ha detto che “per ragioni di sicurezza l’accesso al centro deve essere limitato”. Un’altra sede verrà allestita per le Ong e i movimenti a partire da domani 17 dicembre (oggi ndr).

I manifestanti sono ancora fuori, che aspettano. Cercano di riscaldarsi come possono, in un clima lugubre e fermo, come se il tempo si fosse bloccato. Tutto il mondo attende un responso, che molto probabilmente non arriverà. La protesta dovrà continuare e, forse, il 2010 vedrà il risorgere di una società civile globale finora assopita. Il clima, a parte il gioco di parole, sembra propizio.

NB E’ importante aggiungere la propria firma a quelle di milioni di altri terrestri per l’appello climatico che Avaaz.org consegna oggi ai grandi convenuti alla conferenza (ndr).





Copenaghen: le emissioni della conferenza

13 11 2009
Troppo fumo a Dacca? ci pensano i danesi...

Troppo fumo a Dacca? ci pensano i danesi...

Ogni volta che si tiene una conferenza internazionale delle dimensioni di quella che sta per svolgersi a Copenaghen migliaia di delegati volano da ogni paese del mondo verso la sede della riunione, con emissioni di gas serra non trascurabili, dato che un aereo di linea ogni 10 km di volo emette circa un chilo di CO2 per ogni passeggero. Se ipotizziamo che ogni delegato voli per 10mila km arriviamo subito a una tonnellata pro capite (ed è una stima prudenziale). Il governo danese è corso ai ripari e ha deciso di neutralizzare queste emissioni con un investimento di 700mila euro in uno dei paesi più poveri del mondo, il Bangladesh, dove una ventina di inquinanti fabbriche di mattoni della capitale Dacca verranno sostituite con nuovi stabilimenti molto più efficienti e puliti. Il risultato finale, oltre al risparmio di ben 100mila tonnellate di emissioni serra l’anno, sarà anche un netto miglioramento della qualità dell’aria in quell’inquinatissima città. Mica male no? C’è del genio in Danimarca…





Flopenaghen: se fallisce la conferenza

21 09 2009
Con troppi comandanti la nave affonda...

Con troppi comandanti la nave affonda...

Sono in parecchi a pensarlo e qualcuno lo dice anche: la conferenza di Copenaghen non porterà ai risultati sperati (le basi di un nuovo trattato valido dal 2012 in avanti, per sostituire Kyoto che muore in quella data). C’è troppa distanza tra i contendenti, e troppo pochi giorni di trattativa disponibili (meno di 15, in particolare una decina a Bangkok questo mese e qualche altro in Spagna a novembre). Un pezzo di David Victor recentemente apparso sulla rivista Nature (che sulla rotta verso Copenaghen ha un bel sito speciale) suggerisce addirittura di puntare decisamente a un altro approccio (un piano B) perché mettere d’accordo quasi 200 paesi su un tema così intricato come la riduzione del rischio climatico è umanamente impossibile, mentre potrebbe essere molto più facile una partita giocata nei prossimi due anni dalle 12-15 nazioni che fanno il 90% delle emissioni di gas serra. Il Forum sull’energia e il clima messo in piedi da Obama la scorsa primavera potrebbe servire alla bisogna, almeno a giudicare dalla dichiarazione dell’Aquila. Comunque l’Onu, e Ban Ki-Moon in particolare, sono decisi a evitare il fallimento e durante il summit che si svolge questa settimana a New York vogliono scuotere e spronare i leader del mondo mettendoli direttamente in contatto con i Paesi che più soffrono per le conseguenze del surriscaldamento globale. Servirà?





Buone nuove da Copenaghen

3 06 2009

chartCalano piano ma calano le emissioni europee, e per il terzo anno consecutivo. I dati 2007 sono stati diffusi dall’Agenzia europea per l’ambiente e dicono che l’Europa dei 27 è già al di sotto dell’obiettivo di Kyoto (-9,3% rispetto al 1990) mentre quella dei 15 è sulla buona strada (-5%) . Chi pare ancora lontano da Kyoto è l’Italia che invece, pur calando le emissioni rispetto al passato, nel 2007 se ne stava ancora a 552 milioni di tonnellate di CO2 eq, cioè a +6,9% mentre dovrebbe andare a -6,5%, cioè in cifre assolute a 483 Mt. Sono sicuro che nel 2008, complici i prezzi pazzi del petrolio e la successiva crisi finanziaria ed economica, le emissioni sono scese di molto, ma prima di avere i dati ci vorrà un’altro annetto… In ogni caso con 59,6 milioni di residenti il dato italiano faceva nel 2007  una media di 9,3 ton CO2 pro capite, più bassa di quella dell’EU27, che supera di poco le 10 ton.





There you are… with an electric car!

16 04 2009
E ancora un sogno...

E' ancora un sogno...

Bene ragazzi, qualcosa si muove. Non da noi, naturalmente, ma in Inghilterra, dove oggi il governo dà il via a un piano di incentivazione (250 milioni di sterline) per l’acquisto di auto elettriche, e in Danimarca, dove verrà realizzata una rete di stazioni di ricarica (con corrente di produzione eolica) e sostituzione delle batterie scariche, del tipo di quella messa a punto e promossa dall’azienda del finanziere israeliano Shai Agassi, Better Place (bel nome, speriamo sia di augurio anche per i palestinesi…) .

E’ indubbio che la crisi petrolifera dell’anno scorso, seguita da quella finanziaria ed economica in cui il mondo si dibatte ancora, nei posti dove ancora qualcuno governa ragionando, si stia dimostrando un’enorme opportunità per affrontare anche la questione climatica. L’auto elettrica, ma più in generale il trasporto elettrico, offre infatti il vantaggio di sostituire in tempi ragionevolmente brevi la dipendenza dalle fonti fossili con una nuova dipendenza virtuosa dalle rinnovabili (per esempio eolico per gli schemi pubblici, solare per la ricarica domestica) e anche una serie di ghiotti vantaggi collaterali, come la virtuale scomparsa dei fumi di scarico e del rumore connessi con la combustione interna. Un altro vantaggio della transizione di massa all’elettrico sarebbe la creazione di una rete di stazioni di ricarica, che possono accumulare energia nelle batterie quando la produzione supera la domanda (tipicamente di notte) ed eventualmente rifornire la rete, quando quest’ultima  succhia più corrente di quella in produzione.

In Italia invece i piani per elettrificare i vecchi cinquini sono frenati da normative insensate.