Lotta dura, contro la Vestas…

30 07 2009
Sai cos’è lisola di Wight...

Sai cos’è l'isola di Wight...

Grazie a una sentenza del giudice locale che impedisce per ora all’azienda di riprendere possesso dei locali occupati, prosegue l’incredibile vicenda che vede mobilitati i lavoratori Vestas dell’isola di Wight, nel canale della Manica, spalleggiati da sindacati e ambientalisti per una volta uniti contro la chiusura del locale stabilimento di produzione di turbine eoliche. Ne riferisce ampiamente il Guardian, ripreso stamane dal Manifesto (che però sbaglia più volte il nome della famosa ditta danese, chiamandola Vestal…).

I posti in ballo sono ben 625 e l’azienda, che fa profitti enormi e non rischia certo il fallimento, vuole spostare le produzioni dove c’è maggiore domanda di turbine, dato che l’eolico nonostante le molte chiacchiere e documenti governativi in realtà nel Regno Unito non decolla affatto, cosa che invece sta succedendo negli Stati Uniti e in Cina.

Il mancato decollo dell’eolico in Gran Bretagna dipende dalla forte opposizione che si scatena a livello locale ogni volta che si tenta l’installazione di un impianto. Opposizione che trova facile sponda nei consigli comunali che devono autorizzare gli impianti.





Non solo nucleari?

29 07 2009

Preoccupante...

Preoccupante...

Non capisco perché ci vogliono convincere (da più parti) che l’art. 4 del decreto anticrisi sia relativo alle centrali nucleari, con commissariamento dell’iter autorizzativo. Il testo è chiaro e parla di “interventi relativi alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia, nonché, d’intesa con le regioni e le province autonome interessate, gli interventi relativi alla produzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari.” (comma 1)

Qualcuno mi spieghi perché non ci possa finire dentro anche un megainceneritore (a prevalente capitale privato: e’ un problema? non per Veolia), una megadiscarica con captazione di biogas, una megacentrale convenzionale (nuova o ripotenziata), un mega sito di stoccaggio, un megaelettrodotto, un mega rigassificatore, una megaraffineria, eccetera eccetera. Dove sta scritto “centrali nucleari e solo quelle” ?

Io ho una teoria: che con la retorica della “semplificazione” per la realizzazione del nucleare (dove sono i capitali prevalentemente privati che premono per fare centrali nucleari in Italia ?), stanno smantellando l’intero diritto ambientale in tema (per ora) energetico.

Tanto per essere concreti, notate il comma “uvetta” 4-quater di questo art. 4 di questo decreto “panettone”, che sotto il titolo “interventi urgenti per le reti dell’energia” fa un regalo di 1,3 Mld di euro alla società “Ponte sullo Stretto”. Che c’azzecca con le reti dell’energia?

La legislazione mille-proroghe e’ ormai divenuta la prassi, e si infilano sub-commi ovunque per realizzare opere ad-hoc (si veda il comma del decreto anti-crisi di aprile u.s., che ha permesso l’autorizzazione del carbone a Porto Tolle, a spregio della legge regionale del Veneto sul Parco del Delta del Po).

Per leggere bene l’art. 4 guardare qui.

(a cura di Marco Cervino, Cnr)





La conferenza di Ginevra

29 07 2009
Non stringere troppo!

Non stringere troppo!

La terza conferenza mondiale sul clima (WCC-3, organizzata dall’Omm) che si terrà dal 31 agosto al 4 settembre a Ginevra, in Svizzera, non sarà la solita conferenza scientifica, almeno questo è quel che si legge nel sito che la pubblicizza. Sarà invece la sede “per stabilire un quadro internazionale che guidi lo sviluppo di “servizi climatici” per il collegamento tra le previsioni e informazioni climatiche e la gestione  del rischio climatico e dell’adattamento alle modificazioni climatiche nel mondo”. In parole povere dovrebbe servire per passare dalle parole (degli scienziati) ai fatti (dei politici). Speriamo sia così. Intanto consiglio uno sguardo al programma scientifico.





Gli effetti diretti della CO2

27 07 2009
Foglie velenose?

Foglie velenose?

Sapevamo già che i popoli più poveri sono soggetti ai più forti impatti del cambiamento climatico attuale e prossimo venturo. Ora però salta fuori che la crescita della CO2 può avere impatti negativi diretti senza intermediazioni: di recente New Scientist ha dato rilievo a uno studio sulla cassava o manioca, una coltura molto importante per le popolazioni povere dell’Africa, che ne fanno largo uso alimentare, soprattutto trasformando in farina le radici. Anche le foglie di questa pianta hanno un utilizzo alimentare, ma contengono tracce di acido cianidrico, sostanza tutt’altro che benefica per il corpo umano e che tende ad aumentare la propria concentrazione nelle foglie in presenza di concentrazioni maggiori di CO2 in aria. Già oggi a causa dell’imperfetta manipolazione della cassava molti bambini soffrono di konzo, una forma irreversibile di paralisi delle gambe dovuta all’acido cianidrico. Se le concentrazioni di co2 dovessero raggiungere le 500 ppm entro il 2050 questo significherebbe anche il raddoppio della pericolosità della cassava come alimento, dice lo studio citato da New Scientist. Un motivo in più per spingere i governi del mondo all’accordo di Copenaghen, come sta continuando a fare Ban Ki-moon il segretario dell’Onu, che di recente ha lanciato un altro appello in questo senso.





Silvio, vai in Danimarca!

8 07 2009
Fatti un viaggio a spese nostre...

Fatti un viaggio a spese nostre...

Segnalo l’importante campagna lanciata da Greenpeace per convincere Silvio Berlusconi a impegnarsi nel processo negoziale e nella conferenza di Copenaghen, che in dicembre dovrebbe gettare le basi per il nuovo trattato sul clima che dal 2012 sostituirà quello di Kyoto. Per partecipare ci vuole uno sforzo minimo, basta sottoscrivere un’educata e dettagliata lettera predisposta dall’organizzazione ambientalista. Se firmate fatemelo sapere con un commento a questo articolo.





Obama, dacci un taglio!

6 07 2009
La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

La strada è stretta ma bisogna andare avanti...

Se anche il Senato americano approverà la nuova linea di Obama sulle emissioni (il che non è mica detto…), gli Stati Uniti dovrebbero adottare un obiettivo di taglio del 17% delle emissioni di CO2 entro il 2020, da calcolarsi partendo non dal 1990 ma dal 2005. In quell’anno le emissioni Usa si aggiravano intorno ai 6 miliardi di tonnellate, il 17% in meno significa quindi un taglio di 1 miliardo di tonnellate, da realizzarsi attraverso il ricorso a diminuzioni dei consumi e adozione di fonti rinnovabili (soprattutto vento). Si tratta di un’inversione di rotta totale rispetto all’era Bush, nella quale neppure si riconosceva l’esistenza del problema climatico e ogni possibile discorso di tagli alle emissioni veniva visto come un attentato alla cosiddetta “american way of life” che chissà perché deve per forza significare spreco sistematico di energia e materiali. Non siamo del tutto ingenui e sappiamo bene che ogni taglio ai consumi energetici implica un altrettanto evidente taglio negli immensi profitti delle compagnie petrolifere (non dimentichiamo che, crisi o non crisi, Exxon è sempre l’azienda più redditizia del pianeta). In ogni caso, per quanto grande possa apparire questa svolta, siamo di fronte a un passo decisamente insufficiente: se in Europa riusciamo a “sopravvivere” piuttosto bene con dieci tonnellate di emissioni l’anno a persona non si capisce perché non possano fare lo stesso anche gli americani, e in questo caso il taglio potrebbe essere del 50%, dato che il loro standard (fino al 2008) era di venti tonnellate a testa, cioè il doppio di noi. Naturalmente un taglio di questo genere implicherebbe una serie di scelte ben più impegnative che la semplice sostituzione dei SUV con auto normali di stile Fiat o il passaggio dal carbone al gas naturale nelle centrali elettriche. Per esempio pensiamo ai trasporti pubblici tra le città, che negli Usa sostanzialmente significano aerei, pullman e treni a nafta, mentre in Europa significano soprattutto treni elettrici. Per poter tagliare significativamente i voli aerei e i pullman gli Usa dovrebbero investire in una rete ferroviaria intercity ad alta velocità e in tranvie leggere ad uso dei pendolari e delle connessioni più  brevi. Comunque a giudicare da questa notizia dalla casa Bianca anche su questi argomenti Barack è ferrato…