Copenaghen: le emissioni della conferenza

13 11 2009
Troppo fumo a Dacca? ci pensano i danesi...

Troppo fumo a Dacca? ci pensano i danesi...

Ogni volta che si tiene una conferenza internazionale delle dimensioni di quella che sta per svolgersi a Copenaghen migliaia di delegati volano da ogni paese del mondo verso la sede della riunione, con emissioni di gas serra non trascurabili, dato che un aereo di linea ogni 10 km di volo emette circa un chilo di CO2 per ogni passeggero. Se ipotizziamo che ogni delegato voli per 10mila km arriviamo subito a una tonnellata pro capite (ed è una stima prudenziale). Il governo danese è corso ai ripari e ha deciso di neutralizzare queste emissioni con un investimento di 700mila euro in uno dei paesi più poveri del mondo, il Bangladesh, dove una ventina di inquinanti fabbriche di mattoni della capitale Dacca verranno sostituite con nuovi stabilimenti molto più efficienti e puliti. Il risultato finale, oltre al risparmio di ben 100mila tonnellate di emissioni serra l’anno, sarà anche un netto miglioramento della qualità dell’aria in quell’inquinatissima città. Mica male no? C’è del genio in Danimarca…





REDD, un acronimo per salvare le foreste

5 11 2009

REDD like a forest

Significa Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale ed è diventato uno dei punti chiave per la riuscita della conferenza di Copenaghen. Se ne parla su Nature, la più importante rivista scientifica del mondo, che gli dedica un editoriale. In italiano su questo argomento c’è anche un bel po’ di materiale sul sito Salvaleforeste. In poche parole comunque si tratta della strategia elaborata per ridurre e possibilmente azzerare la distruzione delle foreste tropicali, che procede talmente in fretta da provocare un quarto delle emissioni di anidride carbonica e un quinto di quelle totali di gas serra. Alle foreste salvate  o recuperate verrebbe assegnato un valore monetario che potrebbe essere ottenuto sul mercato globale delle emissioni. In sostanza soldi dai paesi danarosi ed emettitori, verso i paesi ricchi di foreste, per compensarli della mancata deforestazione. Semplice in teoria ma molto complesso nell’attuazione pratica. Un solo problema su tutti: chi controlla che la deforestazione stia davvero rallentando? La soluzione potrebbe essere tecnologica, con l’uso dei satelliti artificiali per controlli dallo spazio.





Il mito della sovrappopolazione

28 10 2009

Siamo in troppi?

Molto spesso si leggono o si sentono commenti sconfortanti di persone anche colte che accusano la sovrappopolazione di tutti i mali ambientali del pianeta, ivi incluso ovviamente il surriscaldamento climatico cui stiamo assistendo. Sappiamo dalle statistiche demografiche che la popolazione mondiale aumenta ogni anno di 50-60 milioni di persone, e che nel giro di qualche anno arriveremo a sette miliardi. Ciononostante appare sempre più chiaro che i moltissimi nuovi poveri fanno assai meno danni dei pochi ricchissimi, ad esempio un recente articolo scientifico dimostra che l’Africa nera o sub sahariana, che negli ultimi venticinque anni ha generato più di un sesto dell’aumento della popolazione mondiale,  ha provocato un aumento delle emissioni serra globali di appena il 2,4%. Al contrario il 4% in più di nordamericani nati nello stesso periodo ha indotto un aumento del 14% delle emissioni, un palese caso di ingiustizia e disparità climatica. In effetti le emissioni di gas serra africane pro capite sono dell’ordine di 0,1 -0,5 tonnellate l’anno, da confrontarsi per esempio con quelle italiane, che si aggirano intorno alle 8 (anche se in Emilia-Romagna siamo oltre le 12, a causa sia del generale benessere che di un’elevata concentrazione di impianti termoelettrici). Mentre l’umanità nel suo insieme deve tagliare le emissioni serra (in realtà soprattutto i paesi ricchi), gli africani hanno bisogno di aumentarle, per uscire dalle condizioni miserabili in cui versa la stragrande maggioranza di essi. Questo è in sintesi il concetto di contrazione e convergenza ideato dal musicista inglese Aubrey Meyer e di cui si dà qualche dettaglio nel mio testo GoingGreen. Un concetto che andrebbe applicato anche all’interno dei singoli paesi, visto che in Europa c’è chi spregevolmente compra panfili che bruciano fino a 3000 litri di carburante l’ora mentre ci sono milioni di poveri che fanno la fila per un pasto alle mense caritatevoli. Il sistema per arrivarci c’è e si chiama tassa sul carbonio, ne parleremo prossimamente.





Troppi camion, troppe emissioni

16 10 2009
Generatore di gas serra

Generatore di gas serra

Le merci in Italia viaggiano sui camion, siamo ad appena il 10% (scarso) di spedizioni sui treni. Il resto, salvo qualche nave ed aereo, sta sui TIR, in autostrada e sulle altre strade. Lo dice uno studio Eurostat reso noto da Federmobilità e ripreso dalla Repubblica. A parte le questioni relative all’inquinamento atmosferico e ad altri costi esterni generati da questa modalità di gestire le merci nel nostro paese, qui preme evidenziare che trasportare col camion una tonnellata di merce per un chilometro emette in atmosfera due o tre volte più gas serra di quanto accada se la stessa ton.km è percorsa in treno. Potete calcolare voi stessi la differenza su percorsi a vostra scelta utilizzando uno strumento accessibile sul web e denominato EcoTransit, curato da un consorzio di enti ferroviari tra cui le FS.





Incredibile, le emissioni Usa sono in calo

14 10 2009
Se lo dice lui...

Se lo dice lui...

Meno nove per cento negli ultimi due anni: lo dice Lester Brown (foto) nel suo sito Earth Policy Institute. L’analista attribuisce questo calo, il primo da decenni, quindi un evento di importanza storica, non solo alla recessione ma anche a miglioramenti nel sistema energetico americano e nell’efficienza. Fosse vero… Nel frattempo repubblicani e democratici trasversalmente sensibili alla questione climatica stanno cercando di far passare al senato la nuova legge climatica e hanno scritto insieme un editoriale ospitato sul New York Times.





Clima: +2 gradi ok, +4 gradi KO!

7 10 2009

Non è un pianeta per vecchi...

Non sarà un pianeta per tutti...

Siamo al centesimo articolo di Pianetaserra e  io non riesco ancora ad esprimere compiutamente la mia preoccupazione per l’inerzia generalizzata sulla questione climatica. So che tutti hanno altro da pensare, il governo pensa al lodo, i cittadini a mettere insieme il pranzo con la cena, i ricercatori ad ammucchiare pubblicazioni. Intanto però il torrente di CO2 che buttiamo in atmosfera in ogni momento continua a scorrere e il clima continua a cambiare sotto i nostri occhi, in uno stillicidio disastroso di incendi, alluvioni, siccità e uragani. La scorsa settimana a Oxford, ne riferisce il puntuale New Scientist, nella conferenza scientifica “4 degrees & beyond” è stata presentata l’immagine inquietante di come sarà la Terra a metà di questo secolo se non vengono attuate le misure drastiche di riduzione delle emissioni che invochiamo da anni. Sarà un pianeta da +4 gradi, il che significa in alcune zone continentali un aumento della temperature di +12 gradi! Se infatti il vasto oceano, che occupa il 70% del pianeta, si scalderà solo di un paio di gradi allora saranno le terre emerse con il loro 30% di superficie a dover far media: se fate due conti viene fuori un +8 gradi medio, con le punte di cui sopra in prossimità dell’Artico. Le conseguenze sarebbero micidiali, non voglio fare l’elenco ma cito solo questo: la pianura padana e il nord Italia in generale potrebbero subire un aumento medio di 8-10 gradi. Se usate Google Earth e vi scaricate l’apposito file potrete visualizzare in 3d il nuovo mondo che ci attende.





Flopenaghen: se fallisce la conferenza

21 09 2009
Con troppi comandanti la nave affonda...

Con troppi comandanti la nave affonda...

Sono in parecchi a pensarlo e qualcuno lo dice anche: la conferenza di Copenaghen non porterà ai risultati sperati (le basi di un nuovo trattato valido dal 2012 in avanti, per sostituire Kyoto che muore in quella data). C’è troppa distanza tra i contendenti, e troppo pochi giorni di trattativa disponibili (meno di 15, in particolare una decina a Bangkok questo mese e qualche altro in Spagna a novembre). Un pezzo di David Victor recentemente apparso sulla rivista Nature (che sulla rotta verso Copenaghen ha un bel sito speciale) suggerisce addirittura di puntare decisamente a un altro approccio (un piano B) perché mettere d’accordo quasi 200 paesi su un tema così intricato come la riduzione del rischio climatico è umanamente impossibile, mentre potrebbe essere molto più facile una partita giocata nei prossimi due anni dalle 12-15 nazioni che fanno il 90% delle emissioni di gas serra. Il Forum sull’energia e il clima messo in piedi da Obama la scorsa primavera potrebbe servire alla bisogna, almeno a giudicare dalla dichiarazione dell’Aquila. Comunque l’Onu, e Ban Ki-Moon in particolare, sono decisi a evitare il fallimento e durante il summit che si svolge questa settimana a New York vogliono scuotere e spronare i leader del mondo mettendoli direttamente in contatto con i Paesi che più soffrono per le conseguenze del surriscaldamento globale. Servirà?





10:10 Stop global warming now

15 09 2009
Non è una divisione, non è unorario, è un impegno.

Non è una divisione, non è un'orario, è un impegno.

E’ semplice, gli inglesi (non tutti ma molti), sono letteralmente terrorizzati da quel che sta accadendo al clima e soprattutto da quello che potrebbe accadere nel giro di pochi anni o decenni se nessuno ferma le emissioni della CO2 nella loro marcia trionfale verso le 400 ppm e poi chissà. E così nascono campagne come quella denominata 10:10 (ten ten) di cui si parla diffusamente sul sito della campagna e anche nell’apposita sezione del Guardian. Chi aderisce alla campagna si impegna semplicemente (ma concretamente) ad abbattere del dieci per cento le proprie emissioni personali o familiari entro l’anno prossimo, il 2010. Apriamo la succursale italiana?





Se i consumi elettrici crescono troppo

1 09 2009
La parte del leone...

La parte del leone...

Le rinnovabili sono in crescita, lo dimostrano i dati forniti dal GSE nello scorso agosto, relativi al 2008. Impressionante il balzo del solare che quasi quadruplica rispetto alle cifre miserelle dell’anno prima, notevole anche il +30% dell’eolico. Però. Però bisogna dire che prima di tutto in Italia rinnovabili continua a significare di gran lunga idroelettrico (due terzi del totale) e soprattutto che, nonostante i recenti progressi, la domanda elettrica aumenta così tanto da impedire alle rinnovabili nazionali di “schiodarsi” dal loro contributo, che resta al di sotto del 20%, precisamente fermo al 17% circa. La domanda elettrica complessiva attuale resta intorno ai 339 gigawattora, (di cui 20 sono perdite di rete) mentre nel recente passato (1997) i consumi elettrici stavano sui 250 GWh, un aumento di quasi 8 punti percentuali l’anno. Considerando l’importazione (idroelettrico dall’Austria, principalmente) le fonti rinnovabili soddisfano appena un quarto dei consumi interni, il resto è prodotta da fonti fossili, con crescenti emissioni di gas serra, dell’ordine di 120-130 milioni di tonnellate di anidride carbonica, circa un quarto del totale nazionale. L’aumento dei consumi sembra imputabile soprattutto alla diffusione inarrestabile dei condizionatori ed all’aumento delle apparecchiature elettriche sempre accese sia nelle case che nei luoghi di lavoro e di commercio (impressionante nei dati Terna l’aumento dei consumi elettrici nel settore terziario, tra il 1997 e il 2008 si assiste quasi al raddoppio). Sarà mica ora di metterci un tetto?





Ce l’abbiamo messa, e ora ce la togliamo…

25 08 2009
Ne basta qualche migliaio e siamo a posto

Ne basta qualche migliaio e siamo a posto

Abbiamo sentito parlare da molte parti della cattura e stoccaggio di anidride carbonica come una soluzione “quasi pronta” per eliminare le emissioni delle grandi centrali a carbone o di altri impianti molto inquinanti. Anche nell’ipotesi che il ccs funzioni davvero, resta il problema di cosa fare delle emissioni diffuse (trasporti, case ecc.) e delle emissioni passate, che hanno portato la CO2 atmosferica alla poco raccomandabile concentrazione attuale di 387 ppm (in aumento). Il ricercatore canadese David W. Keith una soluzione per questo problema ce l’ha: si chiama soda caustica, o per i chimici idrossido di sodio. Con questa sostanza e con uno speciale pentolone di cui ha messo a punto già alcune versioni il fisico Keith ritiene di poter fare molto. Ne parla diffusamente sulla sua pagina nel sito dell’università di Calgary dove lavora, dalla quale si possono scaricare i suoi numerosi articoli sull’argomento (e su molti altri, tutti interessantissimi per la verità). Nello scorso gennaio New Scientist aveva pubblicato un’interessante rassegna sulla rimozione diretta della CO2 dall’aria. Se volete una copia del pezzo (ad uso personale) scrivetemi.