REDD, un acronimo per salvare le foreste

5 11 2009

REDD like a forest

Significa Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale ed è diventato uno dei punti chiave per la riuscita della conferenza di Copenaghen. Se ne parla su Nature, la più importante rivista scientifica del mondo, che gli dedica un editoriale. In italiano su questo argomento c’è anche un bel po’ di materiale sul sito Salvaleforeste. In poche parole comunque si tratta della strategia elaborata per ridurre e possibilmente azzerare la distruzione delle foreste tropicali, che procede talmente in fretta da provocare un quarto delle emissioni di anidride carbonica e un quinto di quelle totali di gas serra. Alle foreste salvate  o recuperate verrebbe assegnato un valore monetario che potrebbe essere ottenuto sul mercato globale delle emissioni. In sostanza soldi dai paesi danarosi ed emettitori, verso i paesi ricchi di foreste, per compensarli della mancata deforestazione. Semplice in teoria ma molto complesso nell’attuazione pratica. Un solo problema su tutti: chi controlla che la deforestazione stia davvero rallentando? La soluzione potrebbe essere tecnologica, con l’uso dei satelliti artificiali per controlli dallo spazio.





Flopenaghen, per evitarla servono 100 miliardi di euro

3 11 2009

Money for climate, not for guns

Sono queste le dimensioni del cumquibus necessario per firmare a Copenaghen un nuovo patto tra nord e sud del mondo, per fronteggiare gli adattamenti necessari a sopportare nel sud le conseguenze del cambiamento climatico generato dal nord, per rendere più virtuoso il sistema obsoleto e inquinante di produzione energetica dei paesi emergenti, e anche per interrompere la deforestazione tropicale, che procede a ritmi galoppanti aggravando gli effetti climatici dei combustibili fossili. Se questi soldi saltassero fuori la conferenza di dicembre sarebbe un trionfo della diplomazia globale e potrebbe varare un nuovo patto per il clima, per rimpiazzare Kyoto dal 2013 in avanti. Purtroppo al momento i paesi ricchi questi soldi non li vogliono tirare fuori, e allora i paesi più poveri il patto sul clima non lo firmano. Ricordiamo che se ci troviamo in questa impasse ciò è dovuto anche alla crisi economica, che ha interrotto la crescita forsennata dell’economia globale (con un calo delle emissioni globali di gas serra, per la prima volta da decenni) e che ha deviato immensi fondi pubblici verso banche e case automobilistiche per salvarle dal fallimento (forse). E ricordiamo che nei decenni passati sono stati i paesi ricchi del mondo, tra cui l’Italia, a pompare in atmosfera tanta anidride carbonica da aumentarne la concentrazione dai 280 ppm preindustriali ai quasi 390 attuali ed innescare il cambiamento climatico. Diciamo anche però che in un solo anno lo stato italiano trasferisce alle regioni, per la sola sanità, più di cento miliardi di euro, cioè più della cifra del titolo. Possibile che tanti paesi ricchi non riescano a tirar fuori tutti insieme questi soldi, per salvare la salute del pianeta e la pelle di moltissimi nostri simili? La miopia che acceca pericolosamente i nostri governanti va curata, conoscete qualche valido oculista? Aggiungo che secondo la Fao, nel mondo si spendono ogni anno 1340 miliardi di dollari per le armi…





Clima: +2 gradi ok, +4 gradi KO!

7 10 2009

Non è un pianeta per vecchi...

Non sarà un pianeta per tutti...

Siamo al centesimo articolo di Pianetaserra e  io non riesco ancora ad esprimere compiutamente la mia preoccupazione per l’inerzia generalizzata sulla questione climatica. So che tutti hanno altro da pensare, il governo pensa al lodo, i cittadini a mettere insieme il pranzo con la cena, i ricercatori ad ammucchiare pubblicazioni. Intanto però il torrente di CO2 che buttiamo in atmosfera in ogni momento continua a scorrere e il clima continua a cambiare sotto i nostri occhi, in uno stillicidio disastroso di incendi, alluvioni, siccità e uragani. La scorsa settimana a Oxford, ne riferisce il puntuale New Scientist, nella conferenza scientifica “4 degrees & beyond” è stata presentata l’immagine inquietante di come sarà la Terra a metà di questo secolo se non vengono attuate le misure drastiche di riduzione delle emissioni che invochiamo da anni. Sarà un pianeta da +4 gradi, il che significa in alcune zone continentali un aumento della temperature di +12 gradi! Se infatti il vasto oceano, che occupa il 70% del pianeta, si scalderà solo di un paio di gradi allora saranno le terre emerse con il loro 30% di superficie a dover far media: se fate due conti viene fuori un +8 gradi medio, con le punte di cui sopra in prossimità dell’Artico. Le conseguenze sarebbero micidiali, non voglio fare l’elenco ma cito solo questo: la pianura padana e il nord Italia in generale potrebbero subire un aumento medio di 8-10 gradi. Se usate Google Earth e vi scaricate l’apposito file potrete visualizzare in 3d il nuovo mondo che ci attende.





Messina non c’entra col clima, o no?

5 10 2009
Abituarsi a questo clima?

Abituarsi a questo clima?

Su Messina e i suoi poveri morti si è già scatenata la polemica. Senza entrare nel merito dell’abusivismo, delle mancate demolizioni, del dirottamento dei  fondi per il dissesto ad altri usi meno urgenti, mi interessa comprendere se quel che è capitato venerdì scorso è un segnale di cambiamento climatico oppure no. Secondo il sito del meteorologo militare Guido Guidi la faccenda è tutta meteorologica, secondo le dichiarazioni di Giampiero Maracchi che ho avuto modo di sentire anche in tv la questione ha invece forti connessioni col riscaldamento abnorme del Mediterraneo. I colleghi del Sias Sicilia sentiti a voce propendono per l’anomalia climatica e parlano di troppi recenti eventi piovosi molto forti e molto ravvicinati fra loro, dopo i quali i 240 mm registrati localmente in un’ora (!) non potevano che fare i danni che hanno fatto. Come al solito in Italia manca una voce chiara ed autorevole che commenti ufficialmente la situazione meteoclimatica, o forse manca una voce chiara ed autorevole tous court… A margine di questo articolo sono di nuovo costretto a segnalare l’assenza dai media ufficiali dell’enorme alluvione in India con milioni di sfollati di cui ci riferisce di nuovo la solita Asia News.





Mentre da noi si parla d’altro…

27 08 2009
Si danno da fare, e fanno bene...

Si danno da fare, e fanno bene...

Si avvicina la conferenza di Copenaghen e gli ambientalisti si agitano (non parlo dell’Italia, dove la specie pare in estinzione, o forse ancora in ferie). A Londra è in corso un campo di protesta climatica che sta contestando la borsa del carbonio, sostenendo che il Climate Exchange è il dito dietro il quale si nascondono i paesi sviluppati per evitare di tagliare davvero le proprie emissioni. In Francia invece si discute aspramente sul valore da assegnare alla tassa sul carbonio, che potrebbe alzare di 6-8 centesimi il prezzo dei carburanti alla pompa. Intanto l’organizzazione Avaaz (una parola che significa voce in molte lingue orientali), famosa per le sue petizioni online, rilancia un forte appello che vi riproponiamo per inviare ai grandi della Terra un segnale inequivocabile: vogliamo un nuovo trattato climatico che sia ad un tempo ambizioso, equo ed efficace. O no?





Il primo compleanno di Pianetaserra

10 08 2009

E’ passato già un anno, 80 notizie, più di 9000 visite. Il primo compleanno di Pianetaserra vede il blog in crescita, certo siamo ancora piccoli ma ci hanno aiutato un buon numero di citazioni in altri siti e in aggregatori di notizie dai blog. La notizia più visitata (539 volte) e più commentata è “Che fine ha fatto Fiorespina?” relativa a la220, una fornitrice di energia pulita che si è dileguata sul più bello, quando avrebbe dovuto cominciare a erogare la corrente, facendo arrabbiare molti sottoscrittori e commentatori. Grazie dunque a chi ci legge e soprattutto a chi commenta i nostri scritti. Buon compleanno Pianetaserra.