Batterie in affitto

3 08 2009
Foglie di litio...

Foglie di litio...

La nuova auto elettrica di cui tutti parlano si chiama Foglia (Leaf). Un bel nome per un’auto molto coraggiosa sia come linea che come prestazioni. Dovrebbe essere su alcuni mercati (Giappone, Usa e Uk, da noi ve la sognate…) entro l’anno. Monta 220 kg di batterie ultrapiatte che possono essere ricaricate a casa in otto ore, ma con particolari stazioni di ricarica arrivano all’80% della carica in solo mezz’ora. Velocità e autonomia la rendono molto interessante come auto metropolitana: con 150 km di autonomia e una vmax di oltre 130 km/h ci potete anche andare in tangenziale. La cosa più curiosa comunque è la proposta di Nissan per ridurne il prezzo altrimenti proibitivo: prendere le batterie in affitto mensile. Se una qualche volta qui in Val Padana si volesse fare qualcosa di utile contro l’inquinamento ora lo strumento ci sarebbe, scalare l’affitto della batteria elettrica dalle tasse e mettere un tot di stazioni di ricarica rapida in giro, et voilà, ecco un buon numero di auto elettriche che compaiono sulle nostre strade, e un bel po’ di fumo in meno nei nostri polmoni…





Sognando California, o no?

30 04 2009
Emissioni gonfiate...

Dai Arnold, sgònfiati...

Il governatore della California, l’austriaco ex campione mondiale di body building ed attore, a molti noto come Terminator, vuole ridurre le emissioni dei veicoli, che in quello stato grande due volte l’Italia ammontano al 40% del totale. Ora sono stati approvati dalla locale agenzia per l’ambiente dei provvedimenti per ridurre entro il 2020 le emissioni veicolari del 10% (rispetto al 2010!) . Bene, direte voi, meglio di niente… Il punto è però che le riduzioni dovrebbero avvenire soprattutto attraverso la produzione locale di biocarburante, per il quale dovrebbero essere realizzati ben 12 nuovi impianti di produzione. Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti i biocarburanti non necessariamente riducono le emissioni di carbonio, anzi… Tant’è che i brasiliani, grandi produttori di etanolo da canna da zucchero, hanno espresso forti perplessità su questa normativa “autarchica”, destinata sostanzialmente a sovvenzionare i locali agricoltori (meglio sarebbe chiamarli proprietari terrieri, data la struttura della proprietà agricola in California). E pensare che per ridurre le emissioni veicolari di ben più del 10% basterebbe adottare gli standard europei…





There you are… with an electric car!

16 04 2009
E ancora un sogno...

E' ancora un sogno...

Bene ragazzi, qualcosa si muove. Non da noi, naturalmente, ma in Inghilterra, dove oggi il governo dà il via a un piano di incentivazione (250 milioni di sterline) per l’acquisto di auto elettriche, e in Danimarca, dove verrà realizzata una rete di stazioni di ricarica (con corrente di produzione eolica) e sostituzione delle batterie scariche, del tipo di quella messa a punto e promossa dall’azienda del finanziere israeliano Shai Agassi, Better Place (bel nome, speriamo sia di augurio anche per i palestinesi…) .

E’ indubbio che la crisi petrolifera dell’anno scorso, seguita da quella finanziaria ed economica in cui il mondo si dibatte ancora, nei posti dove ancora qualcuno governa ragionando, si stia dimostrando un’enorme opportunità per affrontare anche la questione climatica. L’auto elettrica, ma più in generale il trasporto elettrico, offre infatti il vantaggio di sostituire in tempi ragionevolmente brevi la dipendenza dalle fonti fossili con una nuova dipendenza virtuosa dalle rinnovabili (per esempio eolico per gli schemi pubblici, solare per la ricarica domestica) e anche una serie di ghiotti vantaggi collaterali, come la virtuale scomparsa dei fumi di scarico e del rumore connessi con la combustione interna. Un altro vantaggio della transizione di massa all’elettrico sarebbe la creazione di una rete di stazioni di ricarica, che possono accumulare energia nelle batterie quando la produzione supera la domanda (tipicamente di notte) ed eventualmente rifornire la rete, quando quest’ultima  succhia più corrente di quella in produzione.

In Italia invece i piani per elettrificare i vecchi cinquini sono frenati da normative insensate.





Qua non si scherza…

6 10 2008

Per ora si chiama WOB-L1, e dal 2010 si potrà comprare (anche se non so quante ne faranno). Secondo Wolkswagen, che l’ha realizzata e provata in strada, fa 100 km con un litro di nafta! Motore diesel monocilindrico, circa 300 kg di peso e due posti (uno davanti e l’altro dietro, come in certi aeroplanini). Fiat, dove sei? Dettagli qui.





Onu solare

6 10 2008
Un Solartaxi per Ban.

Un Solartaxi per Ban.

Lo scorso 12 settembre il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha dichiarato “a fantastic experience” la sua corsa in Solartaxi, un nuovo mezzo interamente solare col quale si è fatto trasportare in giro per New York sul percorso da casa al lavoro. Solartaxi, realizzato dallo svizzero Louis Palmer, è in giro per il mondo da un po’ e il suo viaggio propagandistico si concluderà in dicembre dopo un importante sosta a Poznan, in Polonia, sede dei prossimi colloqui climatici COP14, una tappa intermedia di negoziati climatici collocata tra la conferenza di Bali dell’anno scorso e quella di Copenhagen del 2009, che stabilirà le regole del post-Kyoto. La conferenza di Poznan avverrà dopo le presidenziali americane (anche se il nuovo presidente si insedia formalmente solo nel 2009) e sarà quindi importante per capire se a Washington tira un’aria nuova rispetto a quella, assai stantia, dell’amministrazione Bush.





Altre storie di auto elettriche

25 09 2008
Meglio del Piaggio Porter...

Meglio del Piaggio Porter...

Per spingere un Tesla Roadster da zero a cento chilometri l’ora in 4 secondi ci vuole un pacco di settemila batterie agli ioni di litio, di quelle che si trovano in ogni telefonino, tutte connesse con un gran numero di collegamenti elettrici. Nikola Tesla, per chi non lo sapesse, è stato un grandissimo scienziato e inventore di origine serbocroata, trasferitosi in America e poi definitivamente assimilato nel pantheon degli scienziati Usa, da Beniamino Franklin fino a Richard Feynman. Tesla è anche il nome scelto da Elon Musk per la sua fabbrica di gioielli elettrici da 100mila dollari, dove ha investito alcuni dei milioni che ha guadagnato dopo il successo di PayPal, il sistema di pagamento online da lui inventato, e ben conosciuto dagli utenti di eBay, come si legge in un recente numero di New Scientist. Dispiace fare i soliti paragoni tra i nostri imprenditori e quelli statunitensi, ma certo di fronte alla voglia di inventare e di scommettere su un futuro diverso da quello attuale di certi personaggi americani, al confronto con quel che si trova da noi cadono le braccia. In Italia infatti cosa c’è di elettrico sul mercato? Degli scatoloncini di latta come i Piaggio Porter elettrificati da MicroVett e poco più. L’auto elettrica non è semplicemente presa in considerazione, né dalle imprese né dagli amministratori. Sarà che siamo la patria di Fiat, Ferrari e Lamborghini, ma il pistone e la biella sembrano l’unico orizzonte della mobilità automobilistica nazionale. E invece l’elettrico ha un’immensa serie di vantaggi, poca CO2 (si parla di 35 g/km e anche meno), niente emissioni inquinanti tra le strade strette delle città, rumore zero, grande semplicità costruttiva, con conseguenti modeste spese di manutenzione e lunga durata. Quand’è che un sindaco dell’inquinatissima Val Padana avrà il coraggio politico di emanare una direttiva che imponga la transizione all’elettrico per chi lavora girando a motore per la città (enti pubblici, trasportatori, rifornitori, agenti di commercio, manutentori, imprese edili e così via, per migliaia di mezzi sempre in movimento)? Un provvedimento pubblico di questo genere consentirebbe di dare il necessario slancio a un settore, quello del mezzo elettrico, che ha bisogno di essere accompagnato fuori dal ghetto in cui è relegato al momento. Tesla Roadster non è certo il mezzo adatto per rifornire le macchine del caffè o per cambiare il toner alle fotocopiatrici negli uffici. Però serve ad aprire la strada a modelli successivi, molto meno pretenziosi ma destinati al pubblico di massa. Intanto le prenotazioni fioccano e Mr. Musk ha un altro motivo per fregarsi le mani soddisfatto.





15 chilometri al litro… ma nel 2020!

22 09 2008

Con un po ‘ di aritmetica (e con l’aiuto di Google) si scopre facilmente che il nuovo standard di 35 miglia al gallone stabilito negli Stati Uniti per il 2020 (Energy Independence and Security Act) corrisponde a circa 15 km/litro, un livello ampiamente superato da moltissimi modelli comunemente in vendita in Europa (la versione diesel della Citroen C1 fuori città fa addirittura i 30 km/litro!). Con queste premesse si capisce facilmente come mai negli Stati Uniti si consumino quasi 21 milioni di barili di petrolio ogni giorno (7,5 miliardi l’anno), un quarto del totale mondiale! Ovviamente con questi ritmi di consumo gli Usa sono costretti ad importare dall’estero due terzi delle proprie necessità di petrolio, spendendo cifre che nel 2008 si avviano a toccare la sbalorditiva cifra di 500 miliardi di dollari (circa metà di quanto costerà l’operazione di salvataggio pubblico del mondo finanziario annunciata l’altro giorno da Bush). In questo contesto di sperperi e di panico non sorprende che si chieda a gran voce di riprendere le ricerche petrolifere nel Golfo del Messico e addirittura nei santuari protetti dell’Alaska. Ma non sarebbe ora di cambiare strada in modo più deciso? Certamente sì, puntando subito e con decisione all’auto elettrica ricaricabile dalla presa di corrente ed alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, come sostengono in una recente scheda su questi problemi gli esperti del Earth Policy Institute, gli Usa potrebbero tagliare drasticamente le proprie importazioni di petrolio senza fare ricorso a ulteriori scavi e perforazioni. Con il non trascurabile effetto collaterale di tagliare anche le proprie enormi emissioni di gas serra (aggiungiamo noi).





Tassa i SUV e premia le piccole: il bonus-malus francese

15 09 2008
Nathalie Kosciusko-Morizet, segretaria allambiente in Francia.

Nathalie Kosciusko-Morizet, segretaria all'ambiente in Francia.

Un trafiletto nella rubrica auto dell’Espresso mi ha fatto scoprire che dall’inizio di quest’anno i francesi che vogliono un macchinone inquinante devono pagare una robusta sovrattassa calibrata sulle emissioni di CO2 e che invece chi compra piccolo viene premiato con uno sconto governativo. Se il modello di auto che comprate emette meno di 100 g/km (es. una Smart diesel) avete uno sconto di mille euro mentre se superate i 250 g/km c’è un “malus” di ben 2600 Euro! Secondo l’Espresso quest’anno le vendite di SUV e di altri macchinoni in Francia sono crollate, quindi la misura ha dimostrato che toccando la tasca i risultati si vedono subito… La ministra francese all’Ecologia (foto, Reuters) sta per estendere il sistema del bonus malus a una lista di altri prodotti di uso comune, che verranno trattati alla stressa stregua dell’auto, con tasse/premi ovviamente commisurati al danno/beneficio ambientale e al valore del bene. Vive la France!





Le tristi storie delle auto elettriche (2)

14 08 2008
Pila di EV1 rottamate dalla GM a Phoenix

Pila di EV1 rottamate dalla GM a Phoenix

Questa storia è diventata addirittura un film documentario del 2006 intitolato “Who killed the electric car” (chi ha ucciso l’auto elettrica). Qui invece di un Suv elettrificato, come nel post precedente, si parla di un’auto appositamente progettata, poi noleggiata a qualche centinaio di persone, ritirata e demolita (!) dalla General Motors: è la storia della EV-1, generosamente descritta sulla solita Wikipedia.





Le tristi storie delle auto elettriche

14 08 2008
Il fortunato Darrell.

Il fortunato Darrell.

Tra le pagine del sito del Sierra Club, benemerita ed antica associazione ambientalista americana, si può fare la conoscenza con un certo signor Darrell Dickey che da dieci anni è fortunato possessore di un Suv Toyota Rav4. E cosa ce ne importa, direte voi? La cosa interessante è che il Suv del sig. Dickey è completamente elettrico, raggiunge i 120 km/h, ha un autonomia di di 160-190 km e soprattutto si ricarica con l’impianto fotovoltaico comprato insieme all’auto ed installato sul tetto di casa. In una parola Darrell viaggia gratis, non emette alcunché (né inquinanti né rumore) e si gode un comodo e ampio mezzo di trasporto privato con la ben nota affidabilità giapponese. Il tutto avendo speso 45mila dollari una tantum dieci anni fa, soldi che si sono già ampiamente ripagati grazie alla corrente prodotta sul tetto e rivenduta alla rete. Come sapete i motori e le auto elettriche sono estremamente meno complicati di quelli a scoppio per cui anche i costi di manutenzione sono prossimi allo zero. Bene, direte voi, dov’è che si compra questa Toyota, che ne voglio subito una anch’io? La risposta è: da nessuna parte. Per capire come mai bisogna leggere (in inglese) la storia della Rav4EV, il modello elettrico del ben noto Suv giapponese. La cosa più sconcertante che si scopre leggendo queste informazioni è che non solo l’auto non è più in vendita ma è impossibile costruirla di nuovo o farne una simile perchè non esistono più le fondamentali batterie speciali al NiMH (nickel-metallo idruro) da 95 ampereora di cui era dotata. E chi è che ha reso impossibile la costruzione di queste batterie, smantellando persino l’impianto di prouzione? Il proprietario del brevetto! Non si tratta di un matto, si tratta invece della Chevron-Texaco, colosso petrolifero statunitense, che ha zero interesse a vedersi diffondere sul mercato mezzi di trasporto come quello descritto prima… (continua)