Messina non c’entra col clima, o no?

5 10 2009
Abituarsi a questo clima?

Abituarsi a questo clima?

Su Messina e i suoi poveri morti si è già scatenata la polemica. Senza entrare nel merito dell’abusivismo, delle mancate demolizioni, del dirottamento dei  fondi per il dissesto ad altri usi meno urgenti, mi interessa comprendere se quel che è capitato venerdì scorso è un segnale di cambiamento climatico oppure no. Secondo il sito del meteorologo militare Guido Guidi la faccenda è tutta meteorologica, secondo le dichiarazioni di Giampiero Maracchi che ho avuto modo di sentire anche in tv la questione ha invece forti connessioni col riscaldamento abnorme del Mediterraneo. I colleghi del Sias Sicilia sentiti a voce propendono per l’anomalia climatica e parlano di troppi recenti eventi piovosi molto forti e molto ravvicinati fra loro, dopo i quali i 240 mm registrati localmente in un’ora (!) non potevano che fare i danni che hanno fatto. Come al solito in Italia manca una voce chiara ed autorevole che commenti ufficialmente la situazione meteoclimatica, o forse manca una voce chiara ed autorevole tous court… A margine di questo articolo sono di nuovo costretto a segnalare l’assenza dai media ufficiali dell’enorme alluvione in India con milioni di sfollati di cui ci riferisce di nuovo la solita Asia News.





Bing!

5 08 2009
Poliuretano sotto il duomo di Milano

Poliuretano a Milano

Cercavo notizie sul nuovo motore di ricerca Microsoft, che come già saprete si chiama Bing, quando sono incappato in un altro Bing, il nome della federazione europea dei fabbricanti di isolanti edilizi in poliuretano espanso rigido. Nella home page di questa associazione di associazioni, che ha sede a Bruxelles, ho trovato un pdf contenente un’interessante e molto documentata analisi del perché e percome bisogna isolare gli edifici con particolare attenzione alla questione delle emissioni di CO2 dal patrimonio edilizio. Lo studio, intitolato Insulation for sustainability ed eseguito da un’azienda di consulenza energetica inglese, mostra tra l’altro che  gli edifici, inclusi quelli dove si lavora, cioè uffici e capannoni industriali, consumano circa la metà di tutta l’energia usata in Europa. Il documento mostra come si possa giungere sia nel nuovo che nel ristrutturato a consumi estremamente ridotti (Low Heat standard) o addirittura nulli (No Heat standard), come nelle famose Passiv Haus teutoniche, che ora sono in corso di migrazione verso i climi più caldi del sud Europa, dove i consumi energetici e le emissioni non sono tanto legati al riscaldamento quando al raffreddamento estivo.





C’è anche l’ecodesign…

5 05 2009
Il vero ecodesign non è fatto col pattume...

Finestre a prova di spifferi...

Già la sopportavo poco questa parola, design, che poi vuol dire progetto, e allora diciamo progetto, e progettista invece di designer. Adesso invece siamo arrivati all’ecodesign, lampadari fatti di pattume trovato sulla spiaggia, mobiletti di legname avanzato e altre stranezze costose per arredamenti di lusso, evidentemente prodotti per chi ha una certa tendenza al greenwashing. La parola è però comparsa anche in una notizia del Parlamento europeo, con un’accezione che trovo senz’altro più interessante, quella della progettazione ecocompatibile di oggetti importanti per il risparmio energetico e idrico nelle case, per esempio le finestre e i rubinetti, in aggiunta ai prodotti elettrici ed elettronici già regolati dal 2005.





Casa Clima all’università di Bolzano

22 04 2009

Imparare a progettare una casa a basso impatto climatico non è più così difficile, basta andare all’università di Bolzano e iscriversi al master di secondo livello CasaClima, con lezioni in italiano e inglese. Speriamo che il vizio si diffonda anche più a sud…





Firmate per il 55%

9 12 2008
Aridacce lincentivo...

Aridacce l'incentivo...

Il governo Berlusconi con il Decreto Legge n° 185, art. 29, ha di fatto cancellato il contributo del 55% alle spese di ristrutturazione energetica degli edifici. Vi invito a sottoscrivere la petizione online che chiede il ripristino di questa importantissima agevolazione fiscale. Il patrimonio edilizio italiano è inutilmente energivoro e contribuisce in modo molto pesante alle nostre emissioni di gas serra. Anche l’Onu con il quarto rapporto Ipcc sostiene la necessità di agire sull’edilizia esistente per ridurre le emissioni di CO2. Questa cancellazione governativa è irresponsabile e non favorisce affatto la ripresa economica strozzando sul nascere un settore, quello delle ristrutturazioni energetiche, che mostrava i primi segni di un vigoroso sviluppo.





Dipingi la casa di verde

13 10 2008
Il logo di GBC Italia

Il logo di GBC Italia

Le case inglesi, secondo quanto segnalato dal Green Building Council (GBC) nel suo ultimo rapporto al governo di sua maestà, producono da sole più di un quarto (27%) di tutte le emissioni climalteranti del Regno Unito (639 Mton CO2eq). Siccome gli inglesi potrebbero presto approvare una legge che imporrà il taglio dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050 e siccome, sempre secondo il rapporto, ben l’80% delle case che saranno abitate nel 2050 è già stato costruito, ne deriva l’urgente necessità di intraprendere una strategia di riduzione delle emissioni degli edifici già esistenti (25 milioni…). Molti interventi (isolamento delle soffitte, nuove finestre, illuminazione più efficiente) sarebbero già ora praticabili con ottime prospettive di efficienza finanziaria oltre che energetica. Il GBC consiglia a questo proposito al governo di intervenire per “sbloccare” il mercato con varie misure, in particolare agevolando il finanziamento delle ristrutturazioni ai privati da parte delle banche e dei comuni. Da quest’anno esiste anche un GBC italiano, che segnala l’esistenza di un nuovo Corso di Alta Formazione su “Fisica ed energetica degli edifici” a Padova.





una casa di classe A?

18 08 2008

Tutti sanno che esistono i frigoriferi di classe A e anche A+ e A++, uno standard europeo che garantisce al compratore, qualunque sia la marca o il negozio, che il frigo in acquisto consuma meno degli altri (per sapere quanto e altri dettagli scaricare l’utile libriccino dell’Enea sull’Etichetta Energetica).

Siccome le case dove viviamo consumano una grande quantità di energia per il riscaldamento (e da qualche anno anche per il condizionamento) qualcuno ha pensato di congegnare anche per le case un’etichetta energetica, ricavata da un’opportuna procedura di certificazione energetica, in modo che l’acquirente quando compra casa sappia a quali livelli di consumo energetico e relative spese stia andando incontro. Un sistema applicato per esempio in provincia di Bolzano (si chiama KlimaHaus o CasaClima) o a Reggio Emilia. Fin qui tutto bene. L’ultimo numero di QualEnergia però ci informa, con un dettagliato pezzo di Patricia Ferro, che in Italia è in corso un fenomeno inquietante: l’applicazione della direttiva europea che regola questo settore sta avvenendo ad opera di singole regioni, stufe di aspettare un provvedimento nazionale di attuazione della direttiva che tarda ad arrivare. Regole diverse applicate da enti diversi producono risultati diversi, il primo tra i quali è che l’acquirente di una casa di Classe A non sa più cosa compra o per dirla con l’autrice “in tutta questa confusione chi esce perdente è il cittadino che a parità di caratteristiche energetiche trova classificazioni diverse nelle varie regioni.” Il solito paese di Pulcinella…